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“Dalle Cure Palliative alle Compassionate Cities”: professionisti, istituzioni e cittadini a confronto

Luca Marsi·
 “Dalle Cure Palliative alle Compassionate Cities”: professionisti, istituzioni e cittadini a confronto

Si terrà giovedì 28 maggio 2026, dalle 14.30 alle 18.30, nella Sala Luttazzi del Porto Vecchio di Trieste, il seminario “Dalle Cure Palliative alle Compassionate Cities – l’abbraccio delle persone alle fragilità della persona”, promosso dall’Associazione La Pineta Amici Hospice e Cure Palliative OdV e dal Centro Formazione Cure Palliative e Cure Palliative Pediatriche “F. Visintin”. L’iniziativa, in fase di accreditamento ECM, nasce con l’obiettivo di approfondire il modello delle Compassionate Cities, esperienze territoriali che mettono al centro la comunità, la solidarietà e la presa in carico condivisa della fragilità, del fine vita e del lutto. 

Il seminario rappresenta la prima tappa di un percorso regionale che coinvolgerà successivamente anche Pordenone, con l’intento di costruire una rete di Comunità Compassionevoli in Friuli Venezia Giulia, favorendo il dialogo tra sanità, istituzioni, volontariato e cittadinanza attiva. 

Tra gli ospiti principali la prof.ssa Ines Testoni, ordinaria di Psicologia sociale all’Università di Padova e direttrice del Master in Death Studies & The End of Life, che interverrà sul tema “Città Compassionevoli tra Psicologia, Filosofia, Etica, Diritto e Biodiritto”. 

«Nelle società contemporanee la morte è progressivamente rimossa dal discorso pubblico e confinata in ambiti specialistici, generando una diffusa difficoltà a elaborare la finitudine in termini condivisi e significativi. Questa censura culturale, intrecciata alla rappresentazione della morte come annientamento, alimenta isolamento, angoscia e fragilità relazionale, ostacolando la costruzione di comunità capaci di sostenere il dolore. L’intervento propone di ripensare le Città Compassionevoli come spazi etici e relazionali fondati sulla consapevolezza della finitudine, intesa non come elemento divisivo ma come principio di connessione tra individui, gruppi e comunità. In questa prospettiva, la Death Education (DeEd) emerge come dispositivo fondamentale per rendere pensabile e condivisibile l’esperienza della morte, favorendo la trasformazione delle rappresentazioni individuali e collettive: dal paradigma dell’annientamento a quello del passaggio e del significato. Attraverso un approccio interdisciplinare che integra psicologia, filosofia, etica, diritto e biodiritto, passando attraverso anche l'espressione artistica, si evidenzia come il riconoscimento della vulnerabilità costituisca il fondamento di una responsabilità reciproca, capace di tradursi in pratiche sociali e istituzionali orientate alla cura. In questo quadro, le Compassionate Communities non rappresentano soltanto modelli organizzativi, ma veri e propri dispositivi culturali che restituiscono alla comunità il compito di accompagnare la sofferenza, il morire e il lutto. La consapevolezza della finitudine diventa così una competenza relazionale e civica, in grado di generare solidarietà, senso, appartenenza che valorizza il legame democratico (i fascismi delegittimano la fragilità e il dolore per la morte), trasformando la riflessione esistenziale in risorsa condivisa che promuove una cultura della cura e della pace attraverso l’intero tessuto sociale», ha affermato Testoni.

Nel corso del pomeriggio si alterneranno relazioni scientifiche, tavole rotonde e laboratori partecipativi con il coinvolgimento di professionisti sanitari, psicologi, rappresentanti delle istituzioni regionali e ordini professionali. Tra i temi affrontati: l’evoluzione delle cure palliative, le reti territoriali di assistenza, il ruolo delle professioni sanitarie e il coinvolgimento della cittadinanza nella costruzione di comunità inclusive e solidali. 

L’evento è aperto anche alla cittadinanza fino a esaurimento posti. Le iscrizioni resteranno aperte fino al 22 maggio. Qui il programma completo e qui il link per iscriversi. 

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