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Trieste accelera sui grandi concerti, Lorenzo Giorgi: “Con Gorillaz e Olly la città sta recuperando terreno” (VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste accelera sui grandi concerti, Lorenzo Giorgi: “Con Gorillaz e Olly la città sta recuperando terreno” (VIDEO)

Trieste prova a consolidare il proprio spazio nel calendario dei grandi eventi musicali e, secondo Lorenzo Giorgi, i segnali di un cambio di passo ci sono già tutti. Nel corso della diretta di “Un capo in B con…” dal Citybar Tergesteo, l’imprenditore ha commentato la stagione dei live in città partendo dal concerto dei Gorillaz, indicato come ormai praticamente sold out, e dall’annuncio di Olly per il prossimo anno allo stadio Rocco. Il punto, nel ragionamento sviluppato durante l’incontro con Luca Marsi, è chiaro: Trieste sta cercando di recuperare terreno sul fronte dei grandi concerti, dopo anni in cui la regione ha ospitato molti eventi ma il capoluogo giuliano è apparso meno centrale nella geografia dei live di richiamo.

Gorillaz, Olly e la sensazione di una città che vuole tornare nel circuito dei grandi eventi

Il tema affrontato in trasmissione parte da un dato molto concreto: nelle prossime settimane arriveranno a Trieste i Gorillaz, con un concerto definito praticamente esaurito. Un passaggio che per Giorgi rappresenta prima di tutto un segnale di vitalità. Portare in città un nome di quel livello significa, nella sua lettura, offrire al pubblico un evento di forte richiamo e allo stesso tempo rimettere Trieste dentro una programmazione capace di parlare anche oltre i confini locali.

Accanto a questo, la conversazione si è spostata sull’altro nome già annunciato, quello di Olly, che salirà sul palco del Rocco nel 2026. Proprio su questo punto Giorgi ha offerto una lettura che tiene insieme sorpresa iniziale e analisi successiva. Ha ammesso che, al momento dell’annuncio, il nome lo aveva colpito, ma ha poi spiegato come il quadro cambi se si guarda ai numeri e alla traiettoria dell’artista. Olly, ha ricordato, ha riempito più date allo stadio Marassi di Genova, è reduce da una vittoria a Sanremo e, al di là dei gusti personali, si muove oggi dentro una dimensione popolare molto forte.

Il caso Olly e la polemica social: “Piaccia o no, riempie gli stadi”

Uno dei passaggi più netti dell’intervento di Giorgi riguarda proprio la reazione che spesso accompagna gli annunci dei concerti, soprattutto sui social. L’imprenditore ha criticato quel riflesso per cui, davanti a un nome che non incontra i gusti di tutti, si passa rapidamente dal dissenso alle offese. Il punto che ha voluto mettere sul tavolo è un altro: in una fase in cui il mercato della musica dal vivo è guidato dalla capacità di portare pubblico, il metro di giudizio non può ignorare il rapporto reale tra artista e spettatori.

Nel suo ragionamento, Olly rientra pienamente in questa categoria. Giorgi lo ha accostato, per certi versi, alle polemiche che avevano accompagnato l’inizio della crescita di Ultimo, quando una parte del pubblico tendeva a sottovalutarne la portata. Oggi, ha osservato, la risposta sta invece nei numeri: chi riempie stadi e palazzetti dimostra sul campo la propria forza, indipendentemente dalle opinioni che circolano online. È un ragionamento che, applicato al caso Trieste, diventa anche una chiave per leggere la strategia degli organizzatori: non scegliere solo in base all’effetto nostalgia o al nome “prestigioso”, ma intercettare artisti che abbiano davvero una comunità di fan pronta a muoversi.

Il nodo Trieste: tra concorrenza del territorio e bacino geografico limitato

Giorgi ha poi toccato un punto molto concreto per la città: la posizione geografica di Trieste e la concorrenza di altre piazze vicine. Se lo stesso artista suona anche a Udine, a Lignano o in Veneto, ha spiegato, il rischio è che una parte del pubblico che gravita su quelle aree scelga la data più comoda. È un elemento che pesa quando si ragiona su un sold out e sulla tenuta di un grande evento nello stadio cittadino.

Da qui la considerazione sul fatto che un nome come Olly, pur fortissimo in Italia, potrebbe non avere ancora quel richiamo internazionale capace di portare a Trieste spettatori da aree più ampie, come accade invece quando l’evento si trasforma in appuntamento sovranazionale. Giorgi ha ricordato in questo senso i grandi eventi del passato che avevano attirato pubblico anche da Istria, Slovenia e Croazia, proprio grazie a una forza di richiamo più larga. Il messaggio, però, non è pessimista: al contrario, è l’idea che Trieste debba costruire una proposta musicale capace di tenere insieme nomi italiani forti e, quando possibile, una star internazionale in grado di allargare ulteriormente il raggio.

Una star internazionale per completare il cartellone

Nel confronto con Marsi, Giorgi ha aperto chiaramente a questa prospettiva. Non ha parlato di “compensazione” rispetto a Olly, ma di un’esigenza di equilibrio: affiancare ai nomi italiani contemporanei anche un artista internazionale o comunque un nome capace di intercettare un pubblico diverso, magari un target anagraficamente più maturo, in modo da offrire una proposta più ampia e trasversale.

Il senso del discorso è preciso: la musica dal vivo in una città funziona davvero quando riesce a parlare a pubblici diversi. In questa logica, l’arrivo di artisti come i Gorillaz e Olly non esaurisce il ragionamento, ma apre piuttosto una fase nuova in cui Trieste può provare a distribuire la propria offerta su più livelli, senza rinunciare né alla contemporaneità né alla dimensione internazionale.

Trieste e i suoi spazi: eventi diversi, identità diverse

Nel corso della diretta è emersa anche una riflessione sugli spazi. Giorgi ha sottolineato che Trieste non può immaginare eventi delle dimensioni monstre di altre realtà, semplicemente perché non dispone di aree pensate per ospitare centinaia di migliaia di persone. Ma questo non significa, nella sua lettura, che la città debba considerarsi fuori partita. Significa semmai lavorare sulle proprie caratteristiche, sui propri luoghi e su un modello di evento coerente con il contesto urbano.

Ha ricordato, per esempio, i grandi concerti già vissuti in città, dagli Iron Maiden in Piazza Unità ai live allo stadio, fino ai momenti più recenti che hanno segnato la stagione musicale triestina. Ogni città, ha detto in sostanza, ha i propri spazi e le proprie possibilità. Trieste, per Giorgi, deve valorizzare i suoi, senza inseguire modelli impossibili ma continuando a far crescere un cartellone capace di portare pubblico e di dare continuità alla scena degli eventi.

La sfida dei concerti come cartina di tornasole della città

L’intervento di Giorgi fotografa così una fase precisa per Trieste: una città che prova a rioccupare uno spazio nel mercato dei grandi concerti, che misura le proprie ambizioni con i limiti della geografia e delle infrastrutture, ma che nello stesso tempo intravede una possibilità concreta di rilancio. Il sold out dei Gorillaz, l’effetto-annuncio di Olly e la prospettiva di affiancare altri nomi forti compongono un quadro che va oltre il singolo concerto.

La partita, per come emerge dalla diretta, non riguarda solo la musica. Riguarda la capacità di Trieste di attrarre pubblico, generare movimento, costruire occasioni di richiamo e dare un’identità riconoscibile alla propria estate e alla propria offerta di eventi. È su questo terreno che Giorgi colloca la sfida: non la rincorsa sterile al nome, ma la costruzione di una proposta che tenga insieme qualità, pubblico e visione.

DI SEGUITO IL VIDEO

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