Pubblichiamo da CLPT
Nel riscontrare la comunicazione in oggetto segnaliamo che la stessa riporta una serie di
inesattezze.
- CLPT ha aderito allo sciopero generale contro l’introduzione della certificazione verde per
poter lavorare indetto da diverse sigle sindacali dal 15 al 20 ottobre. Non ha mai aderito
all’estensione dello stesso dal 21 al 31 ottobre.
- Il CLPT non ha in alcun modo violato l’art. 49 del CCNL Porti. Innanzitutto perché
semplicemente non ha indetto alcuno sciopero, ma ha aderito a uno sciopero indetto da altri.
Ai quali soli andrebbero eventualmente rivolte le contestazioni indirizzate alla scrivente. In
secondo luogo perché lo stesso art. 49 del CCNL Porti prevede l’esclusione dalla procedure
di raffreddamento – citate nella sua comunicazione - degli scioperi per eventi eccezionali.
L’introduzione dell’obbligo dell’esibizione della certificazione verde per lavorare, contro il
quale gli scioperi generali sono stati indetti e che ha motivato anche la nostra adesione agli
stessi, va certamente annoverato tra gli eventi eccezionali, perché non ha alcun riscontro
nella storia repubblicana è perché mette a repentaglio il diritto al lavoro sancito dalla
Costituzione (come pure, a nostro avviso, diversi altri diritti garantiti della Costituzione).
Inoltre perché non era uno sciopero di carattere economico, rivolto contro enti territoriali o
aziende, bensì contro una decisione del Governo.
- La comunicazione della nostra adesione agli scioperi è stata inviata alla Commissione di
Garanzia sugli scioperi, ai Prefetti di Trieste e Gorizia, all’AdSPMAO, alla Capitaneria di
Porto di Trieste, all’Ufficio delle Dogane di Trieste e alle aziende operanti nei porti di Trieste e
Monfalcone e riportava motivazione, data, durata e modalità (orari) di astensione dal lavoro.
- Lo stesso 13 ottobre in cui ha comunicato l’adesione agli scioperi la scrivente ha anche
inviato una richiesta alla Prefettura di Trieste di convocare una riunione con il Presidente
della Regione, le organizzazioni datoriali e con il Presidente di AdSPMAO (che hanno
ricevuto la nostra richiesta per conoscenza) al fine di evitare “passi drastici”, purtroppo
senza alcun riscontro.
- durante lo sciopero non è stato arrecato alcun danno all’integrità e alla sicurezza dei
lavoratori, degli utenti, dei mezzi e degli impianti. Chi ha effettivamente messo a repentaglio
l’integrità fisica e la sicurezza dei lavoratori sono state le forze dell’ordine con il loro
intervento del 18/10/2021.
- l’individuazione del personale necessario a garantire la sicurezza degli impianti e del
patrimonio aziendale non poteva in alcun modo essere in carico alla nostra organizzazione
sindacale, che non può avere contezza della presenza di merci deperibili o di particolari
necessità aziendali, bensì delle autorità e delle aziende a cui l’adesione è stata comunicata.
L’indizione degli scioperi generali è avvenuta con un anticipo in alcuni casi anche superiore
ai 10 giorni, mentre la nostra adesione è stata comunicata con 2 giorni di anticipo.
Le autorità e le aziende avevano quindi tutto il tempo di segnalarci eventuali criticità e
convocarci (come previsto dallo stesso art. 49 del CCNL Porti) per definire il personale
necessario a garantire la sicurezza di impianti, patrimonio e merci. Avremmo sicuramente
aderito a tali richieste essendo primario interesse nostro e di tutti i lavoratori portuali non
mettere a repentaglio la sicurezza e l’integrità di mezzi e impianti. Nessuna comunicazione in
merito ci è però mai pervenuta da autorità e/o aziende.
Visto quanto sopra il CLPT non ha in alcun modo contravvenuto a quanto riportato ai punti 1
e 2 del Protocollo d’intesa con AdSPMAO del 27/7/2021. Dobbiamo purtroppo rilevare che a
violare quel Protocollo è stata invece l’AdSPMAO, che non ha adempiuto – nonostante le
nostre ripetute sollecitazioni - a quanto previsto al suo punto 4 riguardo l’impegno a
riconoscere a CLPT “le stesse facilitazioni riconosciute alle altre organizzazioni sindacali”,
nello specifico la messa a disposizione di un ufficio in ambito portuale.
La sua comunicazione ci pare perciò pretestuosa. D’altra parte avevamo già da lungo tempo
rilevato come i rapporti con AdSPMAO fossero sempre più difficili e inconcludenti. Abbiamo
purtroppo dovuto prendere atto come l’impegno a riportare nei limiti posti da leggi,
regolamenti e contratti, le condizioni di lavoro di una grossa parte dei lavoratori portuali dei
porti di Trieste e Monfalcone, un tempo comune, fosse rimasto solo nostro. Mentre da parte
dell’AdSPMAO ci pare si sia ritornati a un atteggiamento di inoperosa acquiescenza verso le
irregolarità che si verificano in diverse aziende.
Non possiamo che esprimer il nostro rammarico per quello che riteniamo un deciso cambio
di rotta rispetto a un indirizzo che aveva portato a importanti risultati tanto per i lavoratori che
per l’economia cittadina e che altri ancora ne poteva – e ne deve - portare. Vogliamo
ricordarle che le potenzialità rappresentate per il Porto di Trieste dall’Allegato VIII°, che
giustamente sottolinea e sostiene nei suoi interventi pubblici, le sono state fatte conoscere
nel lontano 2015 proprio dai lavoratori e rappresentanti del CLPT.
Da parte nostra l’impegno per l’applicazione dell’Allegato VIII° e per la tutela dei diritti
costituzionali, della dignità, della salute e della sicurezza dei lavoratori portuali, nonché per la
difesa dei risultati finora raggiunti (che qualcuno pare voglia mettere in discussione), rimane
inalterato e continueremo a portarlo avanti finché saranno i lavoratori a ritenerlo utile.