Riki Ramazzina: “La movida deve restare viva, ma servono equilibrio, sicurezza e misura” (VIDEO)
La movida a Trieste cambia pelle, cresce, si adatta, ma deve fare i conti con limiti, costi, sicurezza e nuove abitudini del pubblico. Nel corso della diretta, Riki Ramazzina ha offerto un’analisi ampia del momento che stanno vivendo i locali, partendo dall’esperienza maturata con City Bar e arrivando a una riflessione più generale su cosa significhi oggi organizzare serate in città.
Un locale cresciuto con il passare degli anni
Ramazzina ha spiegato che, rispetto all’apertura di alcuni anni fa, il locale ha registrato una crescita sia in termini qualitativi sia di notorietà. Ha sottolineato che oggi il brand è conosciuto e che il pubblico più giovane riconosce il locale come un punto di riferimento. Nel fare questo bilancio, ha anche osservato come il tempo abbia trasformato i primi clienti: quelli che allora erano giovanissimi, ha detto, oggi sono ormai cresciuti.
È un passaggio che restituisce il senso di una crescita avvenuta nel tempo, non solo sul piano commerciale, ma anche sul piano identitario. Per Ramazzina, il locale ha trovato una propria collocazione e ha costruito una relazione duratura con una parte del pubblico cittadino.
Perché oggi servono misura e controllo
Uno dei concetti più forti emersi nel suo intervento riguarda la necessità di non esporsi troppo. Ramazzina ha spiegato che negli ultimi tempi si è scelto di creare un equilibrio diverso rispetto ai primi anni, soprattutto perché le grandi serate, per quanto capaci di generare visibilità e soddisfazione, portano sempre con sé anche controindicazioni.
Ha ricordato che, soprattutto nella zona in cui si trova il locale, organizzare eventi molto grandi comporta valutazioni delicate. Da qui la scelta di non lanciarsi più in iniziative troppo impegnative, pur senza rinunciare del tutto ad appuntamenti importanti. L’idea è quella di restare dentro un perimetro sostenibile, senza mettere a rischio la tenuta della serata o la sicurezza complessiva.
La piazza, le forze dell’ordine e la gestione dei flussi
Nel corso del collegamento, Ramazzina ha sottolineato che la piazza è sempre vigilata dalle forze dell’ordine. È un dettaglio che inserisce il discorso sulla movida dentro una cornice più ampia di responsabilità. La serata non è solo intrattenimento, ma anche gestione degli spazi, dei flussi e delle possibili criticità.
L’imprenditore ha spiegato che si farà ancora qualche serata più importante, ma con molta cautela. Non ci sarà, nelle sue intenzioni, la ricerca di eventi troppo affollati o troppo complessi. Meglio, ha fatto capire, una formula equilibrata, magari con una serata in più, ma senza spingere il locale verso condizioni che possano diventare troppo gravose.
La differenza tra pubblico pieno e vero incasso
Uno dei passaggi più interessanti del suo intervento riguarda il rapporto tra presenza di persone e rendimento effettivo del locale. Ramazzina ha spiegato che per chi organizza o promuove un evento, vedere tanta gente davanti al locale è naturalmente motivo di soddisfazione. Ma per il titolare di un bar il discorso cambia, perché il nodo vero sta nella consumazione e quindi nel margine finale.
Ha chiarito che un locale può anche essere pieno, ma se il pubblico riduce la spesa, magari passando da tre consumazioni a una sola, il risultato economico cambia in modo sensibile. La differenza, ha spiegato con efficacia, la fanno gli ultimi euro di margine, quelli che consentono di chiudere la serata con serenità dopo aver pagato costi e spese.
La nuova cultura del consumo nelle serate
Ramazzina ha portato anche un esempio concreto. Ha osservato che nelle serate a ingresso libero, guardando cento persone all’esterno di un locale, spesso solo una parte minima entra davvero a consumare. Molti, ha lasciato intendere, restano nei dintorni con una sola bevanda che dura per tutta la serata. È un cambiamento che colpisce direttamente il modello economico dei locali.
Nel suo racconto emerge quindi una movida triestina in cui la partecipazione non coincide più automaticamente con il consumo. Il locale può risultare vivo, frequentato, animato, ma il cassetto non sempre segue la stessa dinamica. È uno squilibrio che per chi sta dietro il bancone pesa molto più di quanto si percepisca dall’esterno.
Il confronto con il passato e una realtà completamente diversa
Ramazzina ha anche evocato il passato, ricordando anni in cui, nelle discoteche, il denaro non veniva praticamente contato ma portato via a sacchi. Un’immagine forte, usata per far capire quanto il contesto sia cambiato rispetto a decenni fa. Oggi la realtà è diversa, più complessa, meno lineare e sicuramente meno generosa per chi lavora nel settore.
Il senso del suo intervento, però, non è nostalgico. Piuttosto è realistico. Ramazzina fotografa un mondo che non può più permettersi letture superficiali e che richiede capacità di adattamento, prudenza e attenzione ai dettagli economici.
Una notte viva, ma senza perdere il senso delle proporzioni
Dalle parole dell’imprenditore emerge una linea precisa. La movida deve restare viva, perché una piazza piena e una pista animata rappresentano comunque un orgoglio per chi gestisce un locale. Ma tutto questo deve stare dentro limiti chiari, compatibili con la sicurezza, con il contesto e con la reale sostenibilità economica.
È la sintesi di una posizione molto concreta: fare serata sì, ma senza inseguire numeri fini a sé stessi. In una Trieste che cambia, anche chi fa impresa nel settore del divertimento sembra orientarsi verso una formula meno estrema e più misurata. Ed è proprio in questo equilibrio che Ramazzina individua la chiave per continuare a lavorare bene.
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