Riammissioni migranti al confine italo-sloveno, sconcerto e condanna di ICS
Pubblichiamo da ICS
ICS, nel prendere atto delle dichiarazioni politiche, alcune alquanto scomposte, scaturite dal vertice italo-sloveno in merito alla annunciata volontà di riprendere le cosiddette riammissioni degli stranieri “irregolari” al confine italo-sloveno, ricorda quanto segue:
1) l'accordo italo-sloveno del 1996 non costituisce fonte di diritto ma è una semplice intesa mai ratificata dal Parlamento ai sensi dell'art. 80 della Costituzione e come tale si configura di assai dubbia legittimità;
2) in ogni caso l'accordo quale semplice modalità operativa rimane sottoposto al rispetto delle normative internazionali, del diritto dell'UE e del diritto interno;
3) come evidenziato in modo unanime da giuristi e studiosi e, infine, dal Tribunale di Roma con l'ordinanza del 18 gennaio 2021 (le cui conclusioni in diritto non sono state affatto smentite dal collegio dello stesso tribunale, che ha accolto il reclamo del Ministero limitatamente alla carenza della prova di presenza del ricorrente), le riammissioni informali in Slovenia dei richiedenti asilo sono illegittime perchè contrastano con tutte le normative europee sul diritto d'asilo e, in particolare, con il Regolamento Dublino III. Quest'ultimo infatti obbliga gli organi di polizia italiani a registrare la manifestazione di volontà di chiedere asilo da parte di uno straniero, alla frontiera o nel territorio, senza eccezioni, a collocare il richiedente asilo in accoglienza e ad attivare le procedure previste dal detto Regolamento;
4) Nessuna riammissione può comunque mai essere attuata in modo "informale" poichè ciò equivarrebbe a "illegale" in quanto nessuna misura che incida sulla libertà personale e sull'esercizio di diritti fondamentali della persona può essere assunta dalla pubblica amministrazione in modo "informale", ma sempre e solo all'interno di un'attività provvedimentale notificata all'interessato e connotata dalle garanzie previste dall'ordinamento giuridico.
ICS – congiuntamente alle organizzazioni di tutela dei diritti umani di Slovenia, Croazia e Bosnia e alle organizzazioni internazionali – aumenterà il livello di vigilanza sul rispetto dello stato di diritto che non può essere violato da nessuna volontà politica. Di ogni abuso risponderà nelle opportune sedi, anche giudiziarie, l'intera catena di comando che abbia dato eventuale attuazione a ordini illegittimi inviati in via diretta o indiretta
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