Cason minimizza: “Nessuna baby gang a Trieste”. Pucci replica: “Non ignoriamo il problema” (VIDEO)

È partito subito forte il confronto politico tra Roberto Cason (Civica Idea Giuliana) e Rosanna Pucci (Partito Democratico) durante la diretta condotta da Luca Marsi con l’opinionista Stefano Rebek su Trieste Cafe. Il tema della serata era uno dei più caldi del momento: la sicurezza in città, in particolare in relazione al fenomeno delle baby gang.
Cason: “Le baby gang? Fenomeno circoscritto, ma serve educazione”
Roberto Cason ha definito il problema delle baby gang a Trieste come “oggi circoscritto”, segnalando che gli episodi di cronaca più gravi sembrano essere diminuiti, anche grazie alla presenza delle forze dell’ordine. “Oggi a Trieste non si può parlare di vere e proprie baby gang organizzate. Ci sono episodi isolati, certo, ma il fenomeno si è ridotto. Sono ragazzi che spesso non si rendono conto delle conseguenze, e qui devono intervenire genitori ed educazione”, ha dichiarato.
Pucci: “È degrado sociale, non solo sicurezza. Serve sostegno alle famiglie”
Più articolata l’analisi di Rosanna Pucci, che ha definito il fenomeno come “un’espressione di degrado sociale”, legato soprattutto alla povertà educativa. “La politica deve offrire strumenti e attività formative per i giovani. Se restano in strada, è perché spesso le famiglie non riescono a seguirli: servono sostegni concreti, progetti educativi, laboratori, sport. Solo così si previene”, ha sottolineato.
Scontro sulle responsabilità: Cason parla di mancate integrazioni
Durante il confronto, Cason ha puntato il dito contro “una parte della popolazione straniera non intenzionata a integrarsi”, facendo riferimento anche ai dati emersi in consiglio comunale durante un’audizione recente. “Purtroppo la maggioranza dei casi riguarda minori stranieri non accompagnati. È un dato oggettivo, e chi gestisce le strutture di accoglienza deve essere richiamato all’ordine”, ha ribadito.
Pucci: “Non facciamo confusione. Il problema è stato segnalato anche nei rioni bene”
Rosanna Pucci ha replicato con fermezza: “Non si può generalizzare: ci sono stati episodi anche a San Vito. Serve distinguere tra ragazzi accolti in strutture e residenti. Le cooperative vanno controllate, ma non demonizzate. E servono strumenti di prevenzione: vigile di quartiere, telecamere funzionanti, supporto alle famiglie”
L’esponente del PD ha anche sottolineato come la proposta del vigile di quartiere sia stata condivisa da più forze politiche, ma ancora inattuata dall’attuale amministrazione: “Non c’è un sistema efficace di videosorveglianza in tempo reale. Le telecamere esistono, ma spesso non funzionano”.
Rebek: “Spesso non abbiamo il coraggio di dire da dove nasce il problema”
L’opinionista Stefano Rebek ha fatto da ago della bilancia: “Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che molti dei problemi legati alle baby gang nascono dal fallimento dell’integrazione e dalla gestione inefficace dell’accoglienza. I dati parlano chiaro”
Il dibattito si è chiuso con l’auspicio di un intervento più strutturato, che unisca controllo e inclusione, sicurezza e investimenti sociali, evitando semplificazioni o strumentalizzazioni.
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