Trieste, 28 aprile 2023 – Trieste, un porto sempre più al centro di un sistema che cresce non solo in termini di traffico e valori economici, ma anche quanto alla struttura societaria e organizzativa con annessi posti di lavoro.
“La nostra visione muove dal ruolo da protagonista assunto dall’ente pubblico, che definisce ed esegue una strategia di sviluppo economico del sistema sia internamente al porto che esternamente” rimarca il presidente dei porti di Trieste e Monfalcone, Zeno D’Agostino. “La scelta di protagonismo del pubblico porta un vantaggio sia al porto, con i propri operatori privati italiani ed internazionali, che ai bilanci dell’Autorità e delle sue società partecipate e così anche sull’occupazione”.
I numeri indicano chiaramente la strada percorsa dal 2015 al 2022: in quest’arco di tempo, il valore della produzione dell’Authority che governa gli scali di Trieste e Monfalcone è passato da 41,3 milioni a 58,3 milioni. In pari tempo, la patrimonializzazione dell’ente è cresciuta da 64,2 milioni a 160 milioni: cifre che sintetizzano l’arricchimento del patrimonio, che ha contemplato grandi operazioni come, tra le altre, l’inclusione dell’Azienda Speciale del porto di Monfalcone con le sue aree, l’acquisto dei terreni della zona delle Noghere a Trieste e cospicui investimenti soprattutto di natura tecnologica.
Ma i dati sopra esposti rappresentano solo una parte del sistema, in cui rientra un gruppo di aziende tutte tra loro interconnesse e funzionali alla massima efficienza complessiva. L’Authority ha oggi in portafoglio il 100% di due società e partecipazioni rilevanti in altre cinque, ognuna con una diversa focalizzazione.
La riuscita di questa strategia è testimoniata dal fatturato totale del gruppo, in costante crescita, così come lo sono i numeri fatti registrare dalle singole società. E così, dai servizi di multiutility (PTS 100%), alla gestione dei traffici intermodali (Alpe Adria 33,3%), alla manovra e trazione ferroviaria nelle aree del network portuale (Adriafer 100%), alla logistica (Interporto di Trieste 20%) alle crociere (Trieste Terminal Passeggeri 40%), all’organizzazione del lavoro in banchina (Alpt 35%), tanti sono i versanti sui quali l’Autorità di Sistema ha impegnato risorse e innescato sviluppo di lungo periodo. Uno fra tutti: aver creduto e investito in Alpe Adria e Adriafer ha permesso di rendere più economici, rapidi ed efficienti i servizi ferroviari, tanto da poter raggiungere il dato record di oltre 11.000 treni operati dagli scali di Trieste e Monfalcone lo scorso anno. Senza tale garanzia di efficienza, non sarebbero poi sopravvenute - per esempio - le partnership con l’interporto di Duisburg o con il porto di Amburgo. Non si sarebbero fondate le condizioni per una relazione duratura e stabile con alcune delle maggiori industrie manifatturiere italiane.
Non va peraltro nemmeno sottaciuto che, tra i fattori di attrattività per gli investitori, stranieri e italiani, ora vi è un unico interlocutore e non una molteplicità di soggetti burocratici: ne deriva maggiore snellezza, trasparenza, certezza sulle procedure e sui tempi.
Vanno in questa direzione di sviluppo anche attività apparentemente disallineate rispetto al focus tipico di una Autorità Portuale. Ma sono invece aspetti peculiari della storia e del presente dello scalo di Trieste: per esempio l’Authority ha deciso di valorizzare la zona franca storicamente esistente nel comprensorio giuliano, che rappresenta un fattore di straordinaria attrattività per insediamenti produttivi. Così allo stesso modo che all’Authority faccia capo il 52% di Coselag, che gestisce i terreni della zona industriale, dipende da una visione di politica economica che unisce porto, logistica e manifattura.
Il senso del “gruppo” emerge anche dai numeri.
I dati aggregati delle società partecipate, assumendo sempre il periodo compreso fra 2015 e 2022, vedono l’utile netto totale salire da 1,6 milioni a 5,5 milioni, mentre il valore della produzione è balzato da 52 a 156 milioni. Nello stesso arco temporale, l’occupazione nelle partecipate è passata dai 93 dipendenti del 2015 ai 530 del 2022 e nella stessa Autorità da 67 a 124. A questi si aggiungono i dati del lavoro in banchina nei due porti: nel 2015 nello scalo giuliano i lavoratori erano 1.109, nel 2018 includendo anche Monfalcone sono passati a 1.462, mentre nel 2022 sono diventati 1.641. Ecco dunque che, sommando le cifre relative all’occupazione, rileviamo che nell’anno appena concluso il “sistema Trieste-Monfalcone” ha generato più di 2.000 posti di lavoro complessivi diretti. Sul piano qualitativo, occorre pure evidenziare come sia stato promosso un forte processo di stabilizzazione, garantendo contratti di lavoro non più precari, grazie all’istituzione dell’Agenzia del Lavoro Portuale.
“Un porto - conclude il presidente D’Agostino - non consiste solo in banchine e magazzini, che ovviamente costituiscono l’infrastruttura fondamentale, ma anche nel complesso dei servizi e delle tecnologie e delle competenze che consentono di esprimere il ruolo di hub implicito in un porto moderno. La regia che abbiamo sviluppato, con il sostegno e il contributo fondamentale delle istituzioni di riferimento nazionali e regionali, riverbera una governance snella, capace di garantire processi rapidi e trasparenti a investitori privati di scala internazionale che vedono Trieste ed il nostro sistema portuale come il luogo ideale per il proprio business”.
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