domenica 30 agosto 2026
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Politica

Trieste, Paglia (PD): «Le telecamere non bastano, servono più persone nelle strade»

redazione·
Trieste, Paglia (PD): «Le telecamere non bastano, servono più persone nelle strade»

Le telecamere possono aiutare a ricostruire quanto accaduto, ma da sole non bastano a garantire sicurezza. È il messaggio lanciato da Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale del Partito Democratico di Trieste, che interviene dopo una serie di episodi avvenuti in città e dopo l’annuncio di nuove installazioni di videosorveglianza in viale XX Settembre.

Paglia richiama in particolare due vicende riportate dalla stampa locale: un bar di via Carducci rimasto chiuso dopo il danneggiamento della porta al termine di una violenta lite tra due giovani e un altro locale, in via della Raffineria, chiuso dal questore per trenta giorni dopo liti, schiamazzi e problemi ripetuti per il vicinato.

«Con 230 punti di osservazione non basta aggiungere altre telecamere»

Secondo Paglia, il punto non è mettere in discussione l’utilità della videosorveglianza, ma evitare che venga considerata l’unica risposta possibile.

«Le telecamere sono utili per ricostruire gli episodi e individuare i responsabili», afferma.

Ma aggiunge che, se con oltre 230 punti di visione già disponibili in città i fenomeni di microcriminalità continuano a verificarsi, non si può pensare di rispondere semplicemente installando un nuovo dispositivo ogni volta che accade qualcosa.

«Una telecamera non può fermare un’aggressione»

Il passaggio più netto del suo intervento è proprio questo.

«Una telecamera può riprendere un’aggressione, ma non può intervenire per fermarla».

Da qui la richiesta di spostare il baricentro della strategia sulla presenza fisica sul territorio.

Paglia parla di più pattugliamenti a piedi, soprattutto nelle zone e negli orari considerati più delicati, e di organici adeguati per le forze dell’ordine.

Più illuminazione, cura degli spazi e ascolto dei quartieri

La segretaria provinciale del PD allarga però il discorso anche oltre il tema strettamente repressivo.

Secondo Paglia, una politica seria sulla sicurezza deve comprendere anche migliore illuminazione, manutenzione degli spazi pubblici, ascolto di residenti e commercianti, oltre a interventi specifici sul disagio giovanile, le dipendenze e l’emarginazione.

Una visione quindi più ampia, che mette insieme prevenzione sociale e presenza delle forze dell’ordine.

Il nodo degli agenti impiegati ai confini

Paglia torna poi su un tema già sollevato dal PD: quello delle forze di polizia formalmente destinate al territorio triestino ma impiegate ai confini nell’ambito della sospensione di Schengen.

Secondo la segretaria provinciale, questa situazione crea un paradosso che va superato.

Paglia sottolinea che anche il sindaco Roberto Dipiazza avrebbe riconosciuto la necessità di avere più agenti disponibili in città e invita ora l’amministrazione a trasformare questa posizione in una richiesta forte verso il Governo.

«Dalle parole si passi ai fatti»

Per il PD il tema è dunque anche istituzionale.

La richiesta è che si intervenga concretamente per rafforzare gli organici e riportare più personale nelle strade di Trieste.

Paglia insiste sul fatto che la sicurezza non può essere affidata solo a strumenti tecnologici.

«La sicurezza si costruisce prima che accada qualcosa»

La frase finale riassume bene la posizione della segretaria provinciale.

«La sicurezza non si costruisce soltanto registrando ciò che è già accaduto, ma intervenendo prima che accada».

Telecamere sì, dunque, ma inserite dentro una strategia più ampia fatta di presenza sul territorio, prevenzione, servizi e capacità di intercettare prima le situazioni di disagio.

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