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Cronaca

Studenti in piazza Sant’Antonio: richiesta di una scuola transfemminista e accessibile

Luca Marsi·
Studenti in piazza Sant’Antonio: richiesta di una scuola transfemminista e accessibile

Nel pomeriggio di venerdì 14 novembre, in occasione dello sciopero studentesco nazionale, alcune decine di studenti si sono riunite in piazza Sant’Antonio per il presidio promosso dalla Rete degli studenti Medi e dall’Unione degli Universitari di Trieste, realtà che hanno aderito alla campagna “Non fermerete il vento”.

L’iniziativa si è svolta a partire dalle 13.30, nel luogo e negli orari annunciati nei giorni precedenti.

Le motivazioni della protesta, come dichiarate dagli studenti

Durante il presidio sono state ribadite le motivazioni già espresse dalle due organizzazioni studentesche:

«Ci siamo incontrati in piazza per manifestare il nostro dissenso nei confronti dell’agenda politica intrapresa dal governo Meloni. È per noi l’occasione, in quanto studentesse e studenti, di far sentire la nostra voce e portare quella che è la nostra idea di scuola e Università».

Gli studenti hanno richiamato l’attenzione sulla necessità che i luoghi della formazione siano realmente accessibili e capaci di formare cittadini consapevoli.

I temi al centro del presidio

Durante la manifestazione sono stati ricordati i punti ritenuti fondamentali dalle due sigle:

tutela del diritto allo studio

richiesta di un’edilizia scolastica adeguata

trasporti pubblici efficienti e gratuiti per chi studia

un’istruzione transfemminista e accessibile

la possibilità che nelle scuole si parli anche di ciò che accade nel mondo, dai conflitti in corso alla situazione del popolo palestinese

Le critiche agli interventi del Governo su scuola e università

Sono state ribadite anche le posizioni già espresse dagli studenti riguardo ai recenti provvedimenti emanati dal Ministero dell’Istruzione e da quello dell’Università:

«Le scelte dell’attuale Governo non vanno realmente incontro alle esigenze della popolazione studentesca. Con i decreti emanati da Valditara e Bernini è evidente il tentativo di rendere scuola ed Università sempre più autoritarie e repressive».

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