Il sindaco Dipiazza ha conferito il sigillo trecentesco a don Marco Eugenio Brusutti

In occasione della XXXIV Giornata Mondiale del Malato, questa mattina nella Sala del Consiglio Comunale il sindaco, Roberto Dipiazza ha conferito il Sigillo Trecentesco della Città di Trieste a don Marco Eugenio Brusutti, per la benemerita attività sociale a sostegno di bambini, malati e fragili. L'onorificenza è stata proposta dall’Associazione Volontari Assistenza Ammalati e Anziani Trieste ODV, con il sostegno della marchesa Etta Carignani di Novoli. Erano presenti alla cerimonia tra gli altri anche il Presidente del Consiglio Comunale, Francesco di Paola Panteca, l'assessore comunale ai Servizi e Politiche sociali, Massimo Tognolli, l'arcivescovo Giampaolo Crepaldi, in rappresentanza del Comune di Venezia, l'assessore ai Lavori pubblici, Francesca Zaccariotto e i rappresentanti delle maggiori associazioni di volontariato, della Curia e di altri Enti benefici.
Don Marco Eugenio Brusutti, veneziano di nascita ma triestino per scelta e per amore da oltre vent’anni, è presbitero, sociologo, bioeticista, giornalista e scrittore. Il sindaco Roberto Dipiazza ha pronunciato il discorso e dato lettura della motivazione. “Oggi la Città di Trieste consegna il suo Sigillo Trecentesco a un uomo che ha scelto di mettere la propria vita al servizio degli altri. Una presenza costante accanto a chi soffre, ai bambini malati, alle loro famiglie, a chi attraversa il momento più fragile dell’esistenza. Da trent’anni volontario AIL, presidente della Sezione AIL di Padova, punto di riferimento per le cure palliative pediatriche della nostra Regione, don Brusutti ha contribuito in modo determinante alla promozione del primo hospice pediatrico del Friuli Venezia Giulia. Un’opera concreta, frutto non solo di competenza scientifica e impegno istituzionale, ma di una visione profondamente umanistica della cura. Le testimonianze delle famiglie raccontano più di qualsiasi curriculum: raccontano di un uomo che sa arrivare nel cuore della notte, che sa stringere una mano nel silenzio, che sa piangere insieme a chi piange. Un sacerdote che si fa fratello, familiare, compagno nel dolore”.
“Trieste riconosce oggi non solo il professionista e il volontario instancabile, ma l’uomo che ha saputo trasformare la sofferenza in occasione di amore, e l’impegno sociale in autentico servizio alla comunità. Con gratitudine e con orgoglio, a nome della Città di Trieste, conferisco a Don Marco Eugenio Brusutti il Sigillo Trecentesco della città. Grazie per ciò che ha fatto e per ciò che continua a fare per i nostri bambini, per le loro famiglie e per tutta la nostra comunità”. Il Primo cittadino ha consegnato il Sigillo Trecentesco a Don Marco Eugenio Brusutti, che visibilmente emozionato, dopo aver ringraziato il Sindaco per il riconoscimento ricevuto ha dedicato un pensiero alla sua famiglia, ai tanti volontari che offrono sostegno a chi necessita di cure, all'arcivesco Crepaldi e al vescovo Trevisi.
Queste le parole scritte da don Brusutti sul Libro d'Oro del Comune di Trieste: “A Trieste perché sia sempre una città dell'amore. E' per me un onore ricevere un Sigillo che premia tutti i volontari e il mondo del volontariato e il loro lavoro. Al Presbiterio di vero cuore”. Un pensiero don Brusutti l'ha dedicato nel suo discorso ai bambini malati e ai loro genitori che “tra mille difficoltà devono vivere e sostenere il loro bambino ammalato ed è per questo che mi batto fortemente in questo periodo per la realizzazione di un hospice pediatrico regionale dove possano trovare cura queste famiglie che devono essere la nostra priorità, una priorità per il Friuli Venezia Giulia. “La cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita non può essere ridotta solo alla prospettiva medica, c'è bisogno di affetto, presenza e assistenza spirituale. Quando qualcuno è in sofferenza è compito di ognuno ed, in particolare, della Chiesa accompagnarlo ed aiutarlo”.
“Il nostro grido di amore, di solidarietà da Trieste raggiunga tutte le tante famiglie che vivono il distacco dai loro bambini ed, in particolare, in questa giornata, la XXXIV dedicata al malato, riflettiamo su cosa ognuno di noi può fare per il fratello; non facciamoli sentire soli, condividiamo con i fratelli, cooperiamo per costruire una società di cura ispirata al nostra DNA più intrinseco: l'amore”, con queste parole ha concluso il discorso don Brusutti.
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