Petardi e botti, la proposta di Monica Canciani: “Vietarli ovunque, troppe vittime ogni anno”

“Basta con i petardi”. È un messaggio netto quello lanciato da Monica Canciani per Trieste, che in due interventi pubblici torna a chiedere una scelta chiara e definitiva sul tema di botti e petardi, proponendo un divieto su scala nazionale al di fuori delle manifestazioni ufficiali gestite da professionisti del settore e della sicurezza.
La richiesta di un intervento nazionale
Secondo Canciani, non bastano più ordinanze locali o appelli alla responsabilità individuale. La proposta è quella di vietare la vendita e l’utilizzo non autorizzato di petardi e botti su tutto il territorio nazionale, accompagnando il divieto con pene severe, fino al carcere, per chi non rispetta le regole. Una misura che nasce, sottolinea, dall’evidenza dei danni causati ogni anno.
Vittime, feriti e danni collaterali
Nel suo intervento Canciani elenca le conseguenze che si ripetono puntualmente: esplosioni, persone che perdono dita o riportano ferite gravi, danni alle infrastrutture, animali terrorizzati o feriti. Tutto questo, afferma, per pochi secondi di “divertimento” che non giustificano un bilancio così pesante in termini di sicurezza e sofferenza.
Il dibattito e le reazioni
La proposta ha acceso una discussione accesa, con posizioni contrapposte e anche attacchi personali, che Canciani dichiara di aver affrontato con pazienza. Un segnale, secondo lei, di quanto il tema sia delicato e spesso sottovalutato, nonostante i numeri e le conseguenze siano sotto gli occhi di tutti.
Il confronto con l’Europa
Nel secondo intervento, Canciani guarda fuori dai confini italiani. Ricorda come nei Paesi Bassi dal 2026 sarà vietata la vendita di petardi, dopo anni di incidenti, morti, feriti e danni ingenti ai beni storici, con costi stimati nel 2024 in circa 16 milioni di euro. Un esempio che, a suo avviso, dimostra come il problema possa essere affrontato con decisione politica.
Un tema che torna ogni anno
Canciani ammette che in Italia l’argomento rischia di non essere mai affrontato seriamente, forse perché considerato marginale o per via degli interessi economici in gioco. Ma ribadisce che il tema non può più essere rinviato e che la sicurezza delle persone e degli animali dovrebbe venire prima di tutto.
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