Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha fatto oggi visita a Trieste per presentare il suo nuovo libro (Riscatto. Bergamo e l’Italia: appunti per un futuro possibile, Rizzoli), in un evento moderato dal direttore de Il Piccolo Omar Monestier e con la partecipazione della Capogruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati Debora Serracchiani.
Nel libro, fresco di stampa, Gori racconta a Francesco Cancellato (direttore di Fanpage.it) la terribile esperienza vissuta a Bergamo durante il periodo più nero della pandemia del Covid-19 in Italia, illustrando inoltre le sue idee per il futuro del Paese, nella difficile sfida della ripartenza.
Al termine della presentazione, il sindaco ha accettato di rilasciare una breve intervista a Trieste Cafe sull’attuale situazione politica e sul futuro del Partito Democratico.
Sindaco, cominciamo con il libro che lei ha appena presentato: in esso lei ha illustrato il suo progetto per il futuro dell’Italia dopo la pandemia del Covid-19, partendo da ciò che è successo a Bergamo. Lei in quest’opera critica fortemente lo statalismo e fa una proposta economica di stampo riformista: lei pensa che questo possa creare contrasti con le altre correnti del suo partito?
Nel Partito Democratico, così come in tutti i grandi partiti del centro-sinistra europeo, convivono diverse sensibilità. In alcune stagioni la ricetta socialdemocratica si è rivelata efficace: così è stato nella seconda parte del Novecento, ad esempio; oggi però io non penso ci siano le condizioni per restare fermi su quella formula, perché siamo un Paese molto indebitato, che non ha più una vera crescita economica da vent’anni e che presenta un profilo demografico declinante. Io penso che il compito moderno dello Stato sia quello di abilitare i diversi soggetti della società, i cittadini e le imprese, ma senza sostituirsi a loro.
Quale ritiene che possa essere il futuro del Partito Democratico, alla luce della nuova segreteria di Enrico Letta e delle scelte che il partito dovrà fare sulle alleanze in vista delle prossime elezioni amministrative e nazionali?
Ho recentemente proposto che venga definito un baricentro dello schieramento di centrosinistra attorno ad un asse chiaramente riformista, partendo da una federazione tra il PD ed i partiti liberal-democratici (Azione, +Europa ed Italia Viva). Poi si può immaginare un dialogo e, possibilmente, una collaborazione con il Movimento 5 Stelle, soprattutto se la legge elettorale sarà di stampo maggioritario; ma il perno di tale alleanza deve restare l’asse riformista.
Nella vostra collaborazione col Movimento 5 Stelle, penso che sarà prioritaria la riforma della giustizia: qual è la sua idea sulla giustizia italiana?
La mia idea è che vada significativamente riformata, perché si sono accumulate negli anni una serie di storture e di patologie che oggi rischiano di compromettere la credibilità della giustizia del nostro Paese. Ritengo, innanzitutto, che vadano ripristinati i diritti della difesa nel processo penale: il pubblico ministero si muove ormai senza alcun tipo di controllo gerarchico sul suo operato e questa è un’assoluta anomalia; bisogna poi eliminare il peso politico sul Consiglio Superiore della Magistratura e porre termine al sensazionalismo mediatico sui processi penali. Un tema particolarmente che mi divide dal Movimento 5 Stelle è quello della prescrizione: va ripristinata e spero che il Partito Democratico non mostri cedimenti su questo punto.
Bergamo è stata la città più duramente colpita dalla pandemia: nessuno dimenticherà mai la macabra sfilata dei camion dell’esercito carichi di bare per le strade città. Qual è l’attuale situazione a Bergamo? Il peggio è passato?
La situazione a Bergamo è stata drammatica nella prima ondata, dove si sono registrati livelli di contagio e mortalità più elevati che in tutta Europa, meno grave nella seconda e nella terza ondata. Oggi però la diffusione della pandemia è molto ridotta e la popolazione è ben disposta nei confronti della campagna vaccinale, con una quota di scettici molto marginale: penso quindi che si possa dire che siamo prossimi all’uscita dal tunnel. Non bisogna però abbassare la guardia: la variante Delta (ex variante indiana ndr.) potrebbe rappresentare un’incognita rischiosa.