“Non basta il cuore, serve anche il cervello”: Rebek lucido sugli abbracci gratis in piazza Unità (VIDEO)

Un entusiasmo cauto, ma sincero. Così si è espresso Stefano Rebek, opinionista triestino, durante la diretta di Trieste Cafe dedicata agli eventi della primavera 2025, commentando l'iniziativa degli abbracci gratis in piazza Unità, prevista per sabato 30 marzo.
“Se fatta con spontaneità, può essere una cosa davvero bella”, ha affermato Rebek, sottolineando però l’importanza di porre attenzione al contesto: “Non vorrei che qualcuno ne approfittasse per rovinare tutto. La città è cambiata, bisogna tenere gli occhi aperti”. Il suo timore, condiviso con garbo, riguarda la possibilità che alcune persone possano interpretare in modo scorretto l’intento pacifico dell’iniziativa.
Piazza Unità? Troppo dispersiva. Meglio Piazza Verdi o angoli più frequentati, è stato il consiglio pratico dato da Rebek agli organizzatori. “A Trieste bisogna anche saper scegliere gli spazi giusti. Piazza Unità è meravigliosa, ma dispersiva. Meglio un angolo vicino al Comune, dove c’è più passaggio”.
Pur non essendo contrario al progetto, l’opinionista ha ricordato come il successo dell’iniziativa dipenda dalla sua struttura: “Ho visto eventi simili nelle grandi città. Quando sono troppe persone tutte assieme, il messaggio si perde. Serve chiarezza: una persona sola col cartello, bendata, e attorno figure fidate che la proteggano. Solo così si evitano equivoci e si comunica davvero emozione”.
Particolarmente toccante la riflessione finale di Rebek sul valore dell’abbraccio tra le generazioni: “I bambini sapranno regalare i momenti più belli. Ma io ho visto video di anziani che si sciolgono in un abbraccio, dopo anni di solitudine. Questo vale più di mille parole”. E poi un invito ai partecipanti: “Attenzione a non fare confusione. Se si improvvisa troppo, il rischio è che la gente non capisca il senso. Serve emozione, non caos”.
Con equilibrio, ironia e senso civico, Stefano Rebek ha portato in diretta un contributo importante, evidenziando sia le potenzialità che le criticità di un evento originale e “di cuore”, pur rimanendo sempre ancorato alla realtà della città e dei suoi spazi.
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