Replica social: “Io senza auto e con la fobia del traffico. Ma questo non mi rende meno uomo”

Ha suscitato forti reazioni in rete il post di una giovane triestina, diventato virale nei giorni scorsi, in cui affermava che “un maschio senza auto dopo i 24 anni non è un uomo”. Una frase volutamente provocatoria – come lei stessa ha poi precisato – che ha innescato centinaia di commenti, tra chi si è sentito offeso e chi l'ha difesa con ironia o comprensione. Ma tra le numerose repliche spicca quella del giovane triestino d'adozione ed autore emergente Alex Giuffrida, che ha deciso di riportare il dibattito su un piano completamente diverso.
“Più che di uomini con o senza macchina, parliamo di umanità”, scrive Alex in un post condiviso sui social e diventato a sua volta virale. Una risposta ferma, ma senza insulti né offese, in cui l’autore ribadisce con forza il bisogno di riconsiderare cosa significhi davvero essere uomini — e soprattutto essere esseri umani.
“Io non ho l’auto. E ho la fobia del traffico. Ma non mi sento meno uomo”
Nel suo intervento, Giuffrida confessa di non guidare e di non possedere un’auto, a causa di una vera e propria fobia del traffico. E riflette: “Se questo non fa di me un uomo, allora non voglio essere un uomo”, sottolineando come l’identità maschile non possa ridursi al possesso di un mezzo, ma debba fondarsi su ben altri valori. E infatti rilancia: “Io aspiro ad essere un essere umano di qualità, che privilegia la sostanza alla superficialità”.
Tra le righe, l’autore cita anche Primo Levi, spiegando che il senso del suo intervento è più ampio e profondo: non riguarda semplicemente il rapporto tra maschi e automobili, ma riflette su cosa distingua l’essere uomo dall’essere umano. “Quelli sono argomenti che meritano approfondimento”, aggiunge, spostando il discorso dai toni da social al bisogno di una riflessione più ampia sul significato di rispetto, empatia e responsabilità.
“Parliamo di violenza, non di macchine”
Uno dei passaggi più forti del post riguarda la violenza maschile, tema che Giuffrida ritiene centrale e molto più urgente rispetto al dibattito auto-sì / auto-no: “Bisognerebbe parlare di come gli uomini – magari con più di un’auto – stanno sterminando bambini innocenti”, scrive, con un chiaro riferimento alle guerre in corso.
Il senso è netto: la vera emergenza non è la mascolinità misurata in cavalli motore, ma quella espressa in termini di sopraffazione, dominio, aggressività. “Gli uomini, con o senza auto, dovrebbero imparare a non essere violenti”, conclude Giuffrida, riportando al centro del confronto temi universali e profondi.
Un confronto che invita al rispetto
Nel post non mancano riflessioni anche sul tono dei commenti, che spesso diventano aggressivi e superficiali. “La patente per stare al mondo e portare rispetto alle persone non la rilasciano”, scrive amaramente l’autore, invitando chi commenta a farlo con empatia e maturità.
Il botta e risposta sui social ha quindi preso una piega inaspettata. Da una provocazione sul ruolo dell’auto nella definizione dell’identità maschile, si è arrivati a una riflessione più ampia su violenza, rispetto, comunicazione e valori condivisi.
Un post che – tra le tante urla digitali – ha riportato il dibattito su un piano umano. E oggi più che mai, anche questo è un segnale da non sottovalutare.
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