OGS, ghiacciai artici: dallo studio i misteriosi microrganismi che sfidano il cambiamento climatico
Quali forme di vita microscopiche si nascondono tra i ghiacci eterni dell’Artico? E come riescono a sopravvivere quando, trasportate dalla fusione dei ghiacci, arrivano fino all’oceano sempre più caldo e salato? A queste domande cerca risposta un team di ricerca italiano protagonista di una missione scientifica tra le gelide distese delle isole Svalbard, a pochi chilometri dal Polo Nord.
Tra neve e ghiaccio alla Baia del Re
Un gruppo di scienziati e scienziate dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e della Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN) ha appena concluso una missione scientifica a Ny-Ålesund, nell’insediamento di ricerca più a nord del mondo. Qui, a 79°N di latitudine, presso la Baia del Re (Kongsfjorden), il team ha operato per settimane in condizioni estreme, con temperature comprese tra i -20 e i -10 gradi.
Grazie al supporto della Stazione Dirigibile Italia del CNR - Istituto di Scienze Polari e alla collaborazione con il Norwegian Polar Institute, sono stati raccolti campioni di acqua marina, neve e ghiaccio in più punti. I ghiacciai interessati sono tra quelli che si riversano direttamente in mare, consentendo di seguire il possibile percorso dei microrganismi dalla calotta glaciale fino alle acque artiche.
Una ricerca strategica per comprendere l’“Atlantificazione”
L’indagine si inserisce nel contesto dei cambiamenti globali dell’oceano Artico, oggi influenzato da un fenomeno noto come Atlantificazione: un progressivo riscaldamento e aumento della salinità dovuto all’infiltrazione delle acque atlantiche verso nord. Questo processo modifica profondamente l’ecosistema marino artico, rendendolo meno stabile e più vulnerabile.
I microrganismi liberati dalla fusione dei ghiacci possono arrivare fino all’oceano e, se riescono a sopravvivere, interagire con la rete trofica e i cicli biogeochimici, influenzando l’intero equilibrio del bacino artico.
Analisi nei laboratori italiani: il futuro dell’Artico passa da qui
I campioni raccolti saranno trasportati in Italia nei prossimi mesi, dove verranno sottoposti ad analisi fisiche e microbiologiche avanzate. Lo scopo è scoprire non solo la natura dei microrganismi, ma anche come si adattano, evolvono o sopravvivono nel passaggio da un ambiente glaciale a uno marino sempre più modificato dal cambiamento climatico.
Progetti internazionali e sostegno europeo
La ricerca si avvale del supporto economico e logistico dei programmi internazionali SIOS – Svalbard Integrated Arctic Earth Observing System (con il progetto HIBERNATE) e del Research Council of Norway (progetto HybernARCTIC). Un impegno condiviso per monitorare l’Artico, un territorio chiave per l’intero pianeta.
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