Presidio CGIL in piazza Goldoni "a sostegno dei rider di Uber, lasciati a casa da un momento all'altro con una mail"
Oggi si è svolto un presidio come in tantissime altre piazze di città italiane, in piazza Goldoni a Trieste, a sostegno dei rider di Uber, lasciati a casa da un momento all'altro con una mail. Uber Eats lascia l'Italia senza pagare il conto, senza preoccuparsi del destino di circa 3.000 rider. Questi lavoratori si ritrovano improvvisamente senza lavoro, senza prospettive e senza ammortizzatori sociali, poiché erano impiegati come collaboratori autonomi occasionali e partite IVA. La situazione ha generato grande sconcerto e indignazione tra i sindacati.
Il sindacato NIdiL CGIL ha dichiarato: "Noi non ci stiamo." Ha proclamato una giornata di mobilitazione nazionale per domani, 14 luglio, in 10 città italiane, che si estenderà da Nord a Sud della penisola. L'obiettivo è dare voce alle richieste dei lavoratori e attirare l'attenzione sul comportamento irresponsabile dell'azienda.
La piattaforma internazionale di consegna di cibo, Uber Eats, ha comunicato improvvisamente, pochi giorni fa (a metà giugno), la cessazione delle attività di consegna in Italia a partire dal 15 luglio 2023. Le conseguenze occupazionali di questa decisione sono enormi e coinvolgono circa 3.000 persone, tra lavoratori dipendenti (49) e coloro che operano come collaboratori autonomi occasionali e partite IVA. Nonostante le richieste formali avanzate dalle Organizzazioni Sindacali, l'azienda ha rifiutato di aprire un tavolo di confronto per discutere delle conseguenze della chiusura e delle possibili alternative per i lavoratori coinvolti.
Il nazionale del sindacato NIdiL CGIL, ha commentato l'atteggiamento di Uber Eats definendolo inaccettabile: "Le piattaforme e le multinazionali non possono considerare il nostro territorio e la nostra forza lavoro 'usa e getta', senza nessuna responsabilità sociale. La nostra battaglia riguarda i diritti di tutti i lavoratori delle piattaforme, lottiamo contro i bassi salari che non permettono alle persone di vivere nonostante il lavoro svolto. Chiediamo maggiori tutele e sicurezza: i rider non sono lavoratori di serie B."
Giovanni Manca segretario organizzativo Nidil Trieste, delegato coordinamento rider nazionale per Trieste ha commentato:” La situazione dei rider di Uber Eats in Italia rappresenta un caso emblematico delle problematiche legate al lavoro precario e alla mancanza di tutele per i lavoratori delle piattaforme. Questo episodio ha sollevato importanti questioni sulle responsabilità delle aziende nei confronti dei propri dipendenti e sulla necessità di regolamentare adeguatamente il settore delle consegne a domicilio. La lotta per i diritti dei lavoratori delle piattaforme continua, con la speranza di garantire una maggiore equità e sicurezza per tutti coloro che svolgono questo tipo di lavoro”
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