Fabio Severo, appello romantico al supermercato: “Ci siamo salutati alle casse, poi il rimpianto”

A volte basta un incrocio di sguardi, un saluto veloce alle casse e quella sensazione improvvisa che qualcosa, in mezzo alla normalità di una serata qualunque, avrebbe meritato qualche secondo in più. È da qui che nasce l’appello lanciato da una triestina, che ha deciso di affidare ai social un messaggio dal sapore leggero, romantico e un po’ cinematografico, nel tentativo di ritrovare un uomo incontrato mercoledì sera 23 giugno all'interno di un supermercato di via Fabio Severo.
Il suo messaggio è semplice, diretto, quasi scritto di getto, ma proprio per questo capace di restituire bene il clima di quel momento: i due si sarebbero incrociati mentre facevano la spesa, si sarebbero salutati alle casse, ma tutto si sarebbe fermato lì. Nessuna presentazione, nessuna frase in più, nessun tentativo di andare oltre quel brevissimo scambio. A frenare tutto, racconta la stessa protagonista dell’appello, sarebbe stata soprattutto la timidezza.
Ed è proprio questo piccolo rimpianto, arrivato subito dopo, a trasformare un episodio ordinario in un messaggio pubblico lanciato con la speranza di ritrovare quel volto visto tra scaffali, carrelli e casse del supermercato. La triestina spiega infatti di essere rimasta colpita da quell’uomo, tanto da voler provare a rintracciarlo nonostante l’incontro sia durato pochissimo.
Nel suo appello lo descrive con alcuni dettagli precisi, nel tentativo di rendere riconoscibile la scena e magari farsi notare dalla persona giusta. Si tratterebbe di un uomo sui 35 anni, che quella sera indossava una camicia bianca di lino e dei bermuda verdi. Un altro dettaglio che la donna ricorda chiaramente è la moto, particolare che aggiunge un ulteriore elemento a un ritratto affidato alla memoria di pochi minuti, ma evidentemente rimasto ben impresso.
Il tono del messaggio resta leggero, quasi sorridente, ma dentro si legge chiaramente il desiderio di non lasciare che quell’occasione si perda nel nulla. “Mi hai fatto veramente una bella impressione”, scrive la triestina, ammettendo in modo spontaneo di essere rimasta colpita da quell’incontro e di essersi pentita di non aver trovato il coraggio di presentarsi in quel momento.
Da qui la scelta di provarci adesso, con un appello pubblico che è insieme una ricerca e un piccolo gesto di coraggio a posteriori. La richiesta è semplice: se quell’uomo dovesse leggere il messaggio e riconoscersi in quella descrizione, potrebbe lasciare un like e magari aprire la strada a un contatto. Il finale, non a caso, ha il tono disarmante e diretto di chi vuole lanciare un segnale senza prendersi troppo sul serio, ma nemmeno nascondere l’interesse: “magari ci prendiamo un drink assieme ;)”.
È uno di quei messaggi che trasformano una scena quotidiana in una piccola storia da seguire, fatta di tempismo mancato, esitazione e desiderio di rimediare. Non un grande gesto eclatante, ma un appello che racconta bene quanto anche una serata normalissima, in un supermercato di quartiere, possa lasciare addosso una sensazione difficile da scrollarsi di dosso.
In una città come Trieste, dove i social diventano spesso il luogo in cui passano segnalazioni, polemiche, ringraziamenti o appelli di ogni genere, questa volta lo spazio si apre a una storia più lieve, quasi da commedia urbana. Un saluto scambiato in pochi secondi, una ragazza che non trova il coraggio di fermarsi, un uomo che esce dal supermercato e se ne va in moto, e poi, a distanza di qualche ora, il tentativo di riannodare quel filo rimasto sospeso.
Non è la prima volta che un messaggio del genere compare online, ma ogni volta a colpire è proprio il contrasto tra la banalità della scena e il peso che può assumere per chi la vive. Perché a volte un incontro dura pochissimo, eppure basta per lasciare la sensazione che sarebbe valsa la pena provarci. E allora il social diventa una seconda possibilità, un modo per recuperare quella frase non detta, quel nome non chiesto, quel momento lasciato scappare.
Resta ora da capire se l’appello arriverà davvero al destinatario giusto. Se quell’uomo con la camicia bianca di lino, i bermuda verdi e la moto leggerà queste righe e si riconoscerà nella descrizione, potrebbe nascere almeno un contatto. Magari davvero un drink, come auspica la protagonista di questa storia. O magari soltanto un sorriso per un incontro che, tra le corsie di un supermercato triestino, ha lasciato molto più di un semplice saluto.
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