Paura tra casa e scuola, Lakošeljac attacca: sicurezza non è slogan ma dovere delle istituzioni

A Trieste il tema della sicurezza urbana torna con forza al centro del dibattito pubblico dopo le recenti segnalazioni di episodi che hanno coinvolto giovanissimi lungo i percorsi casa-scuola. A intervenire con parole nette è Matteo Lakošeljac, consigliere circoscrizionale della Settima Circoscrizione, esponente della lista collegata al sindaco Roberto Dipiazza, che ha affidato ai social una riflessione destinata a far discutere.
Secondo Lakošeljac, non si tratta di una “semplice brutta storia”, ma di un campanello d’allarme che chiama in causa direttamente il ruolo delle istituzioni nella garanzia di sicurezza e prevenzione. Il consigliere sottolinea come, nel 2026, non possa essere considerato normale né accettabile che una ragazza abbia paura di andare a scuola.
“Non è solo cronaca, ma fiducia che si incrina”
Nel suo intervento, Lakošeljac lega il tema della sicurezza alla fiducia dei cittadini nello Stato e nelle istituzioni. Quando episodi del genere si verificano, afferma in sostanza, non si è davanti solo a un fatto di cronaca, ma a un segnale di debolezza nella capacità di garantire protezione nei gesti più quotidiani, come il tragitto verso la scuola.
Il consigliere evidenzia come da anni si parli di sicurezza, si prometta e si commenti, mentre una parte della popolazione continua a non sentirsi protetta. Da qui il passaggio più politico del suo intervento: uno Stato, sostiene, esiste davvero se riesce a garantire sicurezza e servizi essenziali; quando questo viene meno, viene meno anche la fiducia dei cittadini.
La proposta: prevenzione reale e presenza sul territorio
Lakošeljac non si limita alla denuncia, ma indica una linea d’azione concreta. La proposta ruota attorno a una prevenzione reale lungo i percorsi casa-scuola, con una presenza costante nelle fasce orarie considerate più sensibili e con interventi rapidi, non solo successivi a fatti già accaduti. Centrale, nel suo ragionamento, è anche il tema della certezza della pena.
La sua posizione si chiude con un messaggio chiaro: la sicurezza non può essere ridotta a uno slogan, ma rappresenta un dovere istituzionale. Un’affermazione che si inserisce in un clima cittadino in cui la percezione di tutela, soprattutto per i più giovani, è diventata una delle questioni più sentite.
Sicurezza, prevenzione e presenza sul territorio tornano così a essere parole chiave nel confronto politico triestino, con l’attenzione puntata in particolare sulla tutela dei minori e sulla serenità delle famiglie.
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