Anna Cisint rilancia la linea dura: “Chiuse moschee abusive, difendiamo legalità e futuro”

Un intervento deciso, dai toni netti, quello dell’europarlamentare Anna Cisint, che torna a ribadire pubblicamente la propria linea politica in materia di sicurezza e integrazione.
Nel suo messaggio, Cisint rivendica un percorso iniziato durante il suo mandato da sindaco di Monfalcone, dove — come da lei stessa sottolineato — sono state chiuse tre moschee abusive, imponendo il rispetto delle regole a chi, a suo dire, non le rispettava.
“Una scelta che mi è costata minacce”
L’europarlamentare evidenzia anche le conseguenze personali di questo impegno:
“Questo mi è costato minacce di morte e oggi vivo sotto scorta”, afferma, sottolineando il clima di tensione che ha accompagnato la sua attività politica.
Un passaggio che rafforza il senso di una battaglia che Cisint descrive come non solo politica, ma anche personale.
Le misure rivendicate
Nel suo intervento, Cisint richiama anche alcune iniziative legislative che attribuisce al lavoro portato avanti insieme alla Lega.
Tra queste, cita la stretta sui ricongiungimenti familiari e il taglio delle detrazioni per parenti a carico non residenti all’estero, oltre a una proposta di legge finalizzata a regolamentare moschee e imam con l’obiettivo dichiarato di contrastare il fanatismo islamico.
Il sostegno alla Lega e a Salvini
Un passaggio centrale del messaggio è dedicato al riconoscimento politico interno: Cisint ringrazia esplicitamente Matteo Salvini, sottolineando come il leader della Lega le abbia dato fiducia fin dall’inizio.
“La Lega è l’unica che crede davvero in questa battaglia”, afferma, ribadendo la propria appartenenza e il sostegno alla linea del partito.
Il richiamo all’unità
Non manca un riferimento a eventuali posizioni divergenti: Cisint precisa che eventuali scelte prese a livello locale, senza autorizzazione del partito, non rappresentano la linea ufficiale della Lega.
Un messaggio chiaro, che mira a rafforzare coesione e identità politica.
“Andare avanti senza fermarsi”
Il tono conclusivo è quello di una chiamata all’azione:
“Non facciamoci fregare e continuiamo a combattere”, scrive.
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