martedì 18 agosto 2026
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Politica

Ottant’anni dalla strage di Vergarolla, Matteoni: «Una ferita che l’Italia non dimenticherà mai» (VIDEO)

redazione·
Ottant’anni dalla strage di Vergarolla, Matteoni: «Una ferita che l’Italia non dimenticherà mai» (VIDEO)

Una ferita aperta nella storia italiana, una tragedia che per troppo tempo, secondo l’onorevole Nicole Matteoni, è rimasta ai margini della memoria collettiva e sulla quale permane il dovere di ricercare la verità. Nell’ottantesimo anniversario della strage di Vergarolla, avvenuta il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Pola, la deputata ha ricordato le vittime sia attraverso un intervento alla Camera dei deputati sia con un ulteriore messaggio pubblico dedicato a quella drammatica pagina del dopoguerra italiano.

«Vergarolla: una ferita che l'Italia non dimenticherà mai», ha scritto Matteoni nel giorno dell'anniversario, tornando sui punti centrali già affrontati nel suo intervento parlamentare: le vittime civili, i bambini, il gesto straordinario del medico Geppino Micheletti, la natura intenzionale dell'esplosione e il lungo silenzio che, nella sua ricostruzione, ha accompagnato la memoria della tragedia.

Un ricordo che la parlamentare lega direttamente anche alla storia dell’esodo istriano, giuliano e dalmata e alla necessità di trasmettere alle nuove generazioni ciò che accadde.

«Una ferita che l'Italia non dimenticherà mai»

Nel suo messaggio Matteoni ricostruisce innanzitutto il clima di quella giornata.

«Il 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla a Pola, una giornata di festa si trasformò in una delle pagine più tragiche della storia italiana del dopoguerra», scrive.

Sulla spiaggia erano in corso le gare di nuoto della Coppa Scarioni, organizzate dalla Pietas Iulia. Famiglie, adulti e bambini si erano ritrovati per assistere alle competizioni quando l'esplosione trasformò improvvisamente quella domenica d'estate in una tragedia.

Nel suo intervento alla Camera Matteoni aveva ricordato che «faceva caldo quella domenica del 1946 e la spiaggia di Vergarola a Pola, allora ancora terra d'Italia, era gremita di famiglie gioiose».

Poi l'esplosione.

«E proprio in quel momento di serenità esplosero quasi 10 tonnellate di tritolo», aveva ricordato la parlamentare nell'Aula di Montecitorio.

Le vittime e il dramma dei bambini

Nel discorso parlamentare Matteoni ha ricordato 64 vittime, sottolineando come circa un terzo fossero bambini e come la violenza dell'esplosione avesse reso impossibile il riconoscimento di tutte le persone coinvolte.

Nel messaggio pubblicato in occasione dell'anniversario, la deputata amplia il riferimento alle dimensioni complessive attribuite alla tragedia, parlando di «decine di vittime identificate e oltre un centinaio di morti stimati, in gran parte donne, bambini e civili innocenti».

Al di là delle cifre richiamate nei due interventi, il punto centrale del ricordo di Matteoni resta la dimensione civile della tragedia e l'impatto devastante su una comunità riunita per una giornata di sport e di festa.

«Dedicare oggi un momento di ricordo in quest'Aula significa non dimenticare», aveva affermato alla Camera. «Significa dare dignità al dolore di tantissimi polesani, figli d'Italia come noi, e a tutto il popolo istriano, giuliano e dalmata».

Matteoni: «Non fu una tragica fatalità»

Uno dei passaggi più netti dell'intervento della deputata riguarda la natura dell'esplosione.

Nel suo messaggio per l'ottantesimo anniversario Matteoni afferma: «Quella di Vergarolla non fu una tragica fatalità. Le indagini dell'epoca indicarono che le mine erano state riattivate e innescate: un attentato che colpì una comunità già provata dalle persecuzioni e dall'esodo».

Un concetto che aveva già espresso nell'Aula della Camera.

«Fu accertato dalle indagini anglo-americane che quelle bombe non esplosero per sfortuna, ma vennero innescate intenzionalmente», aveva dichiarato.

Da qui la richiesta che il tema della verità storica non venga considerato definitivamente chiuso.

«È dovere dello Stato impegnarsi per cercare la verità»

Matteoni ha affidato proprio all'Aula parlamentare uno dei passaggi politicamente più significativi della commemorazione.

«È dovere dello Stato impegnarsi per cercare la verità e da parte nostra ci sarà tutto l'aiuto del possibile», ha dichiarato.

Per la deputata, dunque, commemorare Vergarolla non significa soltanto ricordare le vittime ma anche ribadire la necessità di continuare a fare piena luce su quella pagina storica.

Nel messaggio diffuso per l'anniversario torna lo stesso concetto: «Oggi il nostro dovere è custodire la verità storica, rendere onore alle vittime e trasmettere alle nuove generazioni il ricordo di ciò che accadde».

Geppino Micheletti, il medico che continuò a operare dopo la morte dei figli

Al centro del ricordo di Matteoni trova spazio anche la figura del dottor Geppino Micheletti, diventata uno dei simboli più dolorosi e allo stesso tempo più profondamente umani di quella giornata.

«Di questa tragedia non possiamo dimenticare il coraggio del dottor Geppino Micheletti», aveva ricordato alla Camera.

Micheletti, secondo quanto ricostruito dalla parlamentare, operò per oltre 24 ore consecutive nel tentativo di salvare il maggior numero possibile di feriti.

E continuò a farlo anche quando venne raggiunto da una notizia devastante.

«Non smise nemmeno quando gli giunse la terribile notizia che i suoi due figli piccoli, Carlo e Renzo, erano morti», ha ricordato Matteoni.

Nel messaggio diffuso successivamente la deputata torna su quella figura con parole particolarmente forti: «Tra gli esempi più alti di umanità resta quello del dottor Geppino Micheletti, che continuò a curare i feriti pur avendo appena saputo di aver perso i suoi due figli. Un gesto che rappresenta il meglio dell'Italia».

I riconoscimenti a Micheletti

Nel suo intervento parlamentare Matteoni ha ricordato anche i riconoscimenti attribuiti al medico per il comportamento tenuto durante e dopo la strage.

«Nel 1947 gli fu conferita la Medaglia d'argento al valor civile e poi fu insignito della Medaglia d'oro al merito della sanità pubblica e ai benemeriti della sanità nazionale e della Repubblica italiana», ha affermato.

La storia personale di Micheletti diventa così, nel racconto della parlamentare, uno dei punti attraverso i quali restituire alla tragedia una dimensione profondamente umana, oltre che storica e politica.

«La più grave strage italiana del dopoguerra in tempo di pace»

Nel messaggio per l'ottantesimo anniversario Matteoni definisce Vergarolla «la più grave strage italiana del dopoguerra in tempo di pace».

Una tragedia che, sostiene la deputata, non avrebbe ricevuto per lungo tempo lo spazio che meritava nella coscienza collettiva nazionale.

«Per troppo tempo questa tragedia è stata relegata ai margini della memoria nazionale», scrive.

Lo stesso concetto era stato espresso con grande chiarezza nell'Aula della Camera: «Il ricordo di questa tragedia è stato rimosso dalla coscienza collettiva della nazione colpevolmente per troppo tempo».

Il ruolo degli esuli e delle associazioni del ricordo

Per Matteoni, se Vergarolla non è stata dimenticata lo si deve in larga parte all'impegno degli esuli e delle associazioni che hanno continuato, attraverso le generazioni, a custodirne la memoria.

«Solo grazie agli esuli e alle associazioni del ricordo, la memoria di questa storia e di altre non è svanita e a loro va tutta la nostra gratitudine», ha dichiarato alla Camera.

Un riconoscimento che inserisce la commemorazione della strage nel quadro più ampio delle vicende del popolo istriano, giuliano e dalmata e della trasmissione della memoria dell'esodo.

Per la deputata, ricordare significa anche impedire che questa storia venga nuovamente relegata in una posizione marginale nel racconto nazionale.

«Senza memoria non c'è giustizia»

È nel messaggio pubblicato per l'ottantesimo anniversario che Matteoni affida forse la sintesi più netta del significato che attribuisce alla commemorazione.

«Perché senza memoria non c'è giustizia. E senza giustizia non può esserci una piena riconciliazione con la nostra storia».

Parole che legano direttamente tre elementi: memoria, giustizia e riconciliazione.

Nella prospettiva espressa dalla parlamentare, il ricordo di Vergarolla non deve quindi fermarsi alla celebrazione dell'anniversario, ma deve diventare parte della memoria condivisa delle nuove generazioni.

Il verso di Bepi Nieder pronunciato alla Camera

Matteoni aveva scelto di concludere il proprio intervento a Montecitorio affidandosi ai versi di Bepi Nieder dedicati a Vergarolla.

«Chiudo il mio intervento con il verso finale della poesia di Bepi Nieder su Vergarolla», aveva annunciato.

Poi le parole pronunciate nell'Aula della Camera: «Per i nostri morti un pensiero, un addio, per gli assassini tutto vedi Dio».

Nel messaggio per l'anniversario, invece, la conclusione è affidata a un altro richiamo altrettanto netto: «Onore ai martiri di Vergarolla. Noi non dimentichiamo».

A ottant'anni da quel 18 agosto 1946, Nicole Matteoni riporta dunque Vergarolla al centro del dibattito istituzionale e della memoria pubblica, unendo il ricordo delle vittime alla richiesta di verità, il riconoscimento del ruolo degli esuli alla necessità di trasmettere questa pagina di storia ai più giovani.

Un anniversario che, nelle parole della deputata, non rappresenta soltanto uno sguardo verso il passato, ma un impegno rivolto al futuro: custodire la memoria perché possa esserci giustizia e affrontare fino in fondo una delle pagine più dolorose della storia italiana del dopoguerra.

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