“Educare alla solidarietà non è propaganda”: Paglia difende i giovani volontari di piazza Libertà

Continua a far discutere in città la vicenda dei bambini e delle bambine che, accompagnati dagli insegnanti al termine di un percorso di educazione civica, hanno portato solidarietà ai migranti presenti in piazza Libertà. Dopo le polemiche esplose sui social e nei gruppi Facebook cittadini, interviene ora con parole molto nette la segretaria provinciale del Partito Democratico Maria Luisa Paglia.
Nel suo lungo intervento, Paglia prende posizione contro le critiche rivolte all’iniziativa, definendo surreale il fatto che al centro della polemica siano finiti dei ragazzini impegnati in un gesto di solidarietà. “Davvero qualcuno pensa che il problema siano dei bambini e delle bambine che imparano il valore dell’empatia e della coesione sociale?”, si domanda la segretaria dem.
Secondo Paglia, quei giovani non sarebbero stati coinvolti per motivi politici o propagandistici, ma nell’ambito di un percorso educativo finalizzato a trasmettere valori civici e umani. “Educare alla solidarietà non significa insegnare una posizione politica”, sottolinea, “ma formare cittadini e cittadine capaci di rispetto, responsabilità e umanità”.
La segretaria provinciale del Pd riconosce come sul tema migratorio possano esistere sensibilità e opinioni differenti, ma ritiene che il livello dello scontro pubblico abbia superato un limite nel momento in cui, afferma, “dei minori vengono trasformati in bersagli polemici”.
Il suo intervento si allarga poi alle difficoltà economiche e sociali che attraversano il Friuli Venezia Giulia. Paglia cita il tema della sanità pubblica, le liste d’attesa, i lavoratori in difficoltà, i salari insufficienti e i giovani costretti a lasciare il territorio. Problemi che, secondo la dirigente democratica, meriterebbero molta più indignazione rispetto a “dei dodicenni che distribuiscono un panino”.
“Se proprio bisogna essere in rivolta”, osserva, “forse bisognerebbe esserlo per una sanità che crolla, per chi aspetta stipendi, per famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese”.
Nella parte finale del messaggio, Maria Luisa Paglia lancia anche una riflessione più ampia sul clima sociale e culturale. “Forse il problema è proprio questo”, scrive, “c’è chi educa i ragazzi alla coesione sociale e chi invece preferisce educare alla rabbia”.
Una frase destinata ad alimentare ulteriormente il dibattito cittadino attorno a una vicenda che nelle ultime ore ha acceso fortemente il confronto politico e sociale a Trieste, soprattutto sul tema dell’accoglienza e della convivenza civile.
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