Trieste, locali e musica serale: «Spegnere alle 22.30 significa perdere una parte del pubblico» (VIDEO)

Una mezz’ora in più di musica può sembrare un dettaglio, ma per chi lavora nella nightlife può rappresentare la differenza tra una serata che si interrompe proprio nel momento decisivo e una capace di generare ulteriore movimento economico. Il tema degli orari della musica ha acceso il confronto durante la diretta “Feste, eventi e divertimento: estate a 1000!”, condotta da Luca Marsi con Ricky Ottolino, Max De Palma e Stefano Rebek.
Il punto centrale emerso dal dibattito è semplice: per chi termina di lavorare nel tardo pomeriggio, cena fuori e decide successivamente di bere qualcosa, arrivare in un locale alle 22.30 può significare trovare la musica già in fase di spegnimento.
Rebek: «Arrivo alle 22.30 e lui sta smontando la musica»
Stefano Rebek ha portato un esempio concreto basato sulla propria giornata.
«Io finisco in negozio alle 8», ha spiegato. Dopo il tempo necessario per cenare, si può facilmente arrivare alle 22 o poco oltre.
A quel punto il trasferimento verso un locale richiede altro tempo.
«Arrivo alle 22.30 che lui sta smontando la musica. Non ci vado, vado a casa a dormire».
La situazione cambierebbe, secondo Rebek, se la musica proseguisse anche soltanto fino alle 23.
«Se invece io arrivassi da Max alle 22.30 con l’ultima mezz’oretta di musica, mi ordinerei un aperitivetto».
Il vantaggio non riguarderebbe soltanto chi vuole divertirsi, ma l’intera filiera della serata.
«Con quella mezz’ora tu fai lavorare due attività, perché fai lavorare il ristorante, fai lavorare chi fa l’aperitivo», ha sottolineato.
Ottolino: «Mezz’ora viene vista quasi come una minaccia»
Ricky Ottolino ha raccontato di avere ricevuto numerosi commenti dopo precedenti interventi sul tema.
Secondo il DJ, il semplice dibattito sull’ipotesi di posticipare la conclusione della musica genera spesso reazioni molto forti.
«Posticipare anche di mezz’ora, tanti la vedono come minaccia», ha osservato.
Ottolino ha poi contestato soprattutto gli attacchi personali rivolti a chi lavora nel settore dell’intrattenimento, come se svolgere un’attività serale significasse automaticamente non avere impegni o responsabilità durante il giorno.
«Perché parlare in modo gratuito senza sapere?», ha domandato.
Il concetto ribadito durante la trasmissione è che lavorare nella musica o negli eventi non dovrebbe essere contrapposto a chi si sveglia presto al mattino.
De Palma e l’esempio del cinema
Max De Palma ha affrontato la questione da un altro punto di vista, ricordando come molte attività di svago siano normalmente programmate fino a tarda sera.
L’organizzatore ha portato l’esempio degli spettacoli cinematografici che possono iniziare alle 22 e terminare attorno alla mezzanotte.
Il pubblico, ha osservato, non va automaticamente a dormire nel momento preciso in cui termina il film.
Un paragone utilizzato per mettere in discussione l’idea secondo cui l’attività musicale debba necessariamente terminare molto prima rispetto ad altre forme di intrattenimento.
«Alle 22.30 non è notte»
Rebek ha insistito su un altro elemento: il linguaggio utilizzato quando si parla di movida.
Secondo l’opinionista, definire “notte” una fascia oraria che termina alle 22.30 rischia di falsare il dibattito.
«La sera chiudendo alle 22.30 musica non si può parlare di notte», ha osservato.
Per Rebek si tratta piuttosto di una fascia immediatamente successiva alla cena.
Una distinzione apparentemente semantica, ma che diventa importante quando si discute di equilibrio tra diritto al riposo, vitalità urbana e attività economiche.
Il punto resta la convivenza
Il dibattito non elimina naturalmente il tema della tutela dei residenti e del rispetto delle regole.
Ma dalla diretta è emersa con forza la richiesta di valutare gli orari anche sulla base delle abitudini reali delle persone e della sostenibilità economica delle attività.
Per chi lavora fino alle 20, cena tra le 20.30 e le 22 e decide soltanto dopo di raggiungere un evento, una chiusura musicale anticipata rischia di rendere quasi impossibile partecipare.
Ed è proprio quella mezz’ora, secondo Rebek, a poter trasformare un semplice passaggio in un consumo ulteriore e quindi in lavoro per bar, ristoranti e personale della notte.
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