Monfalcone, Bergantini: “Fincantieri non può fondare la sua eccellenza sulla manodopera povera”

Parole dure da parte di Gabriele Bergantini, presidente del Consiglio comunale di Monfalcone, che ha annunciato l’intenzione di portare in aula una mozione su Fincantieri. Al centro, il tema delle condizioni di lavoro, della sicurezza e dell’impatto sociale che il colosso della cantieristica esercita sulla città.
la mozione in consiglio comunale
“Bene discutere di Fincantieri e del suo assetto produttivo in Consiglio comunale” ha affermato Bergantini, sottolineando come negli ultimi anni l’azienda abbia “leso la dignità di Monfalcone, dimenticando ogni responsabilità sociale verso il territorio”. Per questo il presidente ha annunciato che proporrà quanto prima la calendarizzazione della mozione, al fine di rafforzare il mandato dell’amministrazione locale.
l’attacco al modello produttivo
Secondo Bergantini, un’azienda che si professa all’avanguardia non può continuare a comprimere i diritti dei lavoratori né a ignorare ciò che accade “nella giungla dei subappalti a cascata”, responsabili di un progressivo impoverimento del lavoro e delle sue tutele. “In pochi anni – ha detto – la nostra città ha perso identità, volto e tessuto sociale”.
sicurezza e nuove commesse
L’esponente politico ha inoltre richiamato l’attenzione sulla recente serie di incidenti sul lavoro, giudicata “inaccettabile”, e sull’annuncio di nuove commesse navali che porteranno un incremento significativo di tonnellate. “È indispensabile – ha dichiarato – avviare un riassetto del modello produttivo che metta al centro la dignità dei lavoratori, il rispetto del territorio e veri investimenti nello sviluppo tecnologico”.
un’eccellenza da ripensare
Il presidente del Consiglio comunale ha infine attaccato la retorica che circonda il marchio: “Se Fincantieri vuole davvero definirsi un’eccellenza italiana, non può fondare la sua competitività sulla manodopera povera e culturalmente distante, in numeri tali da stravolgere il tessuto sociale e distruggere la microeconomia delle città che la ospitano. Le comunità locali non possono essere sacrificate mentre si sventola ipocritamente la bandiera del made in Italy”.
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