Azione: «Non dobbiamo diventare Venice, dobbiamo puntare molto di più a essere Trieste»
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Trieste deve costruire il proprio futuro turistico partendo dalla propria identità, senza trasformarsi in una sorta di estensione di Venezia e soprattutto senza trascurare le esigenze di chi vive quotidianamente la città. È la riflessione lanciata sui social da Arturo Governa, segretario cittadino di Azione Trieste, che interviene sul turismo, sul fenomeno crocieristico e sui possibili rischi legati a una crescita dei flussi non adeguatamente governata.
Il punto di partenza del suo ragionamento è una formula che, come evidenzia Governa, viene utilizzata dai principali portali di prenotazione crocieristica: “Trieste (Venice). Venice (Trieste)”.
Una scelta commerciale della quale il segretario cittadino di Azione riconosce i possibili vantaggi, ma che diventa lo spunto per interrogarsi sul modello turistico che Trieste intende costruire nei prossimi anni.
«Più che diventare Venice dovremmo puntare a essere Trieste»
Governa chiarisce di non pensare che chi arriva a Trieste possa realmente credere di trovarsi a Venezia, pur osservando ironicamente che «secondo me qualcuno che arriva qui con questa aspettativa lo troviamo».
Il problema sollevato è un altro: quali conseguenze può determinare nel tempo una crescita turistica molto rapida e quanto la città sia realmente in grado di governarla.
«La sensazione che qualche pezzo di Venezia, e decisamente non dei più pregiati, ce lo stiamo inevitabilmente portando a casa un po' ci credo», scrive Governa.
Furti, scippi e una città sempre più affollata
Nella sua analisi, il segretario cittadino di Azione Trieste richiama anche gli episodi di cronaca registrati in città, parlando della «raffica di furti, scippi, tentati o riusciti» riportati dalle cronache cittadine.
Governa precisa però che, dal suo punto di vista, la questione non può essere ridotta esclusivamente alla sicurezza.
«Non è soltanto la sensazione che le nostre vie cittadine siano sempre più affollate, bello bellissimo, ma che tutto questo stia accadendo “nonostante Noi e la nostra città” a me sembra pericolosamente reale».
La riflessione riguarda quindi soprattutto il rapporto tra crescita dei visitatori, capacità di gestione e qualità della vita dei residenti.
Il timore di un fenomeno che Trieste non riesca a governare
Secondo Governa, il successo turistico non dovrebbe essere considerato automaticamente il risultato di una precisa strategia della città.
«Io temo che tutto questo succeda non per particolari meriti di qualcuno, ma per dinamiche sottratte alla nostra reale capacità di attrarre ma soprattutto di gestire tutto questo», sostiene.
Il segretario cittadino di Azione pone quindi al centro del dibattito le aspettative e le esigenze dei residenti, avvertendo che una crescita molto veloce, se non accompagnata da una strategia di lungo periodo, potrebbe anche invertire la propria tendenza.
«Così come questo fenomeno è cresciuto, rapidamente, così è probabile che possa sgonfiarsi con gli effetti economici che lo scoppio di una bolla inevitabilmente si porta dietro», scrive Governa.
L’identità di Trieste come principale risorsa
È proprio da questo scenario che nasce la proposta politica avanzata dal segretario cittadino di Azione: puntare maggiormente sulle caratteristiche che rendono Trieste diversa dalle altre destinazioni.
«Al netto delle profittevoli strategie di marketing messe in atto oggi, più che a diventare (Venice) dovremmo puntare molto più a essere Trieste».
Secondo Governa, la città dovrebbe «dare visibilità alle sue numerose identità», considerate il principale patrimonio promozionale sul quale investire.
Trieste rappresenterebbe infatti, nella sua lettura, un “unicum” rispetto alle destinazioni più conosciute della stessa area geografica. Cercare di assomigliare ad altri modelli rischierebbe quindi di indebolire proprio ciò che ha reso la città attrattiva.
«Rischiamo di snaturare ciò che ci ha resi attrattivi»
«Rischiamo senza volerlo di snaturare ciò che fino ad oggi ci ha resi realmente attrattivi», avverte Governa.
Anche il tema della sicurezza viene inserito in un quadro più ampio. Secondo il segretario cittadino di Azione, «i furti e le rapine di oggi sono soltanto la punta più odiosa di un problema più ampio che rischiamo di non comprendere e di non governare».
Il punto, dunque, non è mettere in discussione il turismo o la presenza dei visitatori, ma interrogarsi sul modello attraverso il quale questa crescita viene accompagnata e gestita.
Dal mare al Carso: «Ripartire da Trieste»
La proposta di Governa è quella di ripartire dalla città e dalla varietà del suo territorio.
«Se ripartissimo da qui, da Trieste, nella sua complessa bellezza che va dal mare fino al Carso, senza bisogno di sentirci (Venice), secondo me potremmo tutelare non solo la nostra città ma il turismo stesso».
Un modello che, nelle intenzioni espresse dal segretario cittadino di Azione Trieste, dovrebbe quindi mettere insieme promozione turistica, identità locale e sostenibilità.
«Il turismo non sia un business da spremere oggi»
Governa chiude la propria riflessione chiedendo una prospettiva di lungo periodo.
Il turismo, sostiene, non dovrebbe essere considerato «come fonte di un business da spremere oggi senza preoccuparci di cosa accadrà domani», ma trasformato in una risorsa stabile attraverso la quale crescere in maniera sostenibile.
Una crescita che, nelle parole del segretario cittadino di Azione, dovrebbe essere «utile per tutti»: residenti e turisti, categorie e imprese.
Il messaggio lanciato da Governa parte quindi da quel “Venice” scritto accanto al nome della città sui portali crocieristici, ma arriva a una questione molto più ampia: preservare l'identità di Trieste mentre il turismo cresce, governandone gli effetti anziché subirli.
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