Adesso Trieste: “Eventi militari aperti ai bambini inopportuni, città promuova messaggi di pace”

Una serie di immagini diffuse dal Comune di Trieste nell’ambito della Settimana del Cappello Alpino ha acceso il dibattito pubblico: bambini invitati a salire all’interno di un carro armato esposto in piazza Unità. Una scena che, secondo Adesso Trieste, rompe una soglia di opportunità, soprattutto in un momento storico in cui il tema della guerra è quotidianamente presente nell’immaginario dei più piccoli.
Kakovic: “Un carro armato non è un gioco”
La consigliera Giorgia Kakovic non usa giri di parole e definisce l'esposizione dei minori a mezzi e strumenti militari come un rischio educativo.
«Le celebrazioni militari hanno una loro dignità storica e identitaria, ma far salire bambini su un carro armato o proporre esercitazioni operative in aree urbane e turistiche rischia di banalizzare la presenza degli strumenti di guerra e di trasmettere ai più piccoli un’immagine distorta e innocua di ciò che essi rappresentano» afferma Kakovic.
Un richiamo che punta direttamente alla responsabilità educativa degli enti pubblici, chiamati – secondo la consigliera – a proteggere il modo in cui i minori percepiscono il mondo.
Un contesto internazionale carico di tensioni
La critica di Adesso Trieste si inserisce in un momento storico segnato da conflitti drammatici, dalla Palestina all’Ucraina, che entrano nelle case dei bambini tramite notiziari e social network. Proprio per questo, spiega Kakovic, occorre una particolare cautela nel proporre simboli militari come elementi ludici o attrazioni da evento pubblico.
Una città dalla forte vocazione pacifista
Trieste, ricordano da Adesso Trieste, ha una tradizione radicata di dialogo tra comunità, accoglienza di profughi e valorizzazione della memoria storica e civile. Un patrimonio che, secondo il gruppo, non può essere messo in contraddizione con iniziative che spettacolarizzano strumenti bellici davanti a minori.
«Come città abbiamo la responsabilità di promuovere una cultura che ripudia la guerra e allo stesso tempo riconosce il lavoro delle forze armate senza trasformarlo in un’attrazione per bambini» conclude Kakovic.
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