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Politica

La Lega FVG con Cisint presenta al parlamento proposte di legge su fondamentalismo religioso

Luca Marsi·
La Lega FVG con Cisint presenta al parlamento proposte di legge su fondamentalismo religioso

“Un registro dei ministri di culto, carcere per i radicalizzati e per chi incita all’odio nelle moschee, espulsioni più veloci e l’interdizione dai pubblici uffici per bloccare la nascita di partiti islamici basati sul fondamentalismo.

Sono queste parte delle proposte normative presentate dall’europarlamentare della Lega Anna Cisint, già sindaco di Monfalcone e nota per la sua azione di contrasto alla radicalizzazione islamica e alle moschee abusive. Dalla sua esperienza amministrativa, che ha portato alla chiusura di tre moschee con provvedimenti confermati dal Consiglio di Stato, deriva poi anche la parte delle proposte dedicata ai luoghi di culto:

“Un registro dei luoghi di culto ne definirà il perimetro della legalità: chi opera nel rispetto delle regole potrà esercitare, chi invece ne è fuori sarà sanzionato e fermato. Si prevedere l’assimilazione e il censimento di tutte le associazioni che, per statuto o di fatto, svolgono attività di culto, con responsabilità chiare e requisiti minimi per i rappresentanti legali e i ministri di culto, oltre alla trasparenza e tracciabilità dei finanziamenti e a controlli preventivi sui fondi provenienti dall’estero. L’apertura di un luogo di culto dovrà avvenire tramite autorizzazione del Ministero dell’Interno, in coordinamento con gli enti territoriali, e viene poi introdotto un nuovo reato per chi trasforma abusivamente un immobile in luogo di culto.

Inoltre, i rappresentanti legali degli enti dovranno sottoscrivere e rispettare, come condizione ostativa, la “Carta dei valori degli enti religiosi”, che sancisce diritti inviolabili come il pieno rispetto del nostro ordinamento, la tutela della dignità della persona e dei minori e la parità di genere”.

“Questa proposta di legge non ha nulla a che fare con il diritto di culto, che è sancito dalla Costituzione – spiega Cisint – ma vuole regolamentarne l’esercizio per quelle confessioni, come l’Islam, che non hanno sottoscritto l’intesa prevista dall’articolo 8 Costituzione. Non possiamo infatti, in assenza di questa, lasciare spazio a illegalità, al rischio di radicalizzazione e al propagarsi di forme di odio verso l’Occidente”.

Come racconta nel suo secondo libro, “La Minaccia di Allah”, presentato oggi alla Camera dei Deputati con Daniele Capezzone ed edito da Signs Books, con la prefazione di Mario Giordano e a cura di Matteo Carnieletto, “in un contesto geopolitico così complesso, in cui il rischio di radicalismo islamico è tornato ad essere elevatissimo, servono strumenti normativi per far fronte al pericolo rappresentato dall’Islam politico: un’ideologia che, attraverso l’applicazione radicale della Sharia, intende sovvertire l’ordine democratico dell’Occidente per governare secondo le regole del Corano”.

Conferenza stampa a cui hanno partecipato anche il vicesegretario della Lega Silvia Sardone, che così commenta l’iniziativa “Con l’On. Cisint condividiamo questa battaglia di civiltà, a difesa dei nostri valori. La Lega è l’unico partito che lavora fattivamente con proposte di legge contro l’islamizzazione, contro le moschee abusive e contro i predicatori d’odio. Crediamo sia necessaria fermezza contro gli abusi delle moschee abusive, contro chi sogna la sharia in Italia, contro l’islam politico che si sta insinuando nel nostro Paese come già fatto altrove”.

“Esiste in Italia un vuoto normativo pericoloso riguardo all’islam, che non ha un’Intesa con lo Stato - dichiara invece Susanna Ceccardi - questo ha generato zone grigie, mancanza di controlli e rischi di radicalizzazione. Per questo vanno sostenute con forza le proposte di legge di Anna Maria Cisint.”

Dal Parlamento romano, invece, intervengo i parlamentari leghisti Pizzimenti e Dreosto - segretario Lega Fvg: “porteremo avanti in Parlamento in ogni forma questa proposta di legge, norme di buon senso che garantiscono e conciliano libererà religiosa, sicurezza e pieno rispetto del nostro orientamento giuridico”, conclude Dreosto.

 

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