“Risultati oltre ogni aspettativa”, Delmastro a Trieste rilancia il piano sicurezza nelle carceri (VIDEO)

La visita del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro al carcere del Coroneo, accompagnato dall'onorevole Nicole Matteoni, avvenuta nella mattinata di venerdì 6 febbraio 2026, segna un passaggio politico e operativo di rilievo sul fronte della sicurezza penitenziaria. Al centro dell’incontro, la verifica dell’efficacia delle reti installate per contrastare l’introduzione illecita di droga e telefoni cellulari tramite droni, un fenomeno che, secondo il sottosegretario, rappresenta una delle principali sfide per gli istituti di pena italiani.
“Le reti funzionano, risultati oltre le aspettative”
“Qui a Trieste – ha spiegato Delmastro – abbiamo scoperto l’acqua calda, ma con risultati più che soddisfacenti. Le reti hanno funzionato ben oltre le più rosee aspettative nel contrasto ai droni che ogni notte sorvolano i nostri istituti per introdurre droga e telefonini”.
Il Coroneo, per caratteristiche strutturali e dimensioni, si è prestato alla sperimentazione di una soluzione semplice ma efficace, che ha trasformato Trieste in un vero e proprio laboratorio nazionale. “Un’esperienza che ripeteremo in giro per l’Italia”, ha assicurato il sottosegretario.
La sfida dei droni e le nuove tecnologie
Secondo Delmastro, il fenomeno dei droni non può essere liquidato come episodico. “Nei nostri istituti nazionali – ha spiegato – ogni notte registriamo sorvoli che stanno più verso le centinaia che le decine”. Proprio per questo il Ministero ha avviato una strategia multilivello che comprende il posizionamento di 60 sistemi automatici antidrone in altrettanti istituti, l’utilizzo di fucili jammer e, laddove possibile, l’installazione di reti.
“Le reti – ha sottolineato – in istituti piccoli come questo sono persino più efficaci degli apparati antidrone, che costano moltissimo. Se non puoi arrivare alla cella, il drone perde ogni utilità”.
Polizia penitenziaria, assunzioni e dotazioni
Nel corso della visita, Delmastro ha incontrato anche uomini e donne della polizia penitenziaria, illustrando il piano di rafforzamento degli organici avviato dal governo Meloni. “Sin dalla prima finanziaria – ha ricordato – abbiamo previsto 1.000 assunzioni extra oltre al turnover al 100%”.
A questo si aggiungono dotazioni che il sottosegretario definisce “degne di una forza di polizia”: 18.700 scudi, 10.250 caschi antisommossa già distribuiti, altri 8.500 in arrivo, 20.000 guanti antitaglio già consegnati e ulteriori 20.000 in distribuzione.
Criticità ancora presenti, ma “la curva si è invertita”
“Le criticità permangono – ha ammesso Delmastro – ma si vede la luce in fondo al tunnel. Anche a Trieste la curva si è invertita e gli organici della polizia penitenziaria sono oggi molto più pieni di quanto non fossero”. Un segnale che, secondo il sottosegretario, dimostra l’efficacia delle scelte intraprese a livello nazionale e locale.
Edilizia penitenziaria e sovraffollamento
Ampio spazio è stato dedicato al tema strutturale delle carceri. “Abbiamo ereditato una situazione catastrofica – ha affermato – le ricette del passato sono clamorosamente fallite”. Delmastro ha ribadito la necessità di riconoscere un fabbisogno strutturale di almeno 10.000 nuovi posti detentivi.
Il governo ha stanziato 150 milioni di euro per l’edilizia penitenziaria, con la nomina di un commissario per accelerare le procedure. “È il più grande piano del dopoguerra – ha spiegato – e nel 2027 contiamo di avere 10.000 nuovi posti disponibili”.
Carceri e città, il nodo Trieste
Nel suo intervento, Delmastro ha anche sollevato una riflessione sulla collocazione degli istituti penitenziari rispetto al tessuto urbano. “Solo qui – ha osservato – ho visto costruire un parcheggio a ridosso del carcere. Una scelta contestabile sotto il profilo della sicurezza”.
Guardando al futuro, il piano nazionale potrebbe consentire, superato il primo step, di ripensare la collocazione di alcuni istituti, con una possibile valorizzazione delle aree urbane oggi occupate dalle strutture carcerarie. Un modello già in fase di studio in Toscana e a Roma, che potrebbe essere replicato anche a Trieste.
Trieste come modello nazionale
La visita al Coroneo si chiude con un messaggio politico chiaro: Trieste non è solo un caso locale, ma un modello sperimentale per la sicurezza penitenziaria italiana. “Dalle reti ai nuovi organici – ha concluso Delmastro – stiamo costruendo soluzioni concrete. E qui abbiamo dimostrato che funzionano”.
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