“Ho rischiato 70 anni di carcere per non aver abbassato la testa”: parla Ugo Rossi

«Oggi si è aperta una nuova stagione di processi e udienze della lunga persecuzione giudiziaria che sto affrontando da cinque anni». È con queste parole che Ugo Rossi commenta la prima udienza del 2026, ripercorrendo una vicenda che, secondo quanto afferma, lo ha visto coinvolto in quindici procedimenti penali, con il rischio complessivo di «fino a circa 70 anni di carcere».
«Tutto per non aver abbassato la testa durante quella che definisco la dittatura sanitaria iniziata nel marzo 2020», sostiene Rossi, aggiungendo che «in questo Paese il libero pensiero e il coraggio fanno più paura degli assassini, degli stupratori, degli spacciatori, dei ladri e dei corrotti».
Nel suo intervento, il consigliere comunale sottolinea come «davvero pochi possono comprendere ciò che ho dovuto affrontare e i sacrifici personali che ho fatto», spiegando di aver spesso partecipato alle udienze «da solo, con il mio avvocato Filippo Teglia». Rossi afferma di aver scelto negli ultimi tempi di non lanciare più appelli pubblici per la presenza in tribunale, «anche perché mi dispiace scomodare i soliti e pochi rimasti attivi», mentre «la maggior parte è tornata alla normalità della Matrix».
«In questi anni ho subito pugnalate alle spalle, calunnie, boicottaggi e attacchi anche da persone molto vicine», prosegue Rossi, raccontando di essersi ritrovato «solo come oggi». Nonostante questo, dichiara che rifarebbe tutto «sia per integrità e dignità personale, sia per essere d’esempio». Secondo il suo racconto, «tante persone mi hanno ringraziato per aver trasmesso loro il coraggio di resistere e di non sottostare al ricatto degli obblighi e alla vaccinazione, che tutt’oggi miete tante vittime».
Rossi aggiunge una riflessione personale sulle conseguenze di quanto fatto: «Se ciò che ho fatto ha permesso a qualche madre di non piangere un figlio morto per malore improvviso, o a una figlia di dare l’ultimo saluto a un padre sequestrato e ucciso nei reparti della morte, allora credo ne sia valsa la pena».
Entrando nel merito degli sviluppi giudiziari, Rossi riferisce che «la sentenza di primo grado di assoluzione per manifestazione non autorizzata relativa alla “Fiaccolata per la libertà 1”, impugnata da uno dei PM di Trieste, è stata riformata in secondo grado dalla Corte d’Appello di Trieste», con una condanna a «una pena pecuniaria di 3.000 euro», a fronte di una richiesta iniziale di «tre mesi di carcere».
Il consigliere comunale parla di un «paradosso», ricordando che «lo scorso anno lo stesso Tribunale d’Appello aveva confermato l’assoluzione in secondo grado per un processo identico, la “Fiaccolata della libertà 2”, dove era contestata anche l’aggravante dell’oltraggio a pubblico ufficiale». «Dovrebbe esserci un minimo di omogeneità di giudizio dallo stesso tribunale», afferma, sostenendo inoltre che «non c’era alcun elemento che provasse che fossi io l’organizzatore» e che «l’unico testimone dell’accusa mi aveva di fatto scagionato da ogni responsabilità», motivo per cui in primo grado era arrivata «l’assoluzione con formula piena».
Rossi conclude parlando di «accanimento da parte di qualche PM in cerca di carriera» e riassumendo il suo giudizio sulla giustizia con una frase che definisce emblematica: «Alle volte la giustizia sembra lanciare una monetina per decidere». Nonostante tutto, ribadisce: «Non mollo. Attendiamo il deposito delle motivazioni e poi faremo ricorso in Cassazione».
Nel suo messaggio vengono infine indicate le prossime udienze:
«Venerdì 16 gennaio 2026 alle ore 14:30 presso il Tribunale di Trieste per una presunta diffamazione ai poliziotti che mi avevano arrestato perché non avevo il green pass durante l’attività di consigliere comunale» e «mercoledì 4 febbraio 2026, sempre a Trieste, per i fatti del porto durante le manifestazioni no green pass».
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