Ettore Rosato: “Trieste è la città più bella del mondo, le radici non si cancellano” (VIDEO)

La diretta è stata realizzata dalla pista di pattinaggio allestita in piazza Ponterosso, uno dei luoghi simbolo delle festività triestine, durante una lunga maratona di collegamenti che ha accompagnato la città per oltre un mese.
Trieste come casa, non come cartolina
Ettore Rosato non parla di Trieste come si parla di una città da promuovere, ma come di un luogo che continua a definire identità e appartenenza. Dalla pista di pattinaggio di piazza Ponterosso, il vicesegretario nazionale di Azione rivendica un legame che va oltre il ruolo istituzionale e oltre la distanza geografica imposta dall’attività politica nazionale.
Dopo aver girato l’Italia e conosciuto da vicino molte realtà urbane, Rosato non ha dubbi nel definire Trieste “la più bella città del mondo”, non per retorica ma per qualità della vita, vivibilità e dimensione umana. Una città che, pur con problemi noti e raccontati quotidianamente, regge il confronto con altri contesti nazionali.
Le radici che resistono al tempo e alla politica
Il richiamo alle radici è uno dei passaggi più personali dell’intervento. Rosato sottolinea come il senso di appartenenza non si perda nemmeno dopo anni trascorsi tra Roma e gli impegni politici in tutta Italia. Tornare a Trieste significa ritrovare suoni, abitudini e linguaggi che fanno sentire immediatamente a casa.
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Il riferimento ironico al caffè ordinato “come si deve”, senza fraintendimenti, diventa il simbolo di un’identità cittadina che resta intatta. Ma accanto alla dimensione quotidiana, emerge anche quella familiare: il ruolo di padre e soprattutto di nonno, vissuto come un valore aggiunto, ancora più forte durante le feste.
Una città che si vive, non si subisce
Nel racconto di Rosato, Trieste non è idealizzata. È una città con criticità, ma anche con un equilibrio che altrove si è perso. Il confronto con altre grandi realtà urbane rafforza l’idea che qui esista ancora una qualità del vivere che altrove appare compromessa.
La distanza dalla città, dovuta agli impegni politici, non attenua il legame, anzi lo rafforza. Trieste resta il punto di riferimento emotivo e culturale, il luogo dove il ritorno non è mai una formalità ma un’esperienza concreta.
Un legame che attraversa i ruoli
Da vicesegretario nazionale di Azione, Rosato parla spesso di scenari internazionali, riforme, economia e assetti istituzionali. Ma in questo passaggio iniziale della diretta emerge una dimensione più intima, che precede e accompagna quella politica.
Trieste non è solo la città di origine, ma il metro di paragone con cui misurare il resto. Un legame che continua a orientare lo sguardo anche quando il baricentro del lavoro è lontano.
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