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Politica

Appello dei lavoratori a Trieste per uno sciopero generale contro genocidio in Palestina e governo Meloni

Luca Marsi·
Appello dei lavoratori a Trieste per uno sciopero generale contro genocidio in Palestina e governo Meloni

Un documento diffuso da un gruppo di lavoratori, delegati e dirigenti sindacali chiama a raccolta il mondo del lavoro con un appello alla convocazione di uno sciopero generale. L’iniziativa, che sta circolando in queste ore a livello nazionale, si concentra su due temi centrali: la denuncia del “genocidio in Palestina” e la contestazione della politica del governo Meloni, ritenuto complice delle scelte del governo israeliano di Benjamin Netanyahu.

Secondo i promotori dell’appello, la situazione in Medio Oriente ha raggiunto un livello insostenibile: “Oltre 60mila persone, tra cui una buona parte bambini, sono state ammazzate dall’esercito israeliano. La miseria, la fame e il blocco degli aiuti non hanno che un nome: genocidio”. Da qui la convinzione che manifestazioni e presidi non siano più sufficienti, ma che serva “uno sciopero generale capace di bloccare realmente il paese”.

un appello che punta al ruolo strategico dei lavoratori

Nell’appello si sottolinea come, in Italia, il ruolo dei lavoratori – in particolare quelli dei porti e della logistica – possa diventare decisivo. Alcuni scioperi già avvenuti in scali strategici avrebbero dimostrato la possibilità di fermare il commercio di armi con Israele. Secondo i firmatari, colpire gli interessi economici sarebbe l’unico modo per fermare “il massacro in corso” e condizionare le scelte politiche.

Non solo Palestina: l’appello lega la mobilitazione anche alla situazione interna, criticando le politiche economiche del governo. Mentre sanità, scuola e pensioni sono in difficoltà, viene contestata la decisione di destinare più fondi alle spese militari. “La lotta in difesa del popolo palestinese – si legge – è anche una lotta per difendere i nostri interessi di lavoratori”.

sindacati chiamati in causa

L’appello chiede esplicitamente alle organizzazioni sindacali nazionali di convocare assemblee in tutti i luoghi di lavoro, discutere le modalità e arrivare a uno sciopero generale. “Stop al genocidio in Palestina – si legge ancora – più insegnanti, non soldati; più ospedali, non bombe; più case, non caserme”.

Fra i primi firmatari figurano delegati e rappresentanti sindacali di Stellantis, Maserati, Ferrari, Iveco, Esselunga, istituti scolastici e ospedalieri. Una lista variegata di lavoratori che intendono spingere la mobilitazione a livello nazionale.

un appello aperto alle adesioni

Il testo diffuso è presentato come un appello aperto: i promotori invitano altri lavoratori, sindacalisti e cittadini a sottoscriverlo, convinti che solo una grande mobilitazione possa incidere sul quadro politico.

La stagione di mobilitazione – spiegano i promotori – avrebbe già trovato un segnale forte nella manifestazione di Genova di fine agosto, in sostegno della Global Sumud Flotilla, che ha visto la partecipazione di circa 50mila persone. Ora, l’obiettivo dichiarato è trasformare quella energia in uno sciopero generale.

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