Ramazzina sui giovanissimi con il coltello: «I genitori devono ricominciare a prestare attenzione» (VIDEO)

Titoli proposti
Trieste, Edoardo (FSP Polizia): «Non siamo una metropoli, ma iniziamo ad avere problemi di sicurezza»
Trieste e sicurezza, Edoardo: «Le forze dell’ordine devono essere messe nelle condizioni di lavorare»
Sicurezza a Trieste, Edoardo (FSP Polizia): «Il problema è legislativo»
La sicurezza a Trieste torna al centro del dibattito, con un confronto diretto sul ruolo delle forze dell’ordine, sulle norme e sulla percezione dei cittadini. A intervenire sul tema è stato Alessio Edoardo di FSP Polizia, ospite della diretta “Ottobre, tra vele e... sicurezza”, condotta da Luca Marsi con Riki Ramazzina e Stefano Rebek.
Edoardo ha tracciato un quadro che, nelle sue parole, non può essere paragonato a quello delle grandi metropoli italiane, ma che presenta comunque elementi da non sottovalutare.
«Incominciamo anche noi ad avere dei problemi»
«Sicuramente non siamo ancora ai livelli delle grandi metropoli italiane, però incominciamo anche noi ad avere dei problemi», ha affermato Edoardo, collegando una parte delle criticità alla situazione migratoria e più in generale all’andamento della sicurezza nel Paese.
Il rappresentante di FSP Polizia ha però spostato subito l'attenzione dal lavoro quotidiano degli agenti al quadro normativo.
«Più che riguardante le forze di polizia, come avevo detto già in precedenza, è un discorso che dovrebbe far riflettere e far sì che il governo intervenga più a livello legislativo, perché la problematica è esclusivamente legislativa».
Il nodo delle regole secondo Edoardo
Il passaggio più netto riguarda proprio le condizioni nelle quali gli operatori sono chiamati a intervenire.
Secondo Edoardo, le difficoltà non deriverebbero dalla mancanza di professionalità degli agenti, ma dai limiti entro i quali devono muoversi.
«Le forze di polizia e le forze dell’ordine sul territorio operano con la professionalità che viene insegnata nelle scuole e lavorano anche a stretto contatto con gente più anziana di loro che li dirige e insegna loro a lavorare».
Edoardo ha quindi rivendicato il lavoro svolto dagli operatori: «Se ci danno la possibilità di lavorare, noi lavoriamo e lo facciamo anche bene».
«Per riportare l’ordine, se la persona non collabora, devo usare la forza»
Nel corso della discussione Edoardo ha affrontato anche uno dei temi più delicati, quello dell'utilizzo della forza durante gli interventi.
«Io mi chiamo forza dell’ordine. Vuol dire che per riportare l’ordine, se la persona non è collaborativa, devo usare la forza. Lo dice la parola stessa», ha dichiarato.
Un ragionamento che Edoardo ha accompagnato alla necessità, dal suo punto di vista, di mettere gli operatori nelle condizioni di intervenire senza che questo significhi sottrarli alle loro responsabilità.
«Il fatto che i poliziotti possano sbagliare, qualche volta siamo esseri umani, possiamo sbagliare, però noi ne paghiamo le conseguenze», ha sottolineato.
«Non è un lavoro facile»
La conclusione dell'intervento è stata una difesa del ruolo delle forze dell’ordine e della complessità del lavoro svolto quotidianamente.
«Noi cerchiamo di operare per il bene pubblico, ci teniamo anche a questo. Non è un lavoro facile e se noi abbiamo giurato fedeltà alla Repubblica italiana e alla Costituzione italiana l’abbiamo fatto con coscienza».
Poi l'appello: «Però ci dovete anche far lavorare».
Didascalia Facebook:
🚨 Sicurezza a Trieste, Alessio Edoardo di FSP Polizia: «Non siamo ai livelli delle grandi metropoli, ma iniziamo ad avere problemi. Le forze dell’ordine devono essere messe nelle condizioni di lavorare».
Titoli proposti
Trieste, steward nella movida: Edoardo (FSP Polizia): «Sono un deterrente, due occhi in più»
Movida a Trieste, Edoardo promuove gli steward: «Qualche rissa in meno mi sembra ci sia stata»
Sicurezza nella movida di Trieste, FSP Polizia: «Gli steward possono essere funzionali»
Gli steward impiegati per aumentare il presidio della movida possono avere un ruolo utile soprattutto come deterrente e punto di osservazione sul territorio, pur senza sostituirsi in alcun modo alle forze dell'ordine.
È la posizione espressa da Alessio Edoardo di FSP Polizia durante la diretta “Ottobre, tra vele e... sicurezza”, condotta da Luca Marsi con Riki Ramazzina e Stefano Rebek.
«È un deterrente vedere qualcuno che vigila sulla movida»
La domanda posta durante il confronto è stata molto diretta: gli steward servono davvero oppure, quando si verifica un episodio serio, possono soltanto chiamare le forze dell'ordine?
Edoardo non ha attribuito loro funzioni che non possiedono, ma ha evidenziato il possibile valore della presenza sul territorio.
«È un deterrente vedere qualcuno che vigila sulla movida, potrebbe essere funzionale», ha spiegato.
Secondo Edoardo, proprio la presenza visibile di personale incaricato di osservare ciò che accade può contribuire a prevenire determinate situazioni.
«Mi sembra che da quando li hanno messi in funzione, qualche rissa in meno ci sia stata. È un deterrente».
Il valore di chi è presente e può chiamare il 112
Il rappresentante di FSP Polizia ha insistito soprattutto su un aspetto: avere persone incaricate di osservare significa aumentare la possibilità che eventuali problemi vengano segnalati rapidamente.
«C’è uno che vigila e non gli manca il coraggio di alzare il telefono e chiamare il 112», ha spiegato Edoardo.
Un comportamento che non sempre, secondo il suo ragionamento, può essere dato per scontato da parte di chi si trova casualmente a passare durante una serata.
Gli steward, invece, «sono messi là per fare questo, lo fanno anche bene, sono molto attenti».
«Non è male avere un paio di occhi in più»
La sintesi di Edoardo è arrivata con una frase molto chiara: «Io direi che non è male avere un paio di occhi in più».
Nessuna sovrapposizione, quindi, con le competenze della polizia e nessuna pretesa di trasformare gli steward in operatori di pubblica sicurezza. Il valore individuato da Edoardo è quello della prevenzione, della presenza e della tempestività della segnalazione.
Un tema particolarmente sentito a Trieste, dove il dibattito sulla convivenza tra locali, divertimento, residenti e sicurezza continua ad accompagnare la vita serale delle zone maggiormente frequentate.
Didascalia Facebook:
👀 Movida a Trieste, Edoardo (FSP Polizia) sugli steward: «Sono un deterrente. Non è male avere un paio di occhi in più».
Titoli proposti
Trieste, Ramazzina sulla sicurezza: «I giovani non hanno più timore delle forze dell’ordine»
Ramazzina: «Alle forze dell’ordine servono più polso e libertà d’azione, senza abusi»
Sicurezza a Trieste, Ramazzina: «Serve recuperare il rispetto per le forze dell’ordine»
Recuperare il rispetto nei confronti delle forze dell'ordine, dando agli operatori maggiore possibilità di intervenire ma senza mai sconfinare nell'abuso. È la posizione espressa dall'imprenditore Riki Ramazzina nel corso della diretta “Ottobre, tra vele e... sicurezza”.
Il suo intervento è partito da un confronto generazionale e dalla percezione, secondo Ramazzina, di un rapporto profondamente cambiato tra giovani e autorità.
«Le nuove generazioni non hanno nessun timore delle forze dell’ordine»
Ramazzina ha raccontato la propria esperienza personale per spiegare la differenza che ritiene di vedere rispetto al passato.
«Quando io ero ragazzino, e ancora oggi ti dirò, un blocco stradale mi mette la paletta fuori, ho questo senso nella pancia di dire: ho la cintura, è tutto a posto».
Una forma di rispetto e timore dell'autorità che, secondo l'imprenditore, sarebbe oggi molto meno presente.
«Queste nuove generazioni non hanno nessun timore delle forze dell’ordine».
«Un po’ più di polso, ma l’eccesso non va mai bene»
Ramazzina ha chiarito di non auspicare comportamenti eccessivi da parte degli operatori.
«Secondo me le forze dell’ordine dovrebbero avere un po’, non l’eccesso perché l’eccesso non va mai bene, ma un po’ più di influenza e un po’ più di polso».
Il punto, nella sua analisi, riguarda soprattutto la possibilità di farsi rispettare durante gli interventi.
«Dovrebbero avere un po’ più di libertà ad agire in un altro modo, sicuramente controllato, non di abuso».
Il presidio come deterrente
Ramazzina ha successivamente collegato il ragionamento alla movida e ai cosiddetti reati minori, sostenendo che anche una semplice presenza visibile delle forze dell'ordine possa modificare i comportamenti.
«Basta una macchina sull’angolo giusto di piazza Verdi e tutta la piazza si comporta benissimo», ha osservato.
Da qui la richiesta di rafforzare, secondo il suo punto di vista, l'autorevolezza di chi indossa una divisa.
Il tema per Ramazzina non è quindi soltanto quantitativo, legato al numero degli operatori presenti, ma riguarda anche il rapporto tra cittadini, giovani e autorità.
Didascalia Facebook:
🚔 Ramazzina sulla sicurezza a Trieste: «Le nuove generazioni non hanno più timore delle forze dell’ordine. Serve più polso, sempre senza abusi».
Titoli proposti
Trieste, Ramazzina critica il centrodestra sulla sicurezza: «Ha fatto meno di quanto promesso»
Sicurezza, Ramazzina: «Sono vicino al centrodestra, ma sull’immigrazione ha fatto meno delle promesse»
Ramazzina e il centrodestra: «Sulla sicurezza vedo delle carenze»
Una critica rivolta alla propria stessa area politica, in particolare sul fronte della sicurezza e dell'immigrazione. Riki Ramazzina, nel corso della diretta “Ottobre, tra vele e... sicurezza”, ha precisato il senso delle osservazioni espresse nelle precedenti trasmissioni, spiegando di riferirsi soprattutto al quadro nazionale e non all'amministrazione locale.
«Non parlavo a livello locale»
Interpellato sulle responsabilità che attribuisce al centrodestra, area alla quale ha dichiarato pubblicamente di sentirsi vicino, Ramazzina ha subito precisato il perimetro della propria critica.
«Non parlavo a livello locale, parlavo proprio a livello generale».
Il riferimento è stato quindi all'azione nazionale e, in particolare, alla necessità secondo Ramazzina di garantire alle forze dell'ordine maggiori possibilità operative.
«Dovrebbero avere più potere per agire»
Ramazzina ha ripreso quanto sostenuto poco prima da Alessio Edoardo di FSP Polizia.
Secondo l'imprenditore, gli operatori «dovrebbero avere più potere» nell'azione quotidiana e dovrebbe essere ricostruito quel rapporto di rispetto verso le divise che Ramazzina ricorda come caratteristico delle generazioni precedenti.
«Dovrebbero creare nelle forze dell’ordine quel rispetto che avevamo noi», ha affermato.
Il problema, secondo Ramazzina, emerge soprattutto nelle risse, nei piccoli reati e negli episodi collegati alla movida, dove alcuni soggetti approfitterebbero della percezione che gli operatori abbiano «le mani legate».
La critica sull’immigrazione
È poi arrivato il passaggio politicamente più netto dell'intervento.
«Per le cose più grandi, sì, la giustizia deve essere per tutti e quindi sì, io trovo una carenza sotto l’aspetto della destra e soprattutto l’immigrazione».
Ramazzina ha completato il ragionamento sostenendo che, su questi temi, sia stato fatto «meno a confronto di quello che avevano promesso».
Una posizione che ha aperto il confronto con Stefano Rebek, che ha invece espresso una lettura differente dell'azione del governo, sostenendo che i cambiamenti richiedano più tempo.
Due valutazioni diverse emerse all'interno dello stesso dibattito, con sicurezza e immigrazione ancora una volta al centro del confronto.
Didascalia Facebook:
🗣️ Ramazzina, critica alla sua stessa area politica: «Sul fronte della destra e soprattutto dell’immigrazione è stato fatto meno di quanto promesso».
Titoli proposti
Rebek difende l’azione del governo: «La direzione è giusta, ma serve tempo»
Sicurezza, Rebek: «Non si può pensare di cambiare tutto in pochi anni»
Rebek sul governo: «Sono soddisfatto dell’inizio, ci sono tante cose da risolvere»
Una valutazione positiva sull'indirizzo intrapreso dal governo, accompagnata però dalla convinzione che i risultati non possano arrivare nell'arco di pochi anni. È la posizione espressa dall'opinionista Stefano Rebek nel confronto dedicato a sicurezza, immigrazione e ruolo delle forze dell'ordine.
L'intervento è arrivato dopo le critiche di Riki Ramazzina, che aveva sostenuto come il centrodestra avesse fatto meno di quanto promesso su alcuni temi, in particolare sull'immigrazione.
«Ci confondiamo tra la realtà e il sogno»
Rebek ha proposto una lettura diversa.
«Io credo che ogni tanto noi ci confondiamo tra la realtà e il sogno», ha affermato, sostenendo che non sarebbe realistico aspettarsi una trasformazione complessiva del Paese nel giro di pochi anni.
«Io mi ritengo soddisfatto dell’inizio. Non penso che in cinque anni si possa risolvere il Paese, ci sono tante cose da risolvere».
Si tratta di una valutazione politica espressa dall'opinionista nel corso della trasmissione, alla quale Rebek ha affiancato il proprio giudizio positivo sull'atteggiamento assunto dall'esecutivo nei confronti delle forze dell'ordine.
«Per la prima volta sento un presidente del Consiglio difendere le forze dell’ordine»
Tra gli elementi evidenziati da Rebek c'è infatti il rapporto tra governo e operatori della sicurezza.
«Per la prima volta, penso in vent’anni, sento parlare un presidente del Consiglio bene delle forze dell’ordine e difendere le forze dell’ordine», ha dichiarato.
Rebek ha inoltre sostenuto che le norme stiano progressivamente cambiando, ribadendo però che, nella sua lettura, serva tempo prima di poter valutare complessivamente i risultati.
«La direzione è giusta»
La sintesi del pensiero di Rebek è stata netta: «Secondo me la direzione è giusta».
L'opinionista ha poi allargato il discorso alle promesse elettorali, osservando come durante le campagne politiche sia più semplice annunciare interventi rispetto alla successiva necessità di trovare concretamente risorse e strumenti per realizzarli.
Una posizione differente da quella manifestata da Ramazzina, che ha permesso alla diretta di mettere a confronto due letture interne allo stesso dibattito sui risultati ottenuti e sulle aspettative legate alle politiche di sicurezza e immigrazione.
Didascalia Facebook:
🇮🇹 Rebek sull'azione del governo: «Sono soddisfatto dell’inizio. La direzione è giusta, ma non si può pensare di cambiare tutto in pochi anni».
Titoli proposti
Trieste, Edoardo (FSP Polizia): «A 16 anni se accoltelli una persona devi pagare come un adulto»
Minorenni violenti, Edoardo: «Accoltellare è un gesto estremo, non devono esserci scusanti»
Baby gang e coltelli, Edoardo: «Famiglia, scuola e società: il problema riguarda tutti»
«Se a 16 anni uno accoltella una persona, deve pagare come un adulto». È durissima la posizione espressa da Alessio Edoardo di FSP Polizia nel corso della diretta “Ottobre, tra vele e... sicurezza”, durante il confronto dedicato a baby gang, minorenni violenti, famiglie e ruolo della scuola.
Per Edoardo la questione non può essere ricondotta a una sola causa: legislazione, educazione familiare, scuola e contenuti diffusi attraverso le piattaforme digitali concorrono, nella sua analisi, a creare un problema che richiede risposte su più livelli.
«Anche a 13 anni capisci cosa fai»
Edoardo è partito proprio dal tema dell'età.
«Io dico che anche a 13 anni, se accoltelli uno, capisci cosa fai oggigiorno», ha affermato.
Il passaggio successivo è stato ancora più netto: «Se a 16 anni uno accoltella una persona, deve pagare come un adulto».
Secondo il rappresentante di FSP Polizia, la gravità dell'azione richiede una conseguenza proporzionata.
«Accoltellare una persona è un gesto estremo, un gesto violento di una violenza inumana», ha sottolineato.
«Chi fa un atto del genere deve andare in carcere»
Edoardo non ha lasciato spazio a interpretazioni sulla propria posizione.
«Devono pagare e non devono esserci scusanti. Chi fa un atto del genere deve andare in carcere e farsi la sua pena».
Alla pena, secondo Edoardo, dovrebbero poi accompagnarsi percorsi di recupero.
«Poi attivando tutta una serie di recuperi che vengono fatti all’interno del carcere, la deve pagare».
Famiglia e scuola al centro
Il rappresentante di FSP Polizia ha però sottolineato come la risposta penale intervenga quando il problema è già esploso.
«È un problema di assenza delle famiglie, assenza di educazione a scuola. È un problema sociale», ha dichiarato.
Nel ragionamento di Edoardo entrano anche i contenuti violenti che circolano sulle piattaforme digitali e che, a suo giudizio, rischiano di rendere normali agli occhi dei più giovani determinati comportamenti.
Da qui anche la proposta di utilizzare maggiormente le nuove tecnologie per individuare e filtrare contenuti problematici.
La conclusione riporta il tema della sicurezza all'interno di un quadro più ampio: «I cardini di uno Stato sociale e di uno Stato democratico sono economia, sanità, educazione e sicurezza».
Didascalia Facebook:
⚠️ Baby gang e minorenni violenti, Edoardo (FSP Polizia): «A 16 anni, se accoltelli una persona, devi pagare come un adulto».
Titoli proposti
Trieste, Ramazzina sui giovanissimi con il coltello: «I genitori devono ricominciare a prestare attenzione»
Coltelli tra i minorenni, Ramazzina: «A 15 anni dove vai con una lama in tasca?»
Trieste, Ramazzina: «Se mio figlio uscisse con un coltello mi porrei subito un problema»
Il problema dei giovanissimi che escono di casa portando con sé un coltello chiama direttamente in causa anche le famiglie. Ne è convinto Riki Ramazzina, intervenuto nel dibattito su baby gang e violenza minorile durante la diretta “Ottobre, tra vele e... sicurezza”.
L'imprenditore ha condiviso le considerazioni espresse da Alessio Edoardo di FSP Polizia, concentrandosi però soprattutto sulla responsabilità educativa dei genitori.
«A 15 o 16 anni dove vai con un coltello in tasca?»
Ramazzina ha posto una domanda molto semplice e diretta.
«Scusa, dove vai a 15 anni, a 16 anni con un coltello in tasca? Questo è un problema vero, è sicuramente il lato della famiglia».
Secondo Ramazzina, la presenza ripetuta di un'arma o di un coltello tra gli oggetti di un figlio adolescente dovrebbe immediatamente far scattare l'attenzione dei genitori.
«Se io mio figlio lo vedo un giorno uscire con un coltello mi pongo un problema e sicuramente non esce e sicuramente da quel giorno in poi avrò una lampadina accesa. E starò attento».
Il controllo degli acquisti
Il ragionamento si è poi spostato sugli acquisti effettuati dai ragazzi, anche attraverso strumenti di pagamento messi a disposizione dai genitori.
Ramazzina ha citato il caso di ragazzi che possono acquistare oggetti senza che gli adulti verifichino realmente ciò che viene comprato.
«Tu gli dai una carta in mano e non controlli cosa compra tuo figlio. E queste sono cose gravi».
«Da genitore bisogna ricominciare a prestare attenzione»
Per Ramazzina la questione non può quindi essere delegata esclusivamente alla scuola, alle forze dell'ordine o alla magistratura.
Il primo presidio rimane la famiglia.
«Da genitore uno deve ricominciare a prestare attenzione», ha concluso.
Una frase che sintetizza il suo intervento e riporta il dibattito sulla sicurezza giovanile all'interno delle case, prima ancora che nelle strade.
Didascalia Facebook:
🔪 Ramazzina sui minorenni con il coltello: «A 15 o 16 anni dove vai con una lama in tasca? I genitori devono ricominciare a prestare attenzione».
Titoli proposti
Trieste, Rebek: «Nelle scuole accadono episodi che spesso non arrivano ai giornali»
Rebek lancia l’allarme sulle scuole: «Alcuni insegnanti hanno paura»
Sicurezza nelle scuole, Rebek: «È già tardi, bisogna agire velocemente»
Un quadro preoccupante della sicurezza nelle scuole, raccontato però esplicitamente come frutto delle testimonianze personali ricevute e non come dato ufficiale. A tracciarlo è stato Stefano Rebek, intervenendo nella diretta “Ottobre, tra vele e... sicurezza” sul tema dei minorenni violenti, dei coltelli e delle difficoltà affrontate dagli insegnanti.
L'opinionista ha concentrato il proprio intervento su due aspetti: la responsabilità educativa delle famiglie e le condizioni nelle quali si troverebbero a operare alcuni docenti.
«L’educazione deve iniziare prima dei 16 anni»
Secondo Rebek, il rapporto tra genitori e figli non può essere recuperato improvvisamente quando un adolescente raggiunge i 16 anni.
«Il genitore non lo inizia a fare quando un figlio ha 16 anni, ma devi iniziare prima, perché se tu ti svegli che a 16 anni hai perso il controllo di tuo figlio e inizia a fare quello che vuole, è colpa tua perché non hai saputo educarlo prima».
Un'affermazione molto netta, seguita da una riflessione sulla scuola.
«Alcune insegnanti hanno paura di andare a scuola»
Rebek ha sostenuto di aver raccolto personalmente racconti da persone che lavorano nel settore scolastico.
«Io ho molte amiche che lavorano nel mondo della scuola e vi assicuro che alcune hanno paura di andare a scuola».
L'opinionista ha quindi riferito, sulla base di queste testimonianze, che nelle scuole si verificherebbero episodi problematici che non sempre diventano di dominio pubblico.
«Vi assicuro che è pieno di eventi nelle scuole che non vengono riportati dai giornali perché non arriva la notizia».
Rebek ha parlato anche della presenza di coltelli tra ragazzi molto giovani, precisando però di non poter entrare nei singoli casi perché le persone che glieli avrebbero raccontati non intendono esporsi pubblicamente.
«Io farei uscire ogni singola notizia»
Proprio su questo punto Rebek ha espresso una posizione molto precisa.
«Io farei uscire ogni singola notizia. Tutte le volte che c’è un problema di questo tipo, lo metterei su tutti i giornali, in modo che ce ne rendiamo conto».
Per l'opinionista, rendere pubblici gli episodi consentirebbe di acquisire una maggiore consapevolezza delle dimensioni del problema.
La sua conclusione è stata un invito ad accelerare: «Noi pensiamo di avere ancora tempo. È già tardi, quindi bisogna agire velocemente».
Didascalia Facebook:
🏫 Rebek sulla sicurezza nelle scuole: «Alcune insegnanti hanno paura. Ci sono episodi che spesso non arrivano ai giornali. È già tardi, bisogna agire velocemente».
Titoli proposti
Trieste, Edoardo dopo il servizio sulla rotta balcanica: «Chi minaccia una troupe va espulso»
Rotta balcanica e sicurezza, Edoardo: «Chi viene qui deve rispettare le nostre leggi»
Trieste, Edoardo (FSP Polizia): «Se vieni qui e delinqui devi andartene»
«Quel personaggio che andava minacciando la troupe va espulso. Punto». È la posizione espressa senza mezzi termini da Alessio Edoardo di FSP Polizia durante la diretta “Ottobre, tra vele e... sicurezza”, commentando il servizio televisivo sulla rotta balcanica citato nel corso della trasmissione.
Edoardo ha costruito il proprio intervento attorno a un principio: apertura verso chi arriva in Italia rispettando le regole e fermezza nei confronti di chi commette reati o assume comportamenti violenti.
«Se entri in Italia, ti comporti bene e lavori, le porte sono aperte»
Il rappresentante di FSP Polizia ha espresso la propria posizione con una distinzione molto netta.
«Se entri in Italia, ti comporti bene e lavori, le porte sono aperte, sei uno di noi».
Di segno opposto il giudizio nei confronti di chi, secondo Edoardo, arriva sul territorio per commettere reati o minacciare altre persone.
«Ma se vieni qua per bivaccare, per commettere reati, per minacciare le persone che lavorano, devi andartene».
Il riferimento alla troupe televisiva
Nel corso dell'intervento Edoardo ha fatto riferimento alle immagini del servizio televisivo richiamato dal conduttore, soffermandosi in particolare sull'atteggiamento tenuto da una persona nei confronti della troupe.
«Uno che affronta una troupe che legalmente va a fare un servizio in quella maniera» rappresenta, secondo Edoardo, una situazione che richiede una risposta decisa.
Da qui la sua richiesta di espulsione.
«Io sono duro su queste cose, però è l’unico modo per far capire a queste persone che è il momento di finirla».
«Chi rispetta le leggi è il benvenuto»
Nella parte successiva della discussione Edoardo ha ulteriormente chiarito la propria posizione generale sull'immigrazione.
«In Italia, qualsiasi colore tu abbia, qualsiasi religione tu professi, qualsiasi persona tu sia, se ti comporti bene e lavori, e sei una persona rispettosa delle nostre tradizioni e delle nostre leggi, sei il benvenuto».
La discriminante indicata dal rappresentante di FSP Polizia è dunque il rispetto delle regole.
«Se vieni qua a delinquere, io non ti devo assolutamente dare nulla, soltanto un aereo per tornare a casa tua».
Parole forti, che rappresentano la posizione personale espressa da Edoardo durante il confronto e che hanno caratterizzato una delle parti più accese della trasmissione.
Didascalia Facebook:
🚨 Rotta balcanica, Edoardo (FSP Polizia): «Chi minaccia una troupe va espulso. Chi viene in Italia, lavora e rispetta le leggi è il benvenuto».
Titoli proposti
Trieste, locali pieni ma incassi diversi: Ramazzina spiega il paradosso della movida
Ramazzina: «Vedi un movimento incredibile fuori dal locale, ma non significa aver fatto una seratona»
Movida a Trieste, Ramazzina: «È cambiata la disponibilità economica, molti bevono meno»
Un locale apparentemente pieno non significa necessariamente una serata dagli incassi eccezionali. È uno dei cambiamenti della movida raccontati dall'imprenditore Riki Ramazzina, tornato durante la diretta “Ottobre, tra vele e... sicurezza” sulla frase che aveva suscitato attenzione in una precedente trasmissione: clienti capaci di rimanere seduti per molte ore consumando pochissimo.
Ramazzina ha innanzitutto chiarito di non aver mai imposto nel proprio locale un consumo minimo legato alla permanenza al tavolo.
«Non mi sono mai permesso di far alzare qualcuno»
«Io non mi sono mai permesso di far alzare delle persone perché hanno consumato di più o di meno. Quindi assolutamente no», ha precisato.
Ramazzina ha riconosciuto che esistono locali con politiche differenti, nei quali chi non consuma può essere invitato a lasciare il tavolo, ma ha spiegato che questa non è la scelta adottata nella propria attività.
Il problema, secondo l'imprenditore, è invece il cambiamento nelle abitudini di consumo.
«Certe persone non hanno più la disponibilità di una volta»
«È cambiato che sicuramente certe persone non hanno più la disponibilità di una volta», ha spiegato.
Una minore capacità di spesa che si rifletterebbe anche sul bere.
«Si limitano anche sul bere e forse è anche giusto. Certi giovani hanno un po’ ridotto il momento del bere e ci sono sempre quelli che esagerano».
La folla non racconta necessariamente gli incassi
Il passaggio più interessante riguarda però la differenza tra ciò che viene percepito dall'esterno e i risultati economici effettivi di una serata.
«Ci sono delle persone che hanno il bicchiere in mano e passano la serata, e quindi tu vedi un movimento incredibile davanti a un locale».
Da fuori l'impressione può essere quella di una serata straordinaria, ma per chi gestisce l'attività il risultato può essere differente.
«Tu pensi di aver fatto una seratona super e hai fatto una bella serata».
Un'osservazione che porta il dibattito sulla movida triestina oltre il semplice numero di persone presenti nelle strade, mettendo al centro anche il cambiamento dei consumi e la sostenibilità economica delle attività.
DI SEGUITO IL VIDEO
RIPRODUZIONE RISERVATA
Articoli correlati
ASUGI informaTrieste, Selekta e Ottolino pronti a tornare insieme? «Sarebbe bello riprendere la collaborazione» (VIDEO)
Una collaborazione interrotta potrebbe tornare. Ricky Ottolino e Miguel Selekta aprono alla possibilità di lavorare nuovamente insieme , dopo l'esperienza avviata durante la precedente stagione invernale. L'anticipazione è arrivata quasi su
ASUGI informaDuino-Aurisina. Rubate 20 tabelle “Walk of Peace”, Comune al lavoro per la sostituzione
Il Comune di Duino Aurisina ha presentato denuncia contro ignoti ai Carabinieri per il furto di 20 indicatori sentieristici lungo il percorso del progetto transfrontaliero “Walk of Peace” tra Ceroglie e il Monte Ermada. Gli indicatori, di d
ASUGI informaMUGGIA. Incontro con la cittadinanza per la presentazione della Case della Comunità
È in programma mercoledì 7 ottobre , alle ore 17.00, nella Sala Millo di Piazza della Repubblica 4, a Muggia , un incontro pubblico dedicato alla conoscenza dei servizi, delle attività e delle modalità di accesso alla Casa della Comunità. A
ASUGI informaSpostamento della Patologie Respiratorie alla Casa delle Comunità di Gorizia
A partire dal 28 settembre la SC Patologie Respiratorie ha spostato parzialmente la sua attività dall'Ospedale San Giovanni di Dio alla Casa di Comunità di via Vittorio Veneto con conseguenti cambiamenti di orari e riferimenti telefonici ch

