“Sì vela, no velo”, campagna delle eurodeputate Cisint, Sardone e Ceccardi in Barcolana
Un mare di libertà e un messaggio chiaro lanciato da Trieste all’Europa. Nella cornice della Barcolana, la “regata più grande del mondo”, le eurodeputate Anna Maria Cisint, Silvia Sardone e Susanna Ceccardi hanno presentato la campagna “Sì vela, no velo”, a sostegno della dignità e della libertà delle donne contro ogni forma di sottomissione e trattamento degradante.
Durante l’evento, le tre esponenti della Lega hanno annunciato la presentazione al Parlamento europeo di una risoluzione che chiede alla Commissione di proporre un atto legislativo vincolante per vietare su tutto il territorio dell’Unione europea ogni forma di discriminazione o pratica lesiva della libertà femminile, anche se giustificata da motivi culturali o religiosi.
“Trieste è il luogo perfetto per rilanciare questo messaggio — ha dichiarato Anna Maria Cisint —. La vela è simbolo di libertà, mentre il velo imposto rappresenta una forma di sottomissione che troppe donne ancora subiscono. Dobbiamo difendere la dignità femminile da ogni imposizione e dire con forza: sì vela, no velo”.
A sottolineare la posizione del partito, la vicesegretaria della Lega Silvia Sardone, che ha ribadito l’importanza di “difendere i diritti delle donne da ogni forma di oppressione. Il velo integrale non è una scelta di libertà ma uno strumento di subordinazione. Basta con chi relativizza, con chi chiude gli occhi davanti all’integralismo e ai soprusi”.
Infine, Susanna Ceccardi ha chiarito il significato simbolico della campagna: “Con Sì vela, no velo vogliamo affermare che la libertà femminile non è negoziabile. Il velo imposto non è cultura, è costrizione. Trieste, città di mare e di vento, rappresenta perfettamente la forza della libertà che si oppone a ogni forma di imposizione religiosa o ideologica”.
Tra le vele della Barcolana, le tre eurodeputate hanno così trasformato il mare di Trieste in un palcoscenico per i diritti delle donne, rilanciando dall’Italia un messaggio destinato a Bruxelles: “L’Europa deve difendere la libertà femminile senza alibi culturali o religiosi”.
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