Settant’anni da Marcinelle, i Giuliani nel Mondo ricordano i minatori e l’emigrazione dal Fvg

Anche l’Associazione Giuliani nel Mondo ha preso parte alle celebrazioni ufficiali organizzate a Marcinelle, in Belgio, in occasione del 70° anniversario della tragedia nella miniera del Bois du Cazier.
A rappresentare l’associazione è stata la vicepresidente Pamela Rabaccio, che ha partecipato alle cerimonie svoltesi sul sito della miniera, oggi museo e dal 2012 patrimonio dell’umanità.
«È stato un piacere e un onore aprire a Marcinelle l'incontro dedicato al 70° anniversario della tragedia nella miniera del Bois du Cazier, una ferita della nostra storia che, a distanza di settant’anni, non dobbiamo dimenticare», ha dichiarato Rabaccio.
Il ricordo delle 262 vittime
L’8 agosto 1956 persero la vita 262 minatori, tra cui 136 italiani e diversi lavoratori provenienti dal Friuli Venezia Giulia.
Uomini che avevano lasciato la propria terra per cercare lavoro e costruire un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie.
La commemorazione ha voluto riportare al centro proprio quelle storie di emigrazione, sacrificio e lavoro, legandole ai temi ancora attuali della sicurezza e dei diritti.
La tavola rotonda sull’emigrazione dal Friuli Venezia Giulia
Nel corso della giornata di venerdì, a Charleroi, si è svolta una tavola rotonda dedicata all’emigrazione dal Friuli Venezia Giulia e ai diritti dei lavoratori all’estero, a settant’anni da Marcinelle.
L’incontro, co-organizzato dai Giuliani nel Mondo, è stato moderato da Cesare Costantini dell’ERAPLE, l’ente regionale delle Acli per i problemi dei lavoratori emigrati.
Ad aprire gli interventi è stato Michele Ottati, presidente delle Acli del Belgio, che ha ricordato le difficili condizioni di vita dei minatori nell’immediato dopoguerra.
Rabaccio: «Il passato deve insegnarci qualcosa»
Nel suo intervento Pamela Rabaccio ha sottolineato il valore della memoria.
«Le vicende anche tragiche del passato devono insegnarci qualcosa per il futuro», ha affermato.
Un messaggio che ha attraversato l’intero incontro, mettendo in relazione le esperienze degli emigrati di allora con le sfide legate al lavoro e alla mobilità di oggi.
Il ricordo dei giuliani e degli istriani
Giulio Groppi, presidente del circolo giuliano di Bruxelles, si è soffermato sui lavoratori provenienti dalle nostre zone, molti dei quali erano profughi dall’Istria.
Un contributo che ha riportato l’attenzione su una pagina particolarmente delicata della storia del territorio e sulle tante famiglie che, nel dopoguerra, cercarono nuove opportunità lontano da casa.
Il presidente dei Giuliani nel Mondo Giorgio Perini, attraverso un messaggio, ha invece ricordato Domenico Lenarduzzi, friulano e figlio di minatore, successivamente arrivato ai vertici della Commissione europea e ricordato come uno dei padri del programma Erasmus.
Gemellaggi e memoria delle valli resiane
Alla tavola rotonda è intervenuta anche Silvia Caruso, segretaria dell’AICCRE Fvg, che ha richiamato l’importanza dei gemellaggi tra i Comuni di origine e quelli di destinazione dei migranti.
Mariano Zufferli, dell’Unione Emigranti Sloveni, e Fulvio Guido Aviani, dell’Associazione Nazionale Alpini, hanno ricordato invece la migrazione dalle valli resiane.
Tasselli diversi di una stessa storia, quella di un territorio che ha conosciuto profondamente l’emigrazione e che ancora oggi conserva legami molto forti con le proprie comunità all’estero.
La sicurezza sul lavoro al centro del dibattito
L’intervento della professoressa Marina Brollo dell’Università di Udine ha affrontato il tema della sicurezza sul lavoro, partendo dalle cause della tragedia di Marcinelle e arrivando alla situazione attuale dei flussi migratori.
Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come, rispetto a settant’anni fa, siano stati compiuti importanti passi avanti nell’Unione Europea, ma con differenze ancora significative tra i diversi Paesi.
Secondo quanto emerso durante la tavola rotonda, oggi il Belgio si collocherebbe ai primi posti sul fronte della sicurezza, mentre l’Italia continuerebbe a mostrare maggiori criticità.
Una memoria che guarda al futuro
Le celebrazioni di Marcinelle hanno così unito ricordo e attualità.
Da una parte il dovere di non dimenticare i 262 minatori morti nel 1956, dall’altra la necessità di continuare a interrogarsi sulle condizioni di chi lavora, sui diritti dei migranti e sulla sicurezza.
Per i Giuliani nel Mondo, la partecipazione alle celebrazioni ha rappresentato anche un modo per ricordare i corregionali partiti dal Friuli Venezia Giulia e per ribadire quanto la memoria dell’emigrazione resti parte viva della storia del territorio.
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