"Vacanze per Sanremo?" Un triestino chiede il sacrosanto diritto di riposare davanti al Festival
Siamo nel 2025. Le auto si parcheggiano da sole, i robot fanno le pulizie, l’intelligenza artificiale (quella vera, non quella che scrive articoli) decide persino le playlist. Eppure, c’è ancora una grande ingiustizia sociale che nessuno osa affrontare: non esistono le vacanze per la Settimana Santa di Sanremo.
Un triestino, stanco di dover conciliare il sacro rito del Festival con la profana realtà del lavoro quotidiano, ha lanciato una provocazione che ha già fatto discutere bar, uffici e gruppi WhatsApp: “Vogliamo le ferie per Sanremo! È un diritto, non un lusso.”
Il Festival è più di un evento, è una missione (quasi religiosa)
Pensiamoci: cinque serate di musica, polemiche, abiti discutibili, meme pronti a esplodere e performance che meritano la massima concentrazione. E noi? Costretti a guardarlo con un occhio solo, l’altro già preoccupato per la sveglia del giorno dopo. È disumano.
Chi può davvero godersi l’apertura delle buste o i monologhi esistenziali alle 23:47, sapendo che la mattina successiva ci sarà una riunione con il capo? Dovrebbe essere considerato un rischio per la salute mentale.
La proposta (serissima) del triestino: "Settimana Santa di Sanremo"
Il nostro concittadino suggerisce una soluzione semplice e rivoluzionaria: istituzionalizzare la Settimana Santa di Sanremo.
Un periodo di ferie riconosciuto, in cui l’Italia intera possa dedicarsi anima e corpo al Festival, senza il peso della routine lavorativa.
Del resto, se fermiamo tutto per le festività religiose, perché non per quella laica più sentita del Paese?
Utopia o visione futuristica?
Mentre c’è chi ride e chi minimizza, l’idea ha già trovato sostenitori tra i fan sfegatati di Amadeus & Co. Magari non accadrà domani, ma chissà… le rivoluzioni iniziano sempre con una domanda scomoda. E questa, ammettiamolo, lo è:
perché non abbiamo ancora le ferie per Sanremo?
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