Insicurezza a Trieste, “Non si torna a casa tranquilli”: la linea di Clun su remigrazione (VIDEO)
Nel corso della trasmissione condotta da Luca Marsi, il tema dell’insicurezza è stato affrontato come un problema percepito ormai su più livelli, dalla sicurezza urbana alla tenuta sociale dei quartieri. L’ospite Francesco Clun, presentato come esponente del Comitato Remigrazione e Riconquista, ha collegato l’aumento della sensazione di insicurezza al “boom” del suo gruppo, sostenendo che la spinta non riguarda soltanto i reati, ma anche una questione più ampia di identità italiana.
“Oltre 90 mila firme”: la proposta di legge popolare e i punti rivendicati
Clun ha chiarito che non si tratta di referendum, ma di una iniziativa di legge popolare, spiegando che l’obiettivo è “creare qualcosa” e depositare in Parlamento una proposta dopo aver superato la soglia minima di firme. In diretta ha parlato di un percorso già avanzato, con una raccolta che, secondo quanto riferito, è “avviata oltre le 90.000 firme on-line”.
Sul contenuto, l’ospite ha sostenuto che l’impianto mira a intervenire su più aspetti. Da un lato l’immigrazione irregolare, con l’idea che chi è “illegalmente” nel Paese debba essere espulso “senza alcuna possibilità di sanatoria”. Dall’altro, una linea più dura nei confronti di chi commette reati, con l’indicazione di espulsione e divieto di rientro in Italia “per almeno 10 anni”. Ha inoltre citato la possibilità di prevedere, per alcuni casi, strumenti collegati al rimpatrio tramite accordi bilaterali con gli Stati coinvolti.
Revoca della cittadinanza e doppia cittadinanza: la richiesta avanzata in studio
Tra i passaggi più netti, Clun ha inserito il tema della cittadinanza. In trasmissione ha sostenuto la necessità di prevedere la revoca della cittadinanza per persone con doppia cittadinanza che commettono reati, motivando la posizione con un ragionamento di principio: chi acquisisce la cittadinanza, ha detto, “dovrebbe essere ospite” e non può comportarsi “nei peggior modi”. Il punto è stato presentato come parte di un pacchetto che collega sicurezza e regole di permanenza.
Fondo per la “reimmigrazione” e risorse: la struttura economica spiegata da Clun
Nella seconda parte del suo intervento, Clun ha descritto la necessità di una legge anche per introdurre strumenti economici dedicati. Ha parlato di un “fondo per la reimmigrazione” destinato a finanziare misure come rimpatri e incentivi per immigrati regolari che decidano volontariamente di tornare nel proprio Paese. In diretta ha citato esempi di Paesi come Senegal e Marocco, spiegando che, per chi rientra volontariamente, l’idea includerebbe un incentivo economico, accesso al credito e una formazione pre-rientro.
Quanto alle coperture, Clun ha sostenuto che le risorse dovrebbero provenire da fondi oggi destinati all’immigrazione e all’accoglienza, menzionando “più di 5 miliardi” per l’accoglienza, misure patrimoniali e confische contro chi sfrutta l’immigrazione clandestina e una tassazione sulle rimesse estere, quantificate in diretta come “7 miliardi” che ogni anno uscirebbero dall’economia italiana. Ha poi richiamato la possibilità di utilizzare fondi europei, citando il Fondo Fami e l’Isf, indicati come strumenti da cui l’Italia “non attinge abbastanza” per finanziare rimpatri forzati e strutture temporanee.
Trieste, i quartieri e la scelta dei banchetti: “parlare alla gente dove il problema è più sentito”
Chiamato a commentare l’attività sul territorio, Clun ha ricordato che a Trieste una manifestazione era già stata organizzata “qualche mese fa”, ma ha precisato che la priorità, ora, è la raccolta firme con banchetti “in città, ma soprattutto nei quartieri”. Ha citato aree come Piazza Garibaldi, Piazza Perugino, Roiano e in parte San Giovanni, spiegando che lì la sicurezza sarebbe avvertita come più critica e raccontando, dal suo punto di vista, un cambiamento “negli ultimi 5 anni” nella zona in cui vive, con la presenza del “blindato” indicata come ricorrente.
In questo contesto ha sostenuto che, per il movimento, non è decisivo fare “prove di forza” con manifestazioni, perché la crescita sarebbe già confermata dalla raccolta firme e da un “malcontento” che definisce diffuso.
Monfalcone e i numeri citati in diretta: sicurezza e identità nello stesso discorso
Clun ha collegato il tema dell’insicurezza anche a una lettura demografica e culturale. Ha indicato Monfalcone come esempio, affermando che “il 30% degli abitanti” sarebbe straniero e che in alcune scuole gli alunni stranieri raggiungerebbero “l’82-83%”. Nello stesso intervento ha aggiunto una previsione che, secondo quanto riferito, porterebbe gli italiani a diventare minoranza “entro il 2070” se non cambia il trend, collegando la questione all’“inverno demografico” e alla necessità di aiutare le famiglie italiane anche con misure di sostegno, tema che ha detto essere previsto nella loro legge.
Perché questa discussione sta catalizzando attenzione: la keyword è “insicurezza”
La parola che domina l’intero segmento è insicurezza, ripetuta in modo diretto e costante. In trasmissione è diventata un contenitore che include sicurezza urbana, migrazione, percezione di impunità e trasformazione dei quartieri. Ed è proprio su questo incrocio che Clun ha rivendicato l’attualità della remigrazione, sostenendo che la proposta non riguarda solo i delinquenti ma un quadro più ampio, in cui identità e sicurezza vengono presentate come due facce della stessa notizia.
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