Cimolino “Trieste non diventi un luna park” Rescigno “Musei, teatri e crociere, la città cresce” (VIDEO)
Ultimo confronto “versione senior” della settimana in diretta serale su Trieste Cafe, con Luca Marsi alla conduzione e due ospiti di lungo corso della politica locale: Tiziana Cimolino, portavoce regionale dei Verdi, e Vincenzo Rescigno, consigliere comunale di Fratelli d’Italia. Un botta e risposta che ha mescolato analisi, stoccate e visioni opposte sul futuro della città, partendo dal tema più caldo del momento: il referendum.
Referendum: “Poco interesse” e scontro sull’equilibrio dei poteri
La prima fotografia, su cui entrambi hanno trovato un punto di contatto, è stata netta: secondo Cimolino e Rescigno, il referendum sta faticando a entrare davvero nella testa e nelle priorità dei cittadini.
Cimolino lo ha detto senza giri di parole, attribuendo la scarsa partecipazione attesa sia alla complessità tecnica sia al contesto internazionale che “sovrasta” ogni altra discussione. Ha insistito su un punto che per lei è centrale: la gente “capisce poco” perché prima bisognerebbe spiegare cos’è e come funziona la macchina della giustizia, dal Csm ai ruoli di giudici e pubblici ministeri. E ha ricordato anche l’elemento decisivo: non è un referendum abrogativo, quindi “vince chi prende più voti”, senza quorum.
Nel merito, Cimolino ha motivato la posizione del “no” con una preoccupazione politica: cambiare pesi e meccanismi di nomina significa, secondo lei, spostare l’equilibrio e aprire la strada a un maggior controllo della politica sulla magistratura. E ha usato una metafora secca per criticare il sorteggio: “chi vorrebbe un chirurgo sorteggiato?”.
Rescigno, pur confermando la difficoltà di spiegare tecnicismi al grande pubblico, ha ribaltato l’impostazione: la riforma, per lui, non intacca l’autonomia, ma interviene sull’organizzazione interna e sulla separazione tra magistrati giudicanti e inquirenti. Ha puntato la mira sul tema delle correnti, sostenendo che il sorteggio è lo strumento per ridurre accordi e “mercati” interni. E ha rivendicato la creazione di un’Alta Corte disciplinare come garanzia ulteriore.
Lo scontro si è compattato in pochi secondi, quando Cimolino ha tagliato corto: “lo fa perché vuole più potere sulla magistratura”. Rescigno ha replicato richiamando posizioni espresse in passato da esponenti non del centrodestra, sostenendo che oggi il fronte del “no” starebbe cambiando narrazione.
Turismo a Trieste: crociere contro “turismo lento”
Secondo tema, e qui la distanza è diventata evidente: che turismo vuole Trieste?
Rescigno ha proposto un modello chiaro e in continuità: turismo culturale e “monumentale”, con un pilastro importante, quello crocieristico. Ha descritto Trieste come “museo a cielo aperto”, ha richiamato il riconoscimento di “città turistica” e ha sostenuto che la città stia crescendo grazie a investimenti, catene alberghiere e hub crocieristici. Nella sua ricostruzione, i numeri e la proiezione futura sono la prova che la direzione è quella giusta.
Cimolino, invece, ha fatto una scelta di campo: no al turismo crocieristico come asse portante. Non ha negato che il turismo esista e vada gestito, ma ha messo l’accento sull’impatto: chiusure delle Rive, ingombro, logistica, parcheggi, flussi compressi e “organizzati” che consumano la città senza viverla davvero. Per lei la parola chiave è un’altra: qualità. E la formula è precisa: “turismo lento, misurato e di qualità”, capace di trasformare Trieste in un’esperienza e non in un percorso a tappe da spuntare.
Nel botta e risposta è arrivata anche la frase che ha segnato il confine tra le due visioni: Cimolino ha avvertito che senza equilibrio la città rischia di diventare “un luna park”. Rescigno ha difeso il risultato complessivo della crescita turistica e culturale, citando musei, spazi culturali e la valorizzazione di siti cittadini come segnale di trasformazione già in corso.
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