Cinquant’anni fa, il 6 giugno 1973 muore a Trieste monsignor Edoardo Marzari, una delle figure più dimenticate ma in assoluto fra le più importanti della nostra città dal dopoguerra ad oggi.
Il suo nome infatti può essere tranquillamente accostato a quello dei grandi sacerdoti che hanno fatto la storia del nostro paese come Luigi Sturzo, Giovanni Minzoni, primo mazzolare o Lorenzo Milani. Lo rende assolutamente unico l’essere stato l’unico sacerdote presidente di un comitato di liberazione nazionale come gli venne chiesto a Trieste nel giugno del 1944, ma soprattutto la sua straordinaria Capacità di dare origine ad una varietà di iniziative associative, politiche, culturali ed educative davvero senza pari.
Nato a Capodistria nel 1905, attivo fin da giovane nello scautismo nei gruppi dell’azione cattolica, studiò all’università di Padova e all’Università gregoriana di Roma, venne ordinato sacerdote nel luglio del 1932 e ritorno nella diocesi di Trieste Capodistria nel 1935.nel 1138 × 1 solo anno gli fu affidata la direzione del settimanale diocesano vita nuova, da cui venne allontanato dopo essere entrato in polemica con le autorità fasciste a proposito delle leggi razziali antiebraiche. In un famoso articolo intitolato “Impegnarsi” invitava la gente, allora tenuta solo a tacere e ad obbedire, a “prendere posizione ascoltando solo la propria coscienza“.
La sua autorevolezza ed i suoi principi indiscutibilmente democratici lo resero il punto di riferimento dell’opposizione italiana antifascista che nel giugno 1944 gli chiese di assumere la responsabilità del comitato di liberazione nazionale.
E nonostante le precauzioni, l’attività di Marzari non sfuggì alla polizia nazifascista. Fu arrestato dal famigerato con lotti, imprigionato e torturato lungamente con scariche elettriche in diverse parti del corpo. Come ricorda il vescovo Santin “quando scoppiò la tempesta più cupa egli fu sulla breccia primo fra i primi“, fuggire alla morte per puro miracolo, dovendo finire con Paolo reti alla risiera. Un gruppo eroico di partigiani penetrati clandestinamente nelle carceri del Coroneo sotto la guida del futuro sindaco Spaccini lo liberò e lo portò in piazza dalmazia (una targa ricorda l'evento sulla facciata dell'edificio), dove diede immediato ordine di insurrezione al Corpo Volontari della Libertà, comandati dal col. Fonda Savio.
Successivamente, in Prefettura firmò le ordinanze di nomina delle cariche cittadine, e fece issare su Prefettura e Comune il tricolore.
il 1 maggio, all'arrivo delle brigate titine, dovette nascondersi ed il 7 maggio, nascosto in un furgone funebre, passò il blocco del Lisert e si rifugiò a Roma. Perseguitato dai fascisti prima e dai comunisti dopo per gli ideali di libertà e di appartenenza all'Italia che aveva contraddistinto la sua opera pastorale e civile. Nel 2004 il Presidente Ciampi gli conferì la Medaglia d’Oro al Valore Civile, con la motivazione "Fra le figure più rappresentative dell’antifascismo cattolico, sempre ispirato, nell'insegnamento e negli scritti ai valori della libertà e della democrazia, aderiva, con instancabile e appassionato impegno alle formazioni di Liberazione nazionale. Arrestato e torturato dai nazifascisti, fu liberato, e quale presidente del CCNL di Trieste, il 30 aprile 1945, guidò i concittadini nell'insurrezione contro l'oppressore nazista.”
Don Marzari partecipò poi alla ricostruzione morale e civile della città e delle istituzioni politiche e associative che oggi identifichiamo come "terzo settore"
Camera del lavoro, Acli, democrazia cristiana, lega nazionale. E poi le opere pedagogiche o sociali: l’Università popolare e l’opera figli del popolo con la famiglia Auxulium e la Repubblica dei ragazzi o il convitto Semente Nova.
in occasione della ricorrenza del 25 aprile, desidero ricordare che quast'anno ricorre il 50^ anniversario della morte di don Edoardo Marzari, protagonista della liberazione dai nazifascisti di Trieste.
Quale Presidente del CLN locale, venne liberato nella notte del 29/30 aprile 1945 dalla cella della morte al Coroneo ad opera di un nucleo della Brigata Ferrovieri, guidato dall'ing. Marcello Spaccini.
e fu sempre presente allle celebrazioni del 25 aprile, ricorrenza che Lui aveva vissuto con le torture della banda Collotti e con le decisioni nel momento difficile.
Come ricorda il vescovo Antonio Santin “fu sacerdote prima di tutto e soprattutto.essere prete era la sua gioia e la sua fierezza. Egli in tempi non facili fece rifulgere la luce del sacerdote davanti a giovani ed anziani, a coloro che per idee erano vicini e a coloro che ne erano lontani“.
Fondò “la Repubblica dei ragazzi“ e vuole spiegare perché nasceva: “essa vuole essere un utile contributo all’educazione sociale civica dei ragazzi, facendo leva su gli interessi e sugli stati d’animo propri dell’età a partire dai valori della fraternità, del senso comunitario, del rispetto per l’altrui personalità“.era una Repubblica con il governo, i giudici, il parlamento, la lira-lavoro, la banca, la guardia e via dicendo ma-avvertiva subito Don Marzari-metodologicamente era un grande gioco“serio“ ma capace di interessare preadolescenti e adolescenti.
Figlio di Capodistria e padre della Trieste del dopoguerra, testimone di democrazia e di impegno civile.