"Trieste aspetta da anni un servizio di car sharing , ma il Comune dov’è?"
«Accogliamo positivamente questa prima embrionale sperimentazione di car sharing a Trieste che, dopo anni, risponde alle richieste degli studenti universitari, specialmente quelli fuori sede - commenta Riccardo Laterza, capogruppo di Adesso Trieste in Consiglio comunale -. Ovviamente un servizio così vincolato rispetto a inizio e fine del viaggio, limitato a un unico punto, avrà un impatto limitato in termini di utilizzo, ma qualora i numeri fossero positivi (come peraltro già avvenuto all’avvio del servizio di bike sharing nel 2020 poco prima del lockdown) sarebbe l’ulteriore riprova che Trieste sta chiedendo a gran voce significative innovazioni nell’ambito della mobilità che la mettano al pari di altre città italiane ed europee. Constatiamo tuttavia che si tratta di un’iniziativa imprenditoriale di un’azienda e non di una misura strutturale di mobilità promossa dal Comune di Trieste. Nonostante sia prevista l’attivazione di un sistema di car sharing cittadino nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), approvato già nel 2021, e una misura del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) preveda la promozione di una riduzione del numero di veicoli privati circolanti, ad oggi nessuna misura è stata ancora attuata dal Comune al fine di favorire il raggiungimento di questi obiettivi. A luglio 2022 avevamo presentato un emendamento a bilancio proprio per chiedere uno studio di fattibilità sul car sharing, bocciato dalla maggioranza».
Adesso Trieste ha sempre promosso una visione alternativa della mobilità urbana, basata sul modello della città dei 15 minuti e sulla mobilità condivisa. Una città con servizi diffusi sul territorio e fisicamente vicini ai cittadini, una città che metta al centro le persone e miri a migliorarne la qualità della vita. Sul tema, i municipalisti anticipano che interverranno a breve in modo più complessivo.
«Il car sharing offre diversi vantaggi sia ai singoli che alla società: permette di utilizzare un’autovettura anche a chi non può sostenere i suoi costi di possesso, potrebbe incentivare alcune famiglie a risparmiare scegliendo di dismettere volontariamente un’auto utilizzata solo saltuariamente e, consentendo a più persone di utilizzare lo stesso veicolo nel corso della giornata, riduce il tempo in cui un veicolo rimane parcheggiato, contribuendo a ridurre il problema dei parcheggi - prosegue Giulia Massolino, che aveva presentato un ordine del giorno nell’ultima finanziaria regionale, bocciato dalla maggioranza, proprio chiedendo un sistema di car sharing elettrico integrato nel sistema di trasporto pubblico -. Alcuni studi infatti hanno stimato che un’auto in condivisione potrebbe sostituire da 6 a 8 auto private, e secondo i dati delle scatole nere dell’assicurazione Unipol Sai nel 2019 a Trieste le automobili private sono rimaste parcheggiate in media per il 97% del tempo. Un sistema di car sharing efficiente e diffuso sul territorio permetterebbe anche ai turisti di raggiungere la città con i mezzi pubblici e poi di poter visitare anche i dintorni, con un effetto positivo, oltre che di ricadute economiche su un’area più estesa del solo centro storico, magari anche in termini di giorni di permanenza in città. Nell’ottica di una giusta transizione ecologica, sarebbe opportuno che i nuovi servizi di car sharing abbiano una flotta di veicoli elettrici e non siano più alimentati da fonti fossili. Non solo autovetture elettriche, ma anche quadricicli che sono ottimi per la mobilità urbana grazie alle loro minori dimensioni».
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