mercoledì 26 agosto 2026
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Il cinema si fa epica civile: “Albatross” racconta Grilz, il giornalista che fece della verità il suo destino (VIDEO)

Luca Marsi·
Il cinema si fa epica civile: “Albatross” racconta Grilz, il giornalista che fece della verità il suo destino (VIDEO)

Un film potente che parla al cuore dei giovani e alla coscienza collettiva. Questo è “Albatross”, l’opera che ripercorre la vita intensa di Almerigo Grilz, il primo giornalista italiano caduto in un teatro di guerra nel Dopoguerra, raccontata attraverso le parole di due testimoni d’eccezione: il giornalista triestino Fausto Biloslavo e il regista Giulio Base, intervistati da Trieste Cafe.

Due i messaggi chiave del film, come ha spiegato Biloslavo con emozione e chiarezza. “Il primo è un messaggio chiarissimo ai giovani, al di là completamente delle ideologie. Se hai dei sogni, se hai passione, puoi realizzarli. Il secondo è come abbiamo imparato dagli amici africani in Mozambico quando siamo andati adesso in primavera a realizzare un documentario proprio per portare una targa dove è sepolto Almerico Grilz. Ogni guerra deve finire. Anche la guerra civile è latente di casa nostra.”

E aggiunge con fermezza: “Bisogna voltare pagina, soprattutto dopo 50 anni. E quando si volta veramente pagina... si ricordano i caduti da una parte, dall'altra e soprattutto un caduto come Almerico che era un testimone. Fa specie, anzi... fa un po' anche di tristezza che la giovane segretaria del PD non abbia capito questi messaggi. Probabilmente non ha visto neanche il film o non lo voglia capire e preferisca vivere nello scorso secolo assieme agli odiatori di tastiera.”

Il regista Giulio Base, ospite anch’egli di Trieste Cafe, ha raccontato il percorso creativo e umano che lo ha condotto a dirigere “Albatross”. “Quando la società di produzione One More Pictures mi ha presentato la volontà di fare un film su Almerico Grilz, la prima cosa che ho cercato di fare è stato conoscerlo – ovviamente tramite le fotografie, i filmati, le testimonianze, i libri – e solo dopo molto studio ho cominciato a scrivere la sceneggiatura. Una sceneggiatura tesa a raccontare non soltanto il giornalista, ma soprattutto l'uomo. Quell'uomo che molti, soprattutto qui a Trieste, hanno conosciuto.”

“E che adesso, per forza di cose, anch'io mi sento molto vicino a lui. Avrei voluto frequentarlo, certo, ma mai avrei potuto pareggiare l'amicizia che hanno avuto con lui i suoi amici fraterni, Fausto Biloslavo e Gian Michele Sin. La loro collaborazione a questo progetto è stata per me una zattera sicura dove non naufragare, perché loro c'erano stati veramente. Quindi il film aveva un territorio sicuro.”

Una sfida complessa, quella di raccontare una figura come Almerigo Grilz, spesso ai margini del mainstream. “Affrontare una sfida di questo tipo non è stato semplice – ha concluso Base – perché Almerigo Grilz appartiene a quella scuola di pensiero che viene sempre messa ai margini della sedicente intelligenza. Mentre io penso che la cultura, l’arte, e soprattutto la nostra amatissima settima arte cinematografica debbano dialogare. Ed è per questo che credo sia un film che parli soprattutto alla possibilità di dialogare.”

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