Adesso Trieste: Giunta Dipiazza riduce i salari al “Sportello al Cittadino”, protesta per il taglio di 52.000 €

Nel giugno del 2023 la Giunta Dipiazza inaugurava il nuovo “Sportello al Cittadino” (SAC) di via Punta del Forno, la prima porta d’accesso per la cittadinanza ai servizi comunali, da quelli demografici all’accettazione e al ritiro di atti, fino alla gestione degli oggetti smarriti e rinvenuti. L’obiettivo dichiarato era quello di semplificare l'accesso ai servizi comunali, migliorando l'efficienza e riducendo i tempi di attesa.
È tuttavia notizia degli ultimi mesi che il servizio verrà nuovamente messo a gara con un ribasso salariale significativo: si passerà infatti dal CCNL Terziario, della distribuzione e dei Servizi al CCNL Multiservizi. Questo si traduce in una riduzione di circa 52.000 € del costo del lavoro a fronte di un valore di gara che è rimasto invariato (412.000 €). Nella prima gara, andata a vuoto, il costo della manodopera era infatti stimato a 319.000 €, sceso a 267.000 € con il cambio di CCNL di riferimento nella seconda gara che si chiude a fine mese.
«Ancora un altro attacco ai salari dei lavoratori da parte della Giunta Dipiazza. A distanza di quasi due anni dall’inaugurazione dello sportello, una cosa è certa: per il Comune difendere la qualità del lavoro e dei servizi, garantendo salari dignitosi, non è una priorità - commenta Riccardo Laterza, Capogruppo di Adesso Trieste in Consiglio Comunale -. È ancora più allarmante constatare che mentre nel primo caso il Capitolato individuava in maniera esplicita l’inquadramento contrattuale degli operatori, nella seconda gara non si trova alcun riferimento in merito ai livelli professionali. Con questa manovra, il Comune “regala” in un servizio ad alta intensità di manodopera ulteriori 52.000 € di margine economico all’operatore privato, togliendoli dalle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori».
«A fronte di questa grave mossa, che si aggiunge alla situazione salariale inaccettabile nella quale versano altri servizi comunali in appalto come quello del portierato, ribadiamo il nostro impegno perché anche a Trieste, sul modello di altre importanti città italiane, si stabilisca un “salario minimo comunale”, ovvero un limite sotto il quale non è consentito andare con le gare bandite dal Comune stesso. Ne va della dignità di chi lavora e della qualità dei servizi offerti alla cittadinanza», conclude Laterza.
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