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Scienza alla spina, dal 18 al 20 maggio torna Pint of Science nei pub di Trieste

Luca Marsi·
Scienza alla spina, dal 18 al 20 maggio torna Pint of Science nei pub di Trieste

Per tre serate consecutive i pub di Trieste si trasformeranno in luoghi di confronto, curiosità e divulgazione scientifica. Dal 18 al 20 maggio torna infatti in città Pint of Science, il festival internazionale che da anni porta ricercatrici e ricercatori fuori dai laboratori per incontrare direttamente il pubblico in un’atmosfera informale e accessibile.

L’edizione 2026 rappresenta l’undicesimo appuntamento italiano della manifestazione nata nel 2013 nel Regno Unito e oggi diffusa in decine di Paesi nel mondo. Quest’anno il festival coinvolgerà complessivamente 90 pub in 28 città italiane, con oltre 300 ricercatori pronti a raccontare il proprio lavoro davanti a una birra e lontano dai tradizionali contesti accademici.

Anche Trieste conferma il proprio ruolo centrale all’interno del panorama scientifico e divulgativo nazionale, grazie a un programma che attraverserà alcuni dei temi più attuali e affascinanti della ricerca contemporanea.

Nel corso delle tre serate si parlerà infatti di intelligenza artificiale, missioni spaziali, computer quantistici, onde gravitazionali, antimateria, collisioni di muoni, evoluzione, cambiamenti climatici, geofisica e persino biologia delle sostanze psichedeliche e dei tumori della pelle.

L’obiettivo della manifestazione resta quello di avvicinare il grande pubblico alla scienza attraverso un linguaggio semplice, diretto e coinvolgente.

Nessuna conferenza formale, nessuna distanza tra relatore e spettatore: il cuore di Pint of Science è proprio la possibilità di dialogare direttamente con ricercatori e scienziati, facendo domande e confrontandosi in maniera spontanea.

Il programma triestino sarà articolato in tre principali filoni tematici.

Il primo, “Atoms to Galaxies”, accompagnerà il pubblico in un viaggio tra cosmologia, Big Bang, antimateria e misteri dell’universo, affrontando alcuni dei temi più complessi e affascinanti della fisica moderna.

Il secondo filone, “Planet Earth”, sarà invece dedicato alla Terra, ai cambiamenti climatici, ai ghiacciai, alla geofisica e alle esperienze vissute durante spedizioni scientifiche in Antartide.

Spazio poi alle nuove tecnologie con “Tech Me Out”, percorso che affronterà il rapporto tra intelligenza artificiale, computer e ricerca scientifica, cercando di spiegare in maniera accessibile come le macchine stiano cambiando il modo di elaborare dati e comprendere il mondo.

A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato il coordinatore locale Federico Gasparo, che ha evidenziato l’importanza della divulgazione scientifica soprattutto in contesti informali.

“Siamo estremamente felici e soddisfatti che il Festival continui ad essere una presenza fissa e tanto attesa a Trieste”, ha spiegato Gasparo.

Secondo il coordinatore, creare occasioni di dialogo diretto tra cittadini e comunità scientifica rappresenta uno degli aspetti più importanti della manifestazione.

“Far venir meno quella distanza che spesso si percepisce tra il grande pubblico e gli scienziati è fondamentale perché la scienza diventi davvero alla portata di tutti”, ha aggiunto.

L’evento sarà reso possibile grazie al lavoro di centinaia di volontari distribuiti in tutta Italia e al sostegno di numerosi partner scientifici e istituzionali.

A livello nazionale il festival è sostenuto dall’INFN, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, mentre a Trieste il principale sponsor locale sarà il CNR - Istituto Officina dei Materiali.

Le serate triestine si svolgeranno in cinque locali cittadini: Old London Pub, Meeting Point, Il Grande Buffo, Reginald’s House e The Hop Store, che per tre giorni diventeranno veri e propri punti di incontro tra ricerca e cittadinanza.

L’ingresso agli appuntamenti sarà gratuito, anche se gli organizzatori consigliano la prenotazione anticipata per garantirsi un posto agli eventi più richiesti.

Ancora una volta Trieste si prepara così a trasformare la divulgazione scientifica in un’esperienza aperta, informale e condivisa, capace di portare temi complessi fuori dalle aule universitarie e direttamente tra le persone.

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