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Cronaca

Rebek guarda già all’estate 2027: «Porto Vecchio può diventare un polo giovanile potentissimo» (VIDEO)

Luca Marsi·
Rebek guarda già all’estate 2027: «Porto Vecchio può diventare un polo giovanile potentissimo» (VIDEO)

Il futuro della movida triestina potrebbe passare dal Porto Vecchio, trasformato in un grande polo giovanile nel quale sport, aperitivi, musica e intrattenimento convivono nello stesso spazio. È la prospettiva indicata da Stefano Rebek durante la diretta “Feste, eventi e divertimento: estate a 1000!”, condotta da Luca Marsi con Ricky Ottolino e Max De Palma.

Rebek ha promosso l’estate appena trascorsa ma soprattutto ha guardato al 2027, indicando nella capacità di creare nuove esperienze il possibile salto di qualità per Trieste.

«L’estate 2027 sarà veramente l’estate della svolta»

Rebek ha raccontato di avere partecipato e organizzato eventi anche fuori città, citando in particolare l’esperienza di Castello Formentini.

«L’idea era quella di fare una data. È stato un successo tale che forse nella location non eravamo ancora pronti per una cosa così grande», ha raccontato, spiegando che la programmazione per l’estate 2027 è già iniziata.

Ma il ragionamento si è poi spostato direttamente su Trieste.

«Io credo che l’estate 2027 sarà veramente un’estate della svolta», ha affermato, soprattutto nell’ipotesi in cui possa nascere una nuova realtà dedicata al ballo in Porto Vecchio.

Porto Vecchio come nuovo polo dei giovani

La visione illustrata da Rebek mette insieme diversi tasselli.

Con la futura cittadella dello sport, molti giovani potrebbero ritrovarsi nella stessa zona per praticare attività come skate o beach volley e, successivamente, spostarsi verso aperitivi e musica.

«Tu immagina quanti giovani saranno là», ha osservato. «Poi si fanno una doccia, si cambiano, a due passi fanno l’aperitivo, a tre passi vanno a ballare».

La conclusione è netta: «Diventerà un polo giovanile secondo me veramente potente».

Una trasformazione che, secondo Rebek, richiede però una visione complessiva e non una serie di interventi isolati: «Dobbiamo imparare negli eventi a guardare a 360 gradi».

La battaglia sulla mezz’ora in più di musica

Uno dei passaggi più vivaci della serata ha riguardato gli orari.

Rebek ha portato un esempio personale: chi termina di lavorare alle 20, va a cena e conclude intorno alle 22 rischia di arrivare in un locale proprio nel momento in cui la musica viene spenta.

«Arrivo alle 22.30 che lui sta smontando la musica. Non ci vado, vado a casa a dormire», ha spiegato.

Se invece la musica proseguisse fino alle 23, secondo Rebek quella mezz’ora potrebbe generare consumo e lavoro sia per il ristorante sia per il locale dell’aperitivo.

«Con quella mezz’ora tu fai lavorare due attività», ha sottolineato.

Il tema, dunque, non sarebbe soltanto quello del divertimento, ma anche delle ricadute economiche della vita serale della città.

«I ragazzi cercano più stimoli»

Secondo Rebek è cambiato anche il modo stesso di vivere una serata.

Le nuove generazioni, ha sostenuto, sono abituate a ricevere molti stimoli contemporaneamente e difficilmente rimangono per ore nello stesso luogo.

«Io adesso vado là, poi fra un po’ mi sposto, poi mi rimetto da un’altra parte», ha sintetizzato.

Da qui la forza di luoghi capaci di proporre più esperienze contemporaneamente: una zona dove ballare, una dedicata al bar, tavolini per parlare e spazi nei quali semplicemente stare insieme.

«Un aperitivo è diverso perché puoi stare nella parte dove un po’ si balla, puoi andare più verso il bar, puoi stare più verso i tavolini, puoi metterti a chiacchierare».

È questa, nella sua analisi, una delle ragioni per cui i grandi locali tradizionali devono fare i conti con modelli di intrattenimento sempre più fluidi.

Il pubblico cerca prima di tutto l’energia della serata

Anche la crescente segmentazione dei generi musicali viene osservata con una certa distanza da Rebek.

Secondo l’opinionista, a parte nicchie specifiche e appassionati di determinati generi, spesso il pubblico cerca soprattutto un’atmosfera capace di coinvolgerlo.

«Io credo che di base la gente voglia divertirsi», ha spiegato.

E ancora: «L’importante secondo me è creare una situazione che ti genera un’energia piacevole e ti godi la serata».

Una frase che riassume bene il cambiamento descritto durante tutta la trasmissione: meno appartenenza rigida a un locale o a un’etichetta musicale, più ricerca di esperienza, socialità e atmosfera.

Normative e discoteche, l’affondo di Rebek

Il passaggio più duro è arrivato sul tema delle regole e dei costi.

Rebek ha ricordato le numerose spese necessarie per gestire una discoteca o un grande evento nel pieno rispetto delle normative, dalla sicurezza al personale, passando per gli adempimenti necessari.

«Sempre di più i locali non aprono», ha sostenuto, raccontando anche di realtà che avrebbero rinunciato all’attività dopo essersi confrontate con il rinnovo di determinati permessi.

Da qui la richiesta di ripensare il sistema.

«Noi siamo indietro con le carte perché siamo al preistorico. Bisogna evolvere le normative. La movida è cambiata».

Secondo Rebek dovrebbe tornare ad avere centralità il concetto di “discobar”, ovvero un locale capace di unire bar e uno spazio nel quale ascoltare musica e ballare, parallelamente a regole più sostenibili per le discoteche vere e proprie.

«Chi lavora la sera non è di serie B»

Rebek ha infine difeso con forza i professionisti dell’intrattenimento.

«Abbiamo questo format dove il panettiere è un angelo mentre il bartender è un diavolo», ha provocatoriamente osservato.

Il concetto è quello della pari dignità tra chi inizia la giornata molto presto e chi, invece, termina il proprio lavoro nel cuore della notte.

«Ci vuole rispetto per entrambi i lavori e mi sono stufato di continuare a leggere che chi lavora la sera sembra un lavoro di serie B».

Un messaggio che chiude idealmente il confronto sull’estate triestina: dietro musica, aperitivi, locali e feste c’è un settore economico composto da lavoratori, organizzatori e imprese, con opportunità ma anche responsabilità e costi spesso invisibili a chi vive soltanto il lato pubblico della serata.

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