mercoledì 26 agosto 2026
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All’Università di Trieste la mostra “I miei pùpoli” dedicata a Gaetano Kanizsa

Luca Marsi·
All’Università di Trieste la mostra “I miei pùpoli” dedicata a Gaetano Kanizsa

 In occasione del centenario dalla fondazione, l’Università degli studi di Trieste inaugura la mostra “I miei pùpoli: Gaetano Kanizsa scienziato e artista”, un omaggio allo studioso e al patrimonio artistico e documentale dell’ateneo e del territorio. Dal 1953 al 1983 Gaetano Kanizsa è stato, infatti, docente all’Università degli studi di Trieste dove ha fondato l’Istituto di Psicologia.

La mostra permanente, a cura dei docenti Paolo Bernardis, Carlo Fantoni e Walter Gerbino del Dipartimento di Scienze della Vita dell’ateneo, è aperta al pubblico al secondo piano dell’edificio A in Piazzale Europa 1, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle 18.00.

L’esposizione anticipa il ricco calendario di eventi organizzati per il centenario dell’Università degli studi di Trieste che entrerà nel vivo in autunno.

Sono oltre trenta le opere esposte, tra scientifiche e artistiche, in versione originale o tramite riproduzioni, per scoprire il mondo dei pùpoli, le entità visive uniche nel loro genere cui Kanizsa ha dedicato gran parte della sua vita artistica.

Attraverso colpi di pennello imbevuto di inchiostro nero e senza alcuna strutturazione predeterminata, Kanizsa tracciava sulla tela alcuni primi segni: solo in un secondo momento, guardati da lontano, con “occhio nuovo”, li arricchiva con altri. Si formava così il pùpolo (in dialetto triestino “disegnino”, “scarabocchio”). Tramite queste suggestioni visive Kanizsa ha esplorato le regole della percezione umana, interrogandosi sul complesso rapporto tra artista e osservatore. La pittura, nata anzitutto come un gioco, ha saputo influenzare l’intera attività scientifica dello studioso che ha realizzato tra gli anni Sessanta e il 1993 oltre 250 dipinti.

Otto, invece, le stazioni tematiche all’interno della mostra, ciascuna allestita con una o più opere scientifiche volutamente accostate alla corrispettiva trasposizione artistica a testimoniare il nesso esistente tra lo scienziato e il pittore: l’idea di ordine, tanto cara a Kanizsa.

Tra le opere esposte più famose, la versione originale del “Triangolo di Kanizsa”, un oggetto illusorio, un esempio di figura che deve la propria esistenza alle capacità produttive del sistema visivo.

Sulle orme dello scienziato e artista, l’Università degli studi di Trieste invita le giovani generazioni a giocare e sperimentare, a non cedere al “si è sempre fatto o visto così”, come sottolinea il rettore dell’Università di Trieste Roberto Di Lenarda: “Quale occasione migliore del Centenario per invitare i giovani a essere curiosi e coraggiosi, consapevoli delle proprie radici e protesi al futuro, in un contesto in cui l'interdisciplinarietà è sempre più spesso la chiave per evolvere: Kanizsa ne è un esempio emblematico. Con questa mostra vogliamo ricordarlo non solo perché esponente centrale della cultura della nostra città ma anche perché ci insegna a rompere gli schemi convenzionali, a pensare in maniera creativa, ad andare oltre quello che appare a prima vista.”

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