giovedì 28 maggio 2026
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Cronaca

Rinnovato il protocollo per la tutela dei beni archeologici sommersi tra Guardia Costiera e Soprintendenza

Luca Marsi ·
Rinnovato il protocollo per la tutela dei beni archeologici sommersi tra Guardia Costiera e Soprintendenza

È stato ufficialmente rinnovato per il triennio 2025–2028 il Protocollo d’intesa per la tutela e la vigilanza dei beni archeologici sommersi tra la Direzione Marittima di Trieste e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia.

La firma è avvenuta nella sede della Direzione Marittima alla presenza del Capitano di Vascello Luciano Del Prete, Direttore Marittimo del Friuli Venezia Giulia, e della dottoressa Valentina Minosi, Soprintendente pro-tempore. L’accordo consolida e rafforza una collaborazione interistituzionale già attiva negli ultimi anni, fondata su obiettivi comuni: la protezione del patrimonio sommerso e il supporto tecnico-operativo alle attività archeologiche sottomarine.

Tecnologie e mezzi al servizio della ricerca archeologica

Grazie al Protocollo, la Guardia Costiera metterà a disposizione della Soprintendenza mezzi, uomini e strumenti ad alta tecnologia, tra cui sistemi mobili di telecamere subacquee, ROV (Remote Operative Vehicle) e Scan Sonar, indispensabili per la ricerca, la localizzazione e il recupero di reperti archeologici sommersi.

Le attività si estenderanno su tutta l’area di giurisdizione della Direzione Marittima di Trieste, fino a 12 miglia dalla costa, coinvolgendo i Compartimenti Marittimi di Trieste e Monfalcone.

Un patrimonio di valore storico e culturale

Come ricordato dalla Soprintendente Minosi, nelle acque del Friuli Venezia Giulia si trovano importanti beni sommersi di epoca romana e post-romana, nonché reperti risalenti ai conflitti mondiali. Si tratta di testimonianze preziose che contribuiscono alla ricostruzione della storia locale e nazionale, e la cui tutela è un dovere di responsabilità istituzionale.

Luciano Del Prete ha evidenziato come il rinnovo del Protocollo rappresenti un ulteriore passo avanti verso una tutela sempre più efficace e condivisa del patrimonio archeologico sommerso, che rientra pienamente tra i compiti istituzionali del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera.

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