mercoledì 16 settembre 2026
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Trieste, Zaulovic sostiene Cecco sul caso della dottoranda pakistana: «Libertà delle donne non si negozia»

redazione·
Trieste, Zaulovic sostiene Cecco sul caso della dottoranda pakistana: «Libertà delle donne non si negozia»

«Non mi interessa il titolo di studio di questa ragazza. Mi interessa ciò che sta accadendo». Monica Zaulovic, referente per le Pari Opportunità e l'Inclusione della lista civica Idea Giuliana, interviene sulla vicenda della giovane ricercatrice pakistana, dottoranda a Trieste, che secondo quanto riportato dalla stampa locale avrebbe dichiarato: «O mi sposo o mi uccidono».

Zaulovic sostiene la posizione già espressa da Giorgio Cecco, co-referente della lista civica, ma concentra il proprio intervento soprattutto su un principio: davanti a una situazione di minaccia, imposizione o violenza, la condizione professionale, sociale e culturale di una donna non dovrebbe determinare il livello di attenzione e solidarietà che le viene riconosciuto.

«Una frase inquietante e terribile»

Zaulovic parte proprio dalle parole attribuite alla giovane.

«Una frase come “o mi sposo o mi uccidono” è inquietante e terribile, soprattutto negli anni che stiamo vivendo e alla luce del percorso culturale e sociale che abbiamo intrapreso».

Una riflessione che la referente di Idea Giuliana allarga alla condizione femminile nel suo complesso.

Per Zaulovic, infatti, la libertà delle donne non può essere subordinata alla loro provenienza, alla professione esercitata o al livello di istruzione raggiunto.

«Abbiamo fatto venti passi avanti, ma su certi temi siamo ancora fermi»

Nel suo intervento Zaulovic mette in discussione anche l'idea che i progressi compiuti sul piano culturale e sociale siano sufficienti a considerare superati determinati problemi.

«Apparentemente abbiamo fatto venti passi avanti», osserva, «ma le denunce, i fatti e le statistiche ci dimostrano che, su determinati temi, siamo ancora fermi».

La referente per le Pari Opportunità e l'Inclusione richiama quindi un dato già da lei precedentemente sottolineato: «L'Italia, come ho già sottolineato, si colloca all'87° posto nell'indice globale sulle pari opportunità. Questo significa che il lavoro da fare è ancora enorme».

Solidarietà alla giovane ricercatrice

Zaulovic esprime quindi piena solidarietà alla dottoranda e amplia il messaggio a tutte le donne che si trovano ad affrontare minacce, imposizioni o violenza.

Ed è proprio su questo passaggio che introduce uno degli aspetti centrali della sua presa di posizione: la perplessità rispetto all'enfasi posta, nel racconto di casi simili, sulla professione o sul livello di istruzione della persona coinvolta.

«Sono un po' perplessa quando, in questi casi, si pone l'accento sulla posizione lavorativa o sul titolo di studio della persona», afferma.

«Potrebbe accadere a qualsiasi donna»

Zaulovic spiega quindi la ragione della propria osservazione.

«Questo potrebbe accadere a qualsiasi donna, di qualsiasi etnia, condizione sociale o livello culturale. E ogni donna avrebbe diritto alla stessa solidarietà, allo stesso sostegno e alla piena tutela prevista dalla legge italiana».

Il punto, secondo la referente di Idea Giuliana, è dunque evitare qualsiasi distinzione nel riconoscimento dei diritti fondamentali.

Che si tratti di una ricercatrice, di una lavoratrice o di una donna in qualsiasi altra condizione personale e sociale, il principio dovrebbe rimanere identico.

«La libertà e la dignità sono diritti»

La conclusione di Zaulovic concentra in poche parole il messaggio politico e sociale dell'intervento.

La libertà e la dignità di una donna, sostiene, non dipendono da chi sia, dalla cultura dalla quale proviene o dal titolo di studio che possiede.

«Sono diritti. E come tali devono essere garantiti a tutte».

Una posizione con cui Monica Zaulovic affianca quella espressa da Giorgio Cecco sulla vicenda della giovane dottoranda, scegliendo però di allargare il ragionamento oltre il singolo caso: la tutela di una donna davanti a minacce, violenze o imposizioni, secondo la referente di Idea Giuliana, deve essere la stessa per tutte, senza distinzioni sociali, professionali, culturali o di provenienza.

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