Dall'orto alla tavola: l'educazione alimentare nelle scuole triestine 2021-2024

Si è concluso ieri (12 giugno) alla Sala Bazlen di Palazzo Gopecvich, alla presenza dell'assessore alle Politiche dell'educazione e della famiglia, Maurizio De Blasio, con un incontro aperto alla cittadinanza dal titolo "Un'aula a cielo aperto", il triennio del progetto degli Orti Slow Food a scuola, promosso dall'Assessorato alle Politiche dell'Educazione e della Famiglia del Comune di Trieste in collaborazione con Slow Food Trieste Aps.
Si è parlato dell'orto come spazio ideale per l‛educazione ambientale e alimentare, dell‛importanza di questo strumento didattico, anche alla luce dell‛esperienza decennale che vede protagoniste molte comunità scolastiche di Trieste.
Il percorso del terzo anno, che ha visto l'adesione di 25 scuole (in prevalenza scuole dell'infanzia e primarie, ma anche nidi e scuole secondarie di primo grado) e la partecipazione di 60 insegnanti con le loro classi, ha preso il via come di consueto l'11 novembre, il giorno di San Martino che tradizionalmente consegna gli orti al riposo invernale e che Slow Food ha scelto come data per la Festa nazionale degli orti scolastici. Se negli anni precedenti l'attenzione era stata dedicata ai legumi e allo scambio di esperienze didattiche tra diverse realtà, il tema di fondo individuato quest'anno è stato quello molto sentito dello spreco alimentare, su cui sono state proposte riflessioni e attività differenziate per fasce d'età.
L'esperienza triestina degli orti scolastici in collaborazione con Slow Food rappresenta uno dei casi di maggior successo e durata a livello nazionale, con una sempre importante adesione da parte di scuole e insegnanti e il coinvolgimento, ormai lo si può dire, di più generazioni di bambini e ragazzi delle scuole triestine, senza dimenticare la partecipazione delle altre figure della comunità scolastica, dal personale scolastico ai "nonni ortolani".
Il caso triestino ha fatto inoltre da apripista, grazie alle istruzioni operative elaborate da ASUGI, per quanto riguarda la possibilità di utilizzare in classe, a scopo didattico, e di mangiare in mensa, ciò che viene coltivato a scuola senza uso di sostanze nocive.
In questo modo si è reso possibile chiudere il cerchio di un percorso educativo che parte dall'orto – con i suoi tempi, gli imprevisti, la stagionalità, la richiesta di cura – e arriva fino all'assaggio, promuovendo lo sviluppo delle conoscenze e delle capacità sensoriali e stimolando curiosità e consapevolezza.
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