Trieste si scopre sempre più "smart": boom di lavoro da remoto in città, è tra le prime in Italia!!!

Anche Trieste si allinea alla rivoluzione del lavoro flessibile che sta attraversando l’Italia e l’Europa. Secondo i dati di una recente indagine di Unobravo, piattaforma specializzata in benessere psicologico online, la nostra città si posiziona al quinto posto a livello nazionale per diffusione del lavoro da remoto e ibrido: ben il 36% dei lavoratori triestini lavora, almeno in parte, a distanza.
Un dato significativo che testimonia come anche Trieste, da sempre crocevia di culture e innovazioni, stia cambiando il proprio volto professionale. Se Foggia e Roma guidano la classifica italiana con il 40% di lavoratori "smart", Trieste segue da vicino, con una percentuale che supera realtà come Milano o Torino.
Il lavoro flessibile conquista il Porto Vecchio
A trainare questa trasformazione anche a Trieste sono soprattutto i settori legati al marketing, alla comunicazione, al mondo IT e all’innovazione tecnologica, comparti che stanno crescendo anche grazie agli sviluppi in corso nell'area del Porto Vecchio e ai numerosi progetti di rilancio economico e universitario che guardano sempre più all’Europa e al mondo.
Molti professionisti triestini hanno scelto di spostare l'ufficio a casa, nei coworking del centro storico o direttamente nelle suggestive terrazze vista mare della città, sfruttando l'alta qualità della vita che Trieste sa offrire, unita a costi della vita ancora sostenibili rispetto ad altre grandi città italiane.
I rischi nascosti dello smart working: l’allarme salute mentale
Ma il lavoro flessibile, pur offrendo indubbi vantaggi, porta con sé anche alcune criticità. Secondo l’indagine, quasi un lavoratore da remoto su quattro in Italia lamenta infatti un impatto negativo sul proprio benessere mentale. I principali problemi? Difficoltà a staccare davvero la spina (27%), solitudine (26%) e la continua sovrapposizione tra vita lavorativa e privata (23%). Una fotografia che trova conferme anche a Trieste, dove molti professionisti raccontano la difficoltà nel trovare un vero confine tra "ufficio" e casa.
Non mancano però anche i tanti aspetti positivi evidenziati da chi ha scelto questa modalità lavorativa: migliore equilibrio vita-lavoro (46%), riduzione dello stress quotidiano (33%) e maggiore tempo per sé e per l’attività fisica (27%).
Trieste sempre più attrattiva anche per i nomadi digitali
La città, grazie al suo mix unico di bellezza naturale, offerta culturale, qualità dei servizi e tranquillità, si sta rivelando sempre più appetibile anche per i cosiddetti "nomadi digitali" europei, professionisti che scelgono di lavorare da remoto spostandosi in città vivibili e ben connesse. E Trieste, in questo, ha tutte le carte in regola per candidarsi a diventare uno dei nuovi hub del lavoro flessibile internazionale, come confermato anche dalla crescita dei coworking e delle iniziative di accoglienza per start-up e freelance.
Le sfide per il futuro
Il lavoro flessibile rappresenta quindi una grande opportunità anche per Trieste, ma richiede attenzione. Gli esperti sottolineano l'importanza per le aziende e per il sistema pubblico di accompagnare questa trasformazione con politiche di prevenzione e supporto psicologico per evitare i rischi di isolamento, stress e burnout che un lavoro sempre più digitale può generare.
foto sebastiano visintin
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