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Cronaca

Il triestino Nicholas: “A Trieste ci sono progressi, ma sui percorsi trans restano limiti e tempi lunghi” (VIDEO)

Luca Marsi ·
Il triestino Nicholas: “A Trieste ci sono progressi, ma sui percorsi trans restano limiti e tempi lunghi” (VIDEO)

Nel corso della diretta dedicata alla giornata della visibilità transgender, Nicholas Rebessi, consigliere di Euphoria Trans FVG, ha descritto la situazione di Trieste con un equilibrio che tiene insieme progressi e criticità. Alla domanda se oggi essere trans in città sia davvero più semplice, Rebessi ha risposto che lo è “sicuramente rispetto al passato”, perché ci sono più informazioni e si è creata più rete. Allo stesso tempo, però, ha precisato che esistono ancora “tanti limiti” e che bisogna lavorare ulteriormente.

La sua lettura del contesto triestino non è quindi né completamente negativa né rassicurante. Rebessi ha spiegato che la città si sta muovendo, ma che resta ancora molto da migliorare, in particolare sotto il profilo burocratico e sanitario. È in questo spazio intermedio che si colloca la sua testimonianza: quella di chi riconosce un cambiamento, ma non lo considera sufficiente.

L’esperienza personale tra percezione positiva e criticità diffuse

Parlando del clima cittadino, Nicholas Rebessi ha detto di avere personalmente un’esperienza positiva, ma ha subito precisato che non tutte le persone possono dire lo stesso. Per questo ha descritto la situazione come un “50 e 50”, segnalando che accanto a vissuti più sereni esistono anche storie meno favorevoli.

Questo passaggio restituisce bene l’idea di una realtà non uniforme, in cui l’accoglienza può variare sensibilmente da persona a persona. Anche su questo piano, la sua testimonianza evita semplificazioni e sottolinea come la visibilità transgender non produca automaticamente un’esperienza condivisa e identica per tutti.

La difficoltà più grande: iniziare il percorso

Uno dei momenti più concreti dell’intervento di Rebessi riguarda la sua esperienza personale nel percorso. Alla domanda sulla difficoltà più grande, ha indicato “la partenza”. Ha spiegato che, in presenza di poca rete e poche informazioni, ha impiegato tempo a trovare lo psicologo giusto, cioè la figura in grado di rilasciare la certificazione necessaria. È proprio in quella fase, ha raccontato, che ha conosciuto Euphoria Trans, realtà con cui oggi collabora e che lo ha aiutato ad avviare il suo percorso.

Il racconto mette al centro un punto preciso: senza informazioni accessibili e riferimenti chiari, anche il primo passo può diventare un ostacolo. In questo senso, la funzione delle associazioni non appare accessoria, ma decisiva per orientare chi si trova in una fase iniziale e non sa a chi rivolgersi.

Il peso della rettifica anagrafica e i tempi della burocrazia

Se l’inizio è stato complicato, Rebessi ha indicato come ostacolo più lungo e stressante la parte della rettifica anagrafica. Ha parlato esplicitamente di “tempi lunghi” per la rettifica dei documenti, sottolineando quanto la dimensione amministrativa incida sul percorso complessivo.

Nel corso della trasmissione ha raccontato anche un episodio concreto che rende bene l’idea delle criticità burocratiche: il primo giudice a cui era stata affidata la sua pratica era andato in pensione, circostanza di cui ci si è accorti solo successivamente, provocando un nuovo rinvio dell’udienza. Rebessi ha spiegato di essere ancora in attesa. Il suo racconto non attribuisce intenzionalità discriminatoria all’episodio, ma evidenzia quanto il peso delle procedure possa tradursi in ulteriore stress e in tempi di attesa che si allungano.

Visibilità, esposizione e rischio di discriminazione

Nicholas Rebessi ha affrontato anche il significato della visibilità per chi ricopre ruoli associativi e pubblici. Alla domanda se la visibilità aiuti o esponga di più chi è trans, ha risposto che vale “un po’ entrambe le cose”. Da un lato, ha spiegato, il fatto di esporsi aiuta a normalizzare questa realtà. Dall’altro, l’esposizione pubblica può aumentare il rischio di critiche e discriminazioni.

Nel suo intervento ha collegato questo aspetto anche a un episodio personale recente. Ha raccontato che, dopo essersi esposto politicamente, una persona che lo conosceva da anni ha utilizzato il suo vecchio nome anagrafico con l’intento di fargli un dispetto. Pur precisando che si è trattato della prima volta e che fortunatamente non è una situazione che vive abitualmente, Rebessi ha indicato questo episodio come un esempio concreto del tipo di comportamento che può ancora verificarsi.

Il ruolo di Euphoria Trans FVG tra ascolto e accompagnamento

Nel corso dell’incontro, Nicholas Rebessi ha illustrato anche il lavoro svolto da Euphoria Trans FVG. Ha spiegato che l’associazione si occupa principalmente di fare rete e informazione rispetto all’inizio e all’accesso ai percorsi. Quando necessario, ha aggiunto, si rende disponibile anche per accompagnamenti allo psicologo o per un supporto pratico nella presa di appuntamenti in ambito sanitario. L’associazione, ha detto, è sempre disponibile all’ascolto.

Rebessi ha inoltre ricordato che attualmente Euphoria è ospitata presso la Casa delle Donne in via Pisoni  mentre lo sportello è ospitato da Arcigay in Viale Terza Armata, Ha spiegato anche di organizzare ogni terzo giovedì del mese un aperitivo che sta contribuendo a far conoscere il gruppo e ad attirare nuove persone. Per contatti tramite le pagine social di Euphoria Trans FVG o info@euphoriatransfvg.it

Creare un clima familiare e meno solitudine

Tra i passaggi più significativi del suo intervento c’è il riferimento alla solitudine. Rebessi ha osservato che tante persone, a volte, sono sole, mentre quando si creano occasioni di incontro iniziano a formarsi gruppi e le persone tendono a esporsi di più. Per questo ha indicato come obiettivo centrale quello di costruire “un clima familiare”.

È probabilmente questo il punto che meglio riassume il suo approccio: non soltanto informazione tecnica o accompagnamento burocratico, ma anche costruzione di uno spazio relazionale in cui sentirsi meno isolati. Nel racconto di Nicholas Rebessi, la visibilità transgender non coincide solo con l’esposizione pubblica, ma anche con la possibilità concreta di trovare ascolto, rete e riconoscimento.

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