Cellulare alla guida e dito medio al centauro: «Basta un attimo per trasformare notifica in tragedia»

Un automobilista dalla guida incerta, il cellulare utilizzato mentre si trova al volante, il richiamo di un motociclista e una reazione che, secondo il racconto di quest'ultimo, sarebbe rapidamente degenerata tra un insulto e un dito medio. Un piccolo episodio di tensione sulla strada che diventa però l'occasione per lanciare un messaggio molto più serio: quando si guida, l'attenzione deve rimanere sulla strada.
È quanto racconta un motociclista triestino, che ha affidato ai social la cronaca, volutamente ironica e colorita, di quanto gli sarebbe accaduto durante uno spostamento in città.
«Frenava, ripartiva, rallentava»
Tutto sarebbe cominciato quando il motociclista si è trovato alle spalle di un'automobile che procedeva in maniera incerta.
«Frena, riparti, rallenta», racconta descrivendo quella che scherzosamente definisce «una modalità di guida tutta sua».
A quel punto avrebbe tentato il sorpasso e si sarebbe accorto, secondo quanto da lui riferito, che l'automobilista stava guardando il cellulare mentre guidava.
Il motociclista avrebbe quindi fatto notare al conducente che utilizzare il telefono durante la guida è vietato.
La risposta, stando al suo racconto, non sarebbe stata esattamente diplomatica: un insulto rivolto al motociclista.
Il secondo incontro 500 metri più avanti
La storia, però, non sarebbe terminata lì.
Circa 500 metri più avanti i due si sarebbero ritrovati nuovamente vicini. Il motociclista racconta di aver rivolto all'automobilista un sarcastico gesto di «complimenti».
Dall'altra parte sarebbe arrivato questa volta un dito medio.
Una scena che l'autore del racconto descrive con ironia, immaginando l'automobilista nei panni del protagonista di una personale versione di «Fast & Furious».
Poi un dettaglio cambia nuovamente la situazione: il semaforo diventa rosso.
«Ho contato fino a dieci»
Il motociclista racconta di aver inizialmente cercato di contenere la rabbia.
«E la conto fino a dieci. Uno. Due. Tre…».
Arrivato al dieci, però, la pazienza sarebbe terminata. Avvicinatosi all'automobilista fermo, avrebbe risposto duramente al gesto ricevuto, utilizzando a sua volta espressioni molto colorite.
Poi, però, avrebbe concluso il faccia a faccia con una parola molto più semplice: «Vergognite».
Nel racconto c'è anche una considerazione generazionale. Il motociclista spiega di avere 50 anni e stima che l'altro conducente ne avesse circa trenta, commentando amaramente quello che considera un problema di educazione.
Scattato il verde, è quindi ripartito.
Dalla lite all'appello: «Il cellulare mettilo via»
È proprio dopo il racconto della discussione che il tono cambia completamente.
Perché, al di là degli insulti e dei gesti, il motociclista vuole richiamare l'attenzione sul rischio rappresentato dalla distrazione alla guida.
«Quando sei alla guida e guardi il cellulare, non stai semplicemente mandando un messaggio», è in sostanza il messaggio che affida al suo racconto.
Stai togliendo attenzione alla strada.
E per chi viaggia sulle due ruote, per un ciclista o per un pedone, sottolinea, può essere sufficiente un momento di distrazione perché le conseguenze diventino molto più serie di una discussione al semaforo.
«Basta un attimo per trasformare una notifica in una tragedia»
È questo il cuore della testimonianza.
Una frenata tardiva, una manovra sbagliata o qualche secondo trascorso con gli occhi sullo schermo anziché sulla carreggiata possono avere conseguenze gravissime.
«Quel che per te era “solo un messaggio veloce” può significare mesi di ospedale, disabilità o, nel peggiore dei casi, una vita spezzata», scrive il motociclista.
La conclusione è quindi tanto semplice quanto netta: «Il cellulare, quando guidi, mettilo via».
Perché dall'altra parte della strada può esserci qualcuno che vuole semplicemente tornare a casa.
«E possibilmente tutto intero».
«Sulla strada non vince chi ha l'ultimo dito medio»
Il racconto si chiude con un'ultima battuta, ma anche con una considerazione che riporta tutto alla sostanza dell'episodio.
«Sulla strada non vince chi ha l'ultimo dito medio. Vince chi arriva a destinazione».
Una discussione nata da un presunto utilizzo del cellulare alla guida e degenerata in insulti e gestacci diventa così, nel racconto del motociclista, un appello rivolto a tutti gli automobilisti: lo smartphone può aspettare, la sicurezza di chi si trova sulla strada no.
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