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Cronaca

Protocollo tra Fondazione CRTrieste e UDEPE per progetti per soggetti sottoposti alle “misure di comunità”

Luca Marsi ·
È stato presentato questa mattina durante una conferenza stampa il protocollo d’intesa siglato nei giorni scorsi tra la Fondazione CRTrieste e l’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna di Trieste e Gorizia volto all’attivazione di progetti finalizzati alla risocializzazione e inclusione di soggetti sottoposti alle “misure di comunità”. 
 
 
 
L’area penale esterna comprende le misure alternative alla detenzione, la messa alla prova degli imputati e le nuove sanzioni sostitutive di pene detentive brevi introdotte dalla recente riforma del diritto e del processo penale. 
 
Erano presenti: il prof. Francesco Peroni, componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione CRTrieste, il dott. Graziano Pujia, Direttore dell’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna di Trieste e Gorizia, dott.ssa Astrid Rescio, Viceprefetto Aggiunto di Trieste, dott. Arturo Picciotto – delegato del Presidente del Tribunale di Trieste, dott.ssa Rita Bergamo, Responsabile Area Misure e Sanzioni di Comunità - UDEPE di Trieste, Marco Tortul, Presidente dell’Associazione “Oltre quella sedia” e Alessandro Darvini, Cooperativa sociale DuemilaUno – Responsabile della Sezione B dedicata agli inserimenti lavorativi. 
 
 
 
 
 
UDEPE
 
L’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna di Trieste e Gorizia – articolazione periferica del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia – si occupa della gestione delle misure penali che vengono eseguite all’esterno della struttura carceraria, cosiddette “misure di comunità” quali misure alternative o sostitutive al carcere (rivolte ad adulti condannati) e “la messa alla prova”, misura rivolta a imputati che chiedono la sospensione del procedimento penale. Condizione necessaria per essere ammessi a tali misure è l’adesione ad un programma concordato con l’UEPE, che prevede tra i vari impegni, azioni riparatorie e risarcitorie nei confronti delle vittime e della comunità e in molti casi obbligatoriamente il lavoro di pubblica utilità.   
 
 
 
IL PROGETTO
 
 
 
La situazione sul territorio nazionale 
 
L’evoluzione della normativa ha incentivato negli anni l’area penale esterna non solo in risposta ai problemi di sovraffollamento carcerario, ma soprattutto in considerazione della bassa recidiva dei soggetti che scontano la pena esternamente al carcere.
 
 
 
Affinché le misure di comunità siano efficaci è fondamentale che le persone seguano dei programmi individualizzati, che permettano il riconoscimento delle proprie responsabilità e del danno arrecato alle vittime e alla comunità di appartenenza e che comportino l’assunzione di impegni concreti di risarcimento e “riparazione”.
 
 
 
Gli UDEPE, per definire e curare l’esecuzione di tali programmi, coinvolgono la comunità in tutte le sue espressioni, associative e istituzionali, e promuovono il paradigma innovativo della “giustizia riparativa”, recentemente sancito dalla Riforma Cartabia.
 
 
 
In Italia sono circa 121.300 le persone a carico degli uffici di esecuzione penale esterna, di cui oltre 1.000 in carico all’UDEPE locale. Molte sono gli enti e le associazioni di volontariato e senza scopo di lucro che collaborano con l’UDEPE di Trieste e Gorizia sia rendendosi disponibili ad accogliere imputati e condannati che devono svolgere Lavori di Pubblica Utilità sia realizzando progetti volti alla risocializzazione e inclusione di soggetti sottoposti a “misure di comunità”.
 
 
 
Gli enti del Terzo Settore, infatti, sono animati da valori di solidarietà e caratterizzato da una professionalità che cresce e stimola risorse a tutti i livelli. I percorsi di inclusione previsti nelle misure alternative alla detenzione, coinvolgendo il terzo settore, favoriscono una modalità di partecipazione sociale che modifica i comportamenti in atto e che, soprattutto, ha efficacia preventiva nei contesti a rischio, riducendo sensibilmente la recidiva.
 
 
 
La situazione a Trieste 
 
Attualmente, a Trieste circa 450 persone sono in carico all’UEPE per la sospensione del procedimento penale con “messa alla prova” e svolgono Lavori di Pubblica Utilità presso i 215 posti messi a disposizione da circa 40 enti del privato sociale convenzionati con il Tribunale di Trieste. Tali enti e associazioni di volontariato e senza scopo di lucro, sostengono delle spese (assicurative, per la formazione sulla sicurezza, per l’acquisto di attrezzature) che stanno diventando però sempre più onerose. 
 
 
 
L’UDEPE, in collaborazione con la presidenza del Tribunale di Trieste, si è rivolto quindi alla Fondazione, che ha tra le proprie finalità istituzionali la promozione dello sviluppo economico, culturale, scientifico e sociale di Trieste e del territorio di riferimento, per supportare in parte i costi a carico degli enti del terzo settore convenzionati. 
 
 
 
La richiesta è stata accolta prontamente, siglando un protocollo di intesa con UDEPE, così da agevolare al massimo enti ed associazioni in un percorso che ricopre rilevante importanza per il benessere del territorio e della comunità.
 
 
 
Il professor Francesco Peroni, componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione CRTrieste, che ha ospitato la conferenza stampa ha dichiarato: “tra le missioni istituzionali della Fondazione CRTrieste quella attinente alla dimensione del sociale è probabilmente tra le più complesse e, insieme, tra le più sfidanti. Il protocollo siglato con l’UDEPE, che oggi viene presentato, si colloca nell’orbita di quegli interventi erogativi che, al di là dell’importo, ambiscono a una dimensione sistemica. Nel caso di specie, si tratta infatti di sostenere la variegata realtà degli enti del terzo settore, impegnati nell’accoglienza di imputati e condannati, destinatari delle cosiddette misure di comunità: strumenti variamente alternativi al carcere, accomunati da finalità di deflazione penitenziaria e di risocializzazione, coerenti con il dettato costituzionale”.

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